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La nascita di un figlio: un percorso verso la genitorialità

Avere un figlio è un avvenimento naturale e il processo che conduce alla genitorialità non costituisce soltanto un fenomeno biologico, ma un intero percorso individuale con radici culturali e psicologiche. Nascere come madre o come padre rappresenta per gli individui l’inizio di un viaggio, vitale e complesso, che porta alla trasformazione dell’identità dei soggetti che ne sono coinvolti.
Insieme al neonato nascono anche due genitori o meglio “presunti tali”,  nel senso che l’essere genitori è un “work in progress”, lo si diventa cioè piano piano, a piccoli passi, tra difficoltà, errori, successi, soddisfazione e frustrazioni.
Quando si scopre di aspettare un bambino inizia quel complesso e delicato processo che conduce una coppia a diventare una coppia genitoriale. La nascita di un figlio è una delle fasi principali del ciclo della vita di un individuo e rappresenta un evento critico che porta la famiglia a riorganizzarsi al suo interno per favorire il cambiamento. Le crisi che accompagnano questi passaggi evolutivi sono sane e positive nella misura in cui favoriscono la crescita psicologica e sociale degli individui, negative se la famiglia non riesce a riorganizzarsi e trovare un nuovo equilibrio al suo interno.
Il periodo successivo al parto è un momento di profonda fragilità emotiva per la neo-mamma che la porta a richiedere continuamente aiuto e conforto, rassicurazioni e pareri, talvolta anche in maniera ossessiva.
Il rientro a casa dall’ospedale è un momento davvero delicato per la coppia, è una tappa significativa della transazione alla genitorialità, perché rappresenta il passaggio da coppia a famiglia. Si rientra in una casa, quella coniugale, nella quale fino a quel momento si era vissuto in due ed ora tutto deve essere ristrutturato in funzione della triade.
I ritmi familiari e le abitudini sono tutte modificate e riadattate in funzione del bambino.
La sensazione spesso avvertita da entrambi i partner è la mancanza di punti di riferimento, di coordinate, di inesperienza, di smarrimento. Questa fase del post-partum è un periodo estremamente difficile soprattutto per la mamma. Subentrano malinconia e tristezza, essenzialmente per ragioni sia psicologiche che biologiche e talvolta la preoccupazione di non sapere esattamente come agire nei confronti del piccolo determinano una sorta di insicurezza che può incrementare ancora di più il sentimento di inadeguatezza.
La discrepanza tra le aspettative del diventare genitore e ciò che si verifica poi nella realtà quotidiana può essere causa di destabilizzazione e profonde incomprensioni per la coppia.
Anche il papà va incontro ad una serie di cambiamenti e difficoltà e anche lui può aver bisogno di essere sostenuto in questo momento di ridefinizione di sé, con tutte le paure che lo accompagnano: paura del cambiamento, della responsabilità, gelosie nei confronti della compagna, l’assunzione di un nuovo ruolo che lo porta a lasciarsi alle spalle la leggerezza della giovane età.

Una volta tornati a casa, che succede alla coppia?

Necessariamente c’è bisogno di una ridefinizione della relazione tra i partner, non sono più solo compagni ora sono anche genitori.
Proprio i primi mesi da genitori sono percepiti come il più grosso scoglio per la relazione.
Solo una minoranza riesce a conciliare il ruolo di padre e di madre senza in questo trascurare il ruolo di partner. E’ per questo che i primi mesi di vita del bambino i neo genitori hanno la sensazione che la loro vicinanza vada dissolvendosi: intimità, affettuosità, comprensione reciproca vengono meno e prende il sopravvento la cura del piccolo. Molti genitori arrivano alla falsa conclusione che il relegare in secondo piano temporaneamente la relazione di coppia in favore delle cure genitoriali sia un bene per il neonato perché così a lui può andare tutta l’attenzione che altrimenti verrebbe data al partner.
In realtà accade l’esatto contrario, ovvero il reale benessere del bambino si sposa con l’armonia di una coppia genitoriale in grado di scambiarsi affettuosità e attenzioni, ritagliandosi i propri momenti e i propri spazi. Un bambino sente sia l’amore sia la distanza tra mamma e papà!
Diventare genitori significa affrontare una costellazione di cambiamenti che riguardano se stessi e la coppia. La cura di un figlio, soprattutto piccolo, necessita di tempi che prima la coppia dedicava a se stessa e al proprio tempo libero. Era il tempo per stare insieme, per divertirsi o rilassarsi, per vivere la propria intimità. Dopo l’arrivo del bebè questo tempo si riduce drasticamente. Aumentano, invece, il senso di solitudine, la stanchezza, l’aggressività: tutti sentimenti di cui i neogenitori parlano malvolentieri e con notevoli sensi di colpa, e che tendono a peggiorare ulteriormente se il sonno notturno è interrotto da frequenti risvegli e se lei non è in buone condizioni di salute.
Il rapporto di coppia diventa inevitabilmente più articolato e complesso e inizia a muoversi lungo due vie: quella coniugale e quella genitoriale. Bisogna essere bravi e attenti a mantenere vitali e funzionali queste due strade, bilanciandole e trovando continuamente un nuovo equilibrio.
Per una serena transizione alla genitorialità bisogna ricordarsi che tutto ciò che ha a che fare con il nascituro è frutto di un lavoro di squadra, la chiave per un’armonia di coppia e un benessere della famiglia consiste nel riflettere, dialogare e prendere congiuntamente le decisioni.
E’ frequente una profonda insoddisfazione coniugale post nascita, che spesso però si muove nel segreto delle case ma che può poi esplodere in separazioni, tradimenti, insoddisfazioni gravi e delusioni reciproche, a meno che non venga affrontata. Stiamo attenti quindi a non trascurare noi stessi, la nostra relazione e il nostro bambino. E’ vero che bisogna prendersi cura del nuovo arrivato ma è altrettanto importante non incentrare tutte le nostre energie e le nostre cure su di lui, ciò porterebbe a una crisi di coppia e ad un profondo malessere personale, rovinando l’armonia familiare!

roberta-bernardi-584x1024*Psicologiamo, la rubrica di Roberta Bernardi per il Capoluogo.it
34 anni, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta, Roberta ha recentemente dato alla luce Azzurra ed Aurora.
Attualmente impegnata in PhD presso l’Università degli Studi di L’Aquila, è specialista in psicopatologia infantile e adolescenziale con annesse problematiche familiari. BLOG: Roberta Bernardi