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Avezzano e l’isola che non c’è

Sulla questione dell’isola pedonale di Avezzano siamo davvero alle comiche finali. Nessuna seria progettualità viene espressa da parte dell’Amministrazione Di Pangrazio, nessuna idea di città futura viene dibattuta. Si naviga a vista, a colpi di comunicati stampa, su temi importanti che avrebbero meritato un ben più ampio dibattito e respiro. Avrebbero meritato, perché il sindaco si ricorda stranamente di affrontare il tema qualificante dell’isola pedonale alla fine del suo mandato, inviando gli assessori allo sbaraglio e trincerati dietro la misera scusa che questa limitata pedonalizzazione si deve fare perché la impone il Tar. Le solite giravolte, le solite promesse mancate alle quali, ahimé, il sindaco “supertecnico” ci ha abituati in questi anni di gestione della cosa pubblica. La tattica del sindaco è sempre la stessa, sui temi scottanti che dividono l’opinione pubblica: far passare la nottata senza esporsi e possibilmente senza assumere nessuna decisione, confondere le acque con mille comunicati stampa che dicono tutto ed il contrario, accontentare tutti e non scontentare nessuno.

Eppure qualcuno, a partire dai giornalisti dalla corta memoria, dovrebbe ricordare le solenni promesse fatte alla Città, poi approvate dal Consiglio comunale nel settembre 2012, e poi prontamente dimenticate come buona parte del programma di mandato di questa amministrazione, ridotto a carta straccia dalle continue piroette del sindaco “supertecnico”. “Nella nostra visione il centro Città – si legge nel Programma – va riqualificato attraverso un deciso miglioramento delle dotazioni strutturali in modo che sia compatibile l’area pedonale con il commercio e la presenza di uffici e servizi istituzionali quali scuole, tribunale e uffici collaterali, centri culturali”. Ed ancora: “la revisione del Piano Generale del Traffico Urbano sarà effettuata coinvolgendo l’ampio articolato sociale della città con una costante condivisione con la cittadinanza. Il Piano Traffico, pertanto, va sempre inquadrato nelle cornici strategiche fissate dal Piano Urbano della Mobilità che fornisce all’Amministrazione uno strumento di coordinamento delle azioni settoriali in un più ampio quadro di strategie, di obiettivi e di priorità che investono non solo l’assetto della mobilità, ma necessariamente anche il governo della Città ed il suo sviluppo”. E così via cantando.

In sintesi, nel Programma del sindaco la questione dell’area pedonale viene correttamente legata a tre essenziali premesse: la progettazione urbanistica di Avezzano futura, la riqualificazione del centro storico ed il correlato piano del traffico. Promesse che, ancora una volta, sono restate lettera morta. Sull’isola pedonale si procede senza alcuna vision della Città futura, sul traffico poi non ne parliamo, dominano improvvisazione e dichiarazionispot. Un vero disastro. L’amministrazione contraddittoria e confusionaria dei dipangrazios è scesa come una nebbia opaca sulla città di Avezzano, una città emarginata ed ormai cenerentola nel contesto della politica regionale e nazionale. L’isola pedonale che non c’è, e che anche ci sarà, farà ridere i polli per come viene prospettata, è solo l’ultima della lunga serie di promesse non mantenute dal sindaco e dal fratello Peppe (vogliamo parlare dell’apertura dell’interporto, dell’accademia di cucina e della farsa del Progetto Marsica?…lasciamo perdere, l’elenco è troppo lungo).

Prima che il Sindaco faccia altre rutilanti promesse, fatte apposta per confezionare il comunicato stampa quotidiano, qualcuno degli “yes man” che lo circondano dovrebbe ricordargli che le promesse sono cosa normale in politica, ma si devono coniugare con la fattibilità concreta, con le disponibilità finanziarie e con la chiara definizione del percorso amministrativo che porta la promessa ad essere onorata. Altrimenti non si chiama “promessa”, si chiama più propriamente “bugia”. Non dire bugie, quando si amministra una Città, è una questione di rispetto nei confronti dei cittadini, e di rispetto del ruolo di sindaco che si ricopre solo temporaneamente. E su questo con Di Pangrazio proprio non ci siamo. Le troppe e insistite e reiterate promesse, freneticamente gridate su tutti i giornali, e poi non onorate, ed inoltre la sequenza di atti amministrativi non coerenti al programma votato dagli elettori, non sono certamente un bel segnale.