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Ricostruzione: impresa edile aquilana a lavoro tra L’Aquila e Modena

Due terremoti e due ricostruzioni.

Si tracciano più differenze che analogie tra il post sisma dell’Aquila e quello dei comuni dell’Emilia Romagna colpiti nel maggio 2012.

Parliamo di ricostruzione, di burocrazia, di moduli abitativi provvisori, di esodo della popolazione.

Il Capoluogo.it intervista il titolare di Demoter Costruzioni, un’impresa edile aquilana che nel 2013  con molte difficoltà e tanta forza di volontà accettava di provare la sfida della ricostruzione

in provincia di Modena e Ferrara.

Questi sono giorni intensi  di lavoro a San Possidonio, un comune che supera di poco le 3 500 anime in provincia di Modena. A dieci chilometri da Mirandola è uno dei luoghi più segnati dalle scosse del terremoto emiliano.

«La situazione è meno caotica rispetto all’Aquila: ci sono meno imprese, più organizzazione a livello istituzionale, burocrazia più rapida. Tutto  -sottolinea il titolare della Demoter – anche grazie a danni minori e a case isolate».

RICOSTRUZIONE 4Perché un’impresa edile dell’Aquila, città che ospita il cantiere più grande d’Europa, decide di partire e affrontare un altro terremoto?

«Appena è partita la ricostruzione mi è stato proposto di lavorare in questi comuni emiliani e io ho accettato. Abbiamo cominciato con la ricostruzione di abitazioni private. Dal 2013 a oggi io e la mia squadra abbiamo lavorato su 7 cantieri: tre  conclusi e quattro in procinto di riconsegna».

«Negli anni passati con tutto il caos che c’era all’Aquila, dove tutt’oggi lavoro, mi sono spostato a nord. Ho trovato un’altra situazione, un altro terremoto e anche un’altra mentalità. All’inizio è stata dura. Dal contatto con i fornitori, all’organizzazione dei cantieri fino a oggi che abbiamo un’unità locale al completo fatta di uffici, depositi, stoccaggio materiali, alloggi».

«Il centro della città (San Possidonio- Mirandola) è pieno di cantieri. La fortuna è che non è stato distrutto interamente dal terremoto quindi i residenti non hanno mai provato l’alienazione degli aquilani, cittadini di una città che non c’è. Questo ha avuto effetti differenti anche sull’esodo della popolazione: qui la gente resta».

RICOSTRUZIONE 3Il destino dei Map: si procede allo smantellamento da concludere entro il 2016

Si procede con una tabella di marcia differente dall’Aquila e l’impatto visivo che provoca lo smontaggio dei moduli abitativi provvisori è quello di una grande vittoria.

«Un map smontato e messo via è una famiglia che torna a casa». E’ stata fatta questa scelta dall’amministrazione che si pone l’obiettivo di eliminarli entro il 2016.

«Qui ci sono altre aziende aquilane, così come altre imprese emiliane operano nella ricostruzione dell’Aquila. C’è stato uno scambio dovuto anche alla possibilità delle imprese più piccole  di trovare lavoro diretto e non sempre in subappalto».

RICOSTRUZIONE EMILIA 2Case e lavoro

«La differenza di mentalità è evidente soprattutto negli obiettivi della ricostruzione. Qui la gran percentuale della popolazione ha un’impresa agricola e spera in una veloce ripartenza dell’attività. Prima il lavoro, dopo le case.

Poi c’è da dire che nonostante la crisi l’approvazione dei progetti dei restauri non si è fermata, probabilmente sono stati spesi anche meno soldi per la messa in sicurezza e investito meno denaro nei puntellamenti».