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La cultura di serie A e di serie B

di Antonio Lattanzi e Maurizio Fischione

L’arrivo del nuovo anno non sta portando bene alla nostra città! Sta morendo un importante pezzo di cultura e di questa ingiustizia non sono ignoti i mandanti.

Con l’approvazione del nuovo Regolamento Comunale per l’attribuzione di provvidenze economiche e del patrocinio del Comune alle attività culturali, l’Amministrazione Comunale di L’Aquila intendeva razionalizzare e rendere più efficace l’intervento pubblico in favore di Enti ed Associazioni operanti nel settore cultura.

Ma di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno e il regolamento approvato si è rivelato una feroce ghigliottina per alcune Associazioni che beneficiavano da anni, spesso come unica fonte di finanziamento pubblica, del contributo ordinario del Comune di L’Aquila.

Il vincolo posto dal Comune per ottenere il contributo ordinario pluriennale, ovvero l’accesso a finanziamenti “a carattere Ministeriale”, giustificato dalla fantasiosa teoria che per avere il finanziamento ministeriale occorre avere il contributo del Comune, appare iniquo nella forma e pericoloso nella sostanza.

In pratica chi ha già finanziamenti cospicui dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, il  cosiddetto FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), ottiene anche la fetta più importante del contributo comunale, mantenendolo per un triennio e rinnovabile “ad libitum”.

Gli stessi Enti Culturali che beneficiano del FUS, beninteso meritatamente, hanno ottenuto negli ultimi anni anche il finanziamento per le diverse edizioni de “I Cantieri dell’Immaginario”, contenitore estivo che nelle intenzioni ministeriali doveva avere la funzione di portare a L’Aquila ulteriori risorse e permettere a tante valide realtà cittadine di riprendere l’attività bruscamente interrotta dal sisma del 6 aprile 2009.

Diverse di loro, invece, pur avendo curriculum di tutto rispetto, ovvero  Associazioni che hanno portato in giro per il mondo il nome dell’Italia, dell’Abruzzo e della città che una volta si fregiava dell’ appellativo di “piccola Salisburgo”, sono relegate in un calderone insieme ad Associazioni dilettantistiche, visto che l’unico requisito richiesto dal “nuovo” regolamento comunale è di svolgere “con regolarità un’attività annuale culturalmente rilevante da almeno cinque anni consecutivi”.

Ecco, cosa si intende per culturalmente rilevante? Chi decide cosa è rilevante e cosa non lo è? L’attività delle numerose Associazioni Corali cittadine è culturalmente rilevante o rientra nelle pur valide iniziative a carattere dilettantistico? L’attività di orchestre improvvisate e di estemporanee formazioni strumentali si possono definire culturalmente rilevanti?

Per aggiungere al danno anche la beffa questo nuovo regolamento, redatto da chi evidentemente non ha  idea di cosa significhi fare cultura, prevede che il contributo ordinario annuale non sarà concesso “per due anni consecutivi al medesimo soggetto”.

È un po’ come se ad un bravo lavoratore l’azienda dicesse che può pagarlo per un solo anno, il successivo deve arrangiarsi e per quello dopo si vedrà.

La circostanza, poi, che la selezione delle richieste avverrà a cura di una Commissione di Valutazione, rinnovabile ogni due anni mediante Deliberazione di Giunta, composta da esperti in ambito artistico-culturale iscritti all’Albo specifico istituito dal Comune dell’Aquila non porta alcun conforto, anche perché di tale Commissione di esperti non vi è traccia sul sito del Comune, tantomeno è dato sapere da chi è composta.

Sarebbe auspicabile che i membri di questa Commissione non valutassero le proposte artistiche solo a tavolino, ma che andassero a rendersi conto di persona della qualità delle attività artistiche che si tengono nel territorio comunale, durante la Perdonanza, nell’estate aquilana, nel periodo delle festività natalizie. Siamo certi che avrebbero delle belle sorprese nel constatare quanta superficialità, pressapochismo, scarsa professionalità si annidano, talvolta,  in eventi contrabbandati per prodotti culturalmente rilevanti, nonostante la presenza sovente di un folto, e inopinatamente osannante, pubblico.

Ma per fare ciò occorre onestà intellettuale, competenza, intransigenza e, soprattutto, volontà di non cedere alla logica tutta provinciale basata sul famoso adagio partenopeo “ogni scarrafone…… “.

Tra le realtà penalizzate dalle nuove regole comunali, e che già precedentemente navigavano su mari burrascosi, con finanziamenti erogati con il contagocce, possiamo citare l’Associazione Arti e Spettacolo che da anni gestisce l’attività del Teatro Nobel per la Pace, l’Associazione Ars-suono-immagine con le tante edizioni di “Blues sotto le stelle” e altri eventi di grande qualità, l’Associazione Culturale Quarto di Santa Giusta che da trent’anni gestisce tra mille difficoltà il MUSPAC (Museo Sperimentale di Arte Contemporanea) portando in città artisti di fama internazionale, l’Officina Musicale, ultima geniale creazione di Nino Carloni che in oltre trenta anni di attività ha realizzato in città diverse edizioni del Festival Internazionale “Gli Strumenti della Fantasia”, si è esibita nei teatri di mezzo mondo (Roma, Milano, Bologna,Montepulciano, Firenze,Linz, Vienna, Monaco, Berlino,Londra, Dublino, Belgrado, Mosca, Buenos Aires, Toronto, New York) ricevendo attestati di stima da personalità quali Bussotti, Henze, Pousseur, Kounellis, Ljubimov, fratelli Taviani, Olmi.

Ma tutto ciò non basta per il Comune dell’Aquila, bisogna avere accesso al FUS, questo feticcio che nel corso dei decenni è stato talvolta gestito con discutibile trasparenza da Commissioni Nazionali spesso lottizzate e che non sempre testimonia la qualità di chi ha la fortuna di beneficiarne.

Ci auguriamo che altri facciano sentire la loro voce al fine di rimediare ad una ingiustizia che rischia di far tacere per sempre alcune delle voci più importanti, innovative e qualificanti del panorama culturale cittadino.

Intellettuali, artisti, critici, operatori culturali, professionisti, docenti, amanti della cultura, semplici cittadini, nessuno dovrebbe tacere davanti ad una gestione così maldestra dei fondi pubblici, davanti a scelte che renderanno tutti noi e la città intera più poveri, per non vanificare gli sforzi di quanti, per decenni, hanno dato lustro alla nostra città a prezzo di enormi sacrifici.

In alternativa non resterà che prendere atto, tristemente, che la nostra città potrà sempre atteggiarsi a “Città Europea della Cultura” ma continuando a razzolare nel proprio angusto cortile.