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A L’Aquila è complicato anche morire!

di Roberta Galeotti

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È proprio di ieri la notizia dei fondi destinati alla ristrutturazione del cimitero di L’Aquila, un luogo ‘simbolo’ stato a lungo al centro di polemiche per lo stato di abbandono. Possiamo dire che non sarà più così.
Negli ultimi anni il comune di L’Aquila ha adottato tante e tali ordinanze da rendere difficile agli operatori del settore rispettare tutte le indicazioni. «È diventato difficile persino ricollocare la piccola lapide dell’ossario – spiegano Giuseppe e Piero Taffo al Capoluogo -. La piccola lapide dell’ossario, cioè il piccolo loculo dove vengono collocate le persone cremate, sarebbe pronta per essere ricollocata al suo posto in un paio di giorni e, invece, la trafila burocratica, imposta dal Comune di L’Aquila, crea dei ritardi anche di un mese».

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Il cimitero del capoluogo, rimasto a lungo nel dimenticatoio di questa amministrazione, è tutto ad un tratto diventato il luogo dove collocare almeno un paio di vigili urbani al giorno che controllino la rispondenza dei centimetri delle lapidi e dei coperchi delle tombe a terra.

Il sindaco Cialente ha stabilito con diverse ordinanze le misure di ogni pezzo che compone una tomba a terra, non lasciando minimamente margine di manovra ai familiari che a proprio gusto potrebbero scegliere l’arredo delle tombe.20151218_130728_resized

Immaginiamo che la ratio del legislatore possa essere uniformare le tombe e armonizzare il meraviglioso Cimitero Monumentale del Capoluogo d’Abruzzo. Un luogo da sempre, soprattutto dopo i grandi funerali di Stato delle vittime del sisma del 2009, simbolo del buon governo della città. Ordine, pulizia e cura sono le parole d’ordine che si respirano passeggiando tra i viali curati ed ordinati del cimitero aquilano.

A tal fine il sindaco Cialente ha disposto misure rigide per ogni oggetto che arreda le opere funerarie di qualunque genere, in modo particolarmente restrittivo per le tombe a terra. 60×160 centimetri, con la testata che sporga al massimo 60 centimetri, dal tombale, e tutto a 15 centimetri da terra.

Ci sono dei vigili che controllano tutte le tombe e che emettono multe di 73 euro per ogni infrazione rilevata.IMG_9776

5 centimetri in più… 73 euro.

Carte non consegnate al custode (perché magari non c’era durante il funerale!)… 73 euro.

Una lampada più alta di quella scelta dal sindaco? 73 euro

Ogni multa viene elevata ai familiari, che, naturalmente, si rivolgono poi allarmati alle agenzie funerarie incaricate delle esequie.

«Abbiamo presentato una domanda per collocare un copritomba il 9 settembre – ci spiega incredulo Giuseppe Taffo -, abbiamo acquisito l’autorizzazione dall’ufficio preposto il 14 settembre e        così abbiamo provveduto alla messa in posa. Il 30 settembre due vigili hanno elevato, al parente della vittima, 73 euro di multa per aver posizionato il copritomba senza autorizzazione. Forse le carte non viaggiano facilmente tra un comune e l’altro del Comune aquilano».

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Le società aquilane esperte di lavorazione del marmo hanno incontrato il sindaco pregandolo di lasciare maggiore autonomia ai familiari nella scelta degli arredi funebri, ma l’incontro non ha dato buon esito e la situazione non è migliorata.20151218_130123_resized

«A Roma – aggiungono i fratelli Taffo – il comune si è limitato a dare le misure del perimetro della tomba a terra, per fare un esempio, che deve essere 1 mt per 150cm, lasciando autonomia totale per il resto».
Anche nei comuni limitrofi dell’aquilano, i sindaci hanno scelto di lasciare autonomia ai familiari per la scelta degli arredi.20151218_130919_resized