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Nuova stazione sciistica a Tornimparte: il no degli ecologisti

In merito alla proposta del Sindaco di Tornimparte di realizzare una nuova stazione sciistica sul versante abruzzese del Monte Cava, nel massiccio del Velino, comprendente ben sei impianti sciistici, l’ecologo aquilano Bruno Petriccione (referente ambiente del Touring Club Italiano-Abruzzo e membro del Comitato scientifico del WWF-Italia), ha rilasciato la seguenti dichiarazione:

« La proposta è assurda, insensata e impraticabile:

  1. L’area che sarebbe devastata dalle nuove infrastrutture ha un elevato valore ambientale, poiché costituisce la parte più settentrionale del grande massiccio del Velino-Sirente, uno dei massicci a più elevata biodiversità di tutti gli Appennini.
  2. Mentre sul versante laziale del M. Cava c’è una importante area protetta (la Riserva Regionale della Duchessa), su quello abruzzese si vorrebbe invece far scempio della natura, a pochi chilometri dai confini del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, della Riserva Statale Monte Velino e delle relative aree tutelate dalla Rete Natura 2000 dell’Unione Europea.
  3. La quota massima dell’area è di appena 2000 metri, consentendo quindi la presenza di innevamento sufficiente per praticare lo sci alpino (o per il mantenimento della neve artificiale) solo per pochissimi mesi all’anno.
  4. L’area si trova a pochi chilometri dalla seconda stazione sciistica abruzzese, quella di Campo Felice, la cui concorrenza sarebbe ovviamente invincibile.
  5. Numerosi vincoli ambientali ne impedirebbero la realizzazione, trattandosi di area con vincoli paesaggistici (presenza di faggete ininterrotte e di preziose praterie di quota) e compresa nell’area di rispetto per l’orso (PATOM). Molto difficilmente un simile progetto potrebbe essere approvato dal Comitato Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale.

Il rilancio delle attività economiche legate al turismo deve invece procedere di pari passo con il miglioramento della qualità dell’ambiente e del turismo stesso, con relativo aumento del valore dei servizi forniti dall’ecosistema e dell’occupazione locale. Un’alternativa verde, insomma, basata su piccoli investimenti diffusi sul territorio a vantaggio di un turismo più moderno e di maggiore qualità, in crescita ovunque, basato sui valori naturali unici del “cuore verde” d’Europa. Attraverso la riqualificazione in chiave ecologica dei complessi turistico-sciistici, l’attuazione di interventi di risanamento e rinaturalizzazione del territorio e la realizzazione di mille micro-interventi si potrebbe finalmente sviluppare un turismo indipendente dalla presenza di neve sulle piste, in grado di rivitalizzare l’economia delle aree montane in modo durevole, fornendo lavoro ad un gran numero di persone per decenni e migliorando e non peggiorando la qualità del nostro preziosissimo ambiente naturale. Si abbandoni, quindi, una volta per tutte, ogni ipotesi di distruzione di ambienti preziosi ed insostituibili che potrebbero servire unicamente a diventare, nella migliore delle ipotesi, l’imitazione povera delle grandi località sciistiche delle Alpi. Si scommetta invece sulla loro vera valorizzazione perché la nostra regione diventi finalmente un punto di riferimento internazionale nell’ottica di una fruizione sostenibile dei grandi valori ambientali delle nostre montagne, che possono, se ben gestiti, diventare oggetto di grande interesse da parte di crescenti flussi di un turismo qualificato ed importante, sia nazionale che internazionale».

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