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Sisma: Cassazione, crollo Convitto, dirigenti inerti colpevoli per non averlo chiuso

Sono rimasti “inerti” di fronte alla gravità dello sciame sismico che colpiva L’Aquila già da mesi, e che era particolarmente insistente la notte del crollo del Convitto nazionale – tre ragazzini morti e due feriti, il sei aprile 2009 – mentre i due imputati, entrambe con posizione di garanzia, avrebbero dovuto dichiarare da tempo l’inagibilità della scuola la cui instabilità era nota. O, almeno quella notte, organizzare l’evacuazione degli studenti. Per queste ragioni la Cassazione – sentenza 2536 depositata oggi e relativa all’udienza del 23 ottobre – ha confermato le condanne per omicidio colposo e lesioni per Livio Bearzi, ex rettore del Convitto, e Vincenzo Mazzotta, allora dirigente provinciale responsabile dell’edilizia scolastica. “La situazione di allarme sismico era talmente conclamata che il sindaco di L’Aquila aveva disposto la chiusura di tutte le scuole del centro storico”, scrive il verdetto. Se Mazzotta avesse fatto la valutazione di pericolosità, “non sarebbe mancata una analoga ordinanza di inagibilità che avrebbe salvato gli allievi del convitto”.