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I “forni” ed i “fornai” del sindaco di Avezzano

Il teatrino politico non conosce soste al comune di Avezzano: esce Presutti, entra la Stati. E’ il nuovo che avanza, inteso alla Di Pangrazio maniera. Quattordici assessori in meno di quattro anni. E’ la tragica sintesi dell’Amministrazione Di Pangrazio, l’uomo solo al comando. Eh già, perché cambiare assessore ogni tre mesi è una maniera per mantenere tutto nella precarietà e governare da soli, dato che appena un assessore inizia a capire come funzionano le cose, a sintonizzarsi con i dirigenti, ad interloquire con le associazioni, ed infine a provare a fare qualcosa di buono, viene silurato senza pietà da un Sindaco i cui comportamenti lo atteggiano sempre più ad un monarca assoluto che non tollera né critiche né controlli.

Alla anomala moria di assessori ha corrisposto negli anni un continuo movimento di consiglieri comunali, con un continuo cambiamento di casacca nelle mutevoli maggioranze che “sostengono” il sindaco. Il “programma di mandato”, sulla base del quale gli elettori hanno conferito fiducia al “supertecnico” Di Pangrazio, è ormai carta straccia per le troppe promesse non mantenute e per i continui cambiamenti della maggioranza per cui i cittadini hanno votato consiglieri di opposizione che ora si trovano in maggioranza ed esponenti di maggioranza che ora si trovano all’opposizione. Un caos totale, una piccola politica melmosa, il perseguimento di meri interessi personalistici e la perdita totale di qualsiasi riferimento di valore sono la conseguenza della politica dei dipangrazios “senza ideologia e senza steccati” (come ama definirla il sindaco).

Nella politica amorale (nel senso etimologico di politica priva dei riferimenti valoriali che solo l’ideologia può dare) dominante nel Comune di Avezzano la fedeltà è diventata una colpa, l’incoerenza elevata a virtù. Il sindaco Camaleonte indossa a seconda delle contingenze la maschera che gli conviene, ondeggia tra populismo distribuito a mani basse e silenzi strategici (ad esempio, sul quasi nulla realizzato dal fratello in Regione a partire dalla farsa del “Progetto Marsica”) ed ogni volta il pubblico vede solo la controfigura, non il figuro che le sta alle spalle. Almeno in questo caso, la copia funziona meglio dell’originale.

La cifra politica della politica dipangraziana è l’incorporazione. Anziché sfidare gli avversari in campo aperto, come vuole l’etica e come vuole la democrazia, li saggia, li assaggia, ed alla fine se li mangia. Come il dio Saturno, si mangia anche i suoi figli, temendo di essere da loro soppiantato, come ha fatto ultimamente con l’assessore Presutti che pure era stato uno dei suoi primi sostenitori. Di Pangrazio ha pure la faccia tosta di presentare la sua impresentabile politica come qualcosa di nuovo, ma il suo nuovo è il peggiore antico. “Politica dei due forni”, si chiamava così in tempi lontani. Di Pangrazio esercita una politica corsara, corteggia la destra e la sinistra a seconda del contingente bisogno da soddisfare, fa e disfa a proprio piacimento, soddisfa interessi particolaristici, aumenta la concorrenza per diminuire il prezzo da pagare. Un modello che, la storia insegna, non può reggere, perché è impossibile soddisfare le crescenti pretese dei “fornai”, e d’altronde fu esattamente questo il motivo del naufragio politico di Andreotti che di quella politica cinica e piratesca fu l’inventore (e Di Pangrazio non è certo Andreotti…).

La politica dei dipangrazios violenta la trasparenza ed il voto dei cittadini, oscura la dinamica democratica, allontana la gente perbene dalla politica, impedisce di mettere in campo un qualsiasi organico progetto di crescita della città (ed infatti Avezzano sta decadendo al rango di un paesotto di provincia), blocca il ricambio generazionale alla guida del governo della città. Tutto diventa melma e palude, dove dominano interessi inconfessabili, accordi personali e familismo.

Ma Di Pangrazio dovrebbe ben sapere che sarà egli stesso la principale vittima della sua stantia formula politica, e finirà per bruciarsi nei troppi forni accesi e con i troppi fornai ai quali ha fatto crescenti ed irrealizzabili promesse. Il Sindaco è stato così il motorino d’avviamento di un processo politico incontrollabile che lo brucerà a breve. Non ha dimostrato una visione del mondo che guidi l’Amministrazione, non ha un’idea di sviluppo economico e sociale della città, non ha un pensiero politico, è ormai una carica di energia incontrollabile. Di Pangrazio non si è accorto che ad ogni sua forzatura autoritaria, corrisponde un moto di crescente fastidio nella città, un’espansione del fronte largo che vuole risultati ed un cambiamento radicale dei modi dell’Amministrazione comunale ed anche regionale, dato il pochissimo fatto per la Marsica dal fratello Peppe.

Ad Avezzano la gente non ne può più. Gli uomini di Chiesa, la gente perbene, la borghesia impoverita, i lavoratori stremati ed i giovani senza alcun futuro sono già in allerta. Ad Avezzano occorre un nuovo leader ed un nuovo progetto politico: si innescherà a quel punto un moto indomabile di liberazione che travolgerà i dipangrazios e la loro piccolissima e vecchissima politica.

L. S.