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Arrestato stalker seriale: gli allarmi bomba nell’asilo di Bazzano erano opera sua

Si chiama Stefano Di Gregorio l’uomo arrestato oggi dalla Polizia aquilana: l’uomo è accusato di essere uno stalker seriale che, per compiere atti persecutori nei confronti della sua ex, ha terrorizzato per un anno intero la città, procurando fra l’altro vari casi di allarme sociale tra cui quello bomba, ripetuto tre volte nel giro di qualche mese, ai danni di una scuola materna del capoluogo. Si può ricondurre dunque al di Gregorio la responsabilità degli allarmi bomba nell’asilo di Bazzano, rimasti avvolti nel mistero fino ad oggi.

Stefano Di Gregorio, 38enne di Preturo, ex volontario, per un breve periodo, della Croce Bianca ed esperto informatico, è stato arrestato con l’accusa di atti persecutori, accesso abusivo a sistema informatico e sostituzione di persona.

Non è la prima volta che ha a che vedere con la giustizia: su di lui pende anche una condanna riportata nel 2002 per molestie sessuali.

L’uomo avrebbe anche compiuto atti intimidatori nei confronti di parenti e amici della vittima ma anche di sconosciuti, facendo poi sempre ricadere la colpa su di lei: in tutto i casi accertati dagli uomini della Polizia di Stato sono una ottantina, con 14 persone coinvolte nei suoi atti persecutori.

Questi sono i particolari dell’operazione, resi noti dal dirigente della Squadra mobile della Questura dell’Aquila, Maurilio Grasso e dal Capo di Gabinetto, Alessandro Gini.

Nei primi mesi del 2015 una trentenne aquilana sporge una serie di denunce/querele per atti persecutori sia nei propri che nei confronti del proprio nucleo familiare. Ne scaturisce un’attivita’ di indagine da parte della squadra mobile che sin dai primi accertamenti focalizza l’attenzione su un quarantenne del posto, con cui la denunciante ha intrattenuto una breve relazione sentimentale. L’uomo, oltre a conoscere perfettamente la sua vittima, conosce altrettanto bene il suo entourage familiare, essendo stato consulente informatico della famiglia. Da tecnico esperto mette in atto tutta una serie di “stratagemmi informatici” affinche’ l’intero nucleo familiare della denunciante subisca imbarazzanti turbamenti quotidiani, violenze psicologiche ed economiche. Confeziona numerosissimi documenti, una quantita’ interminabile di messaggi e mail che invia da diversi “account” creati di volta in volta e corredati da dati e generalita’ di altre persone, sostituendosi, di fatto, ad esse, per finalita’ offensive, estorsive, minacciose e compromettenti.

Con i dati della donna lo stalker, sempre in via telematica, apre conti correnti, richiede l’attivazione di servizi a compagnie come “sky” e “fastweb” o a societa’ finanziarie, fa acquisti on line, posta foto sui vari social network dove fa apparire la sua vittima come offerente di prestazioni sessuali.

Episodio inquietante – secondo gli investigatori – e’ aver inviato alla denunciante, tramite il servizio “messenger” di facebook, una foto del suo bimbo di tre anni con un “pene” accanto alla bocca. Tali atti persecutori si protraggono per tutto il decorso anno 2015 ma alla fine del mese di settembre l’uomo crea il panico in citta’ poiche’, a distanza di pochi giorni ,fa una serie di telefonate annunciando il posizionamento di un ordigno all’interno di una scuola materna del capoluogo, frequentato dal bimbo della denunciante e dove la stessa ha prestato la propria attivita’ lavorativa fino al maggio del 2015, quando e’ stata spostata proprio a seguito di una prima telefonata di “allarme bomba”.

Personale della squadra mobile, avvalendosi anche della consulenza di un perito nominato dal tribunale, con un lavoro di analisi meticoloso e certosino e’ riuscito a risalire a tutti gli “account” creati “ad hoc” dallo stalker per compiere le sue azioni criminose e ad inchiodarlo alle sue responsabilita’ per ogni atto compiuto ai danni delle sue vittime.

L’uomo che ora è rinchiuso al Carcere delle Costarelle.