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Quarti e Locali storici su targhe viarie e numeri civici

Lo scorso venerdì il Consiglio territoriale di partecipazione L’Aquila centro ha approvato all’unanimità la proposta del vicepresidente Piergiorgio Leocata, relativa alla tutela ed alla promozione della memoria storica della città: apporre presso i civici delle abitazioni, ubicate all’interno delle mura urbiche, o –prioritariamente- nelle targhe delle vie della città, il simbolo del Quarto e del Locale di appartenenza, con relativa dicitura così come desunti da fonti storiche.

«In seguito al terremoto del 2009 –dichiara Leocata – la nostra città è stata oggetto di diversi processi di mutazione, sotto l’aspetto urbanistico e sociale. L’impossibilità di risiedere o esercitare la propria vita quotidiana nella parte storica della città (il centro), rappresenta una di queste trasformazioni. Questo impedimento, protratto nel tempo, sta generando nella popolazione un problema di memoria storica. L’Aquila da sempre è una città che ha fatto del suo centro storico la sua vera forza e ne è stato elemento fondante, fin dal lontano XIII secolo».

«Com’è facilmente comprensibile, già nella fase di costituzione, l’elemento dell’appartenenza e della memoria storica fu ritenuto molto importante a tal punto da essere determinante nello sviluppo della città. Questo elemento, prosegue il vicepresidente, a mio avviso va assolutamente tutelato affinché non si perdano le radici della nostra città, drammaticamente scossa dal sisma del 2009 e coinvolta in un processo di ricostruzione molto impegnativo».

Il fascino storico e urbanistico dell’Aquila è dovuto al fatto che può essere considerata Città Nuova, in quanto sorse in una zona priva di insediamenti precedenti, seppur circondata da numerosi villaggi e castelli che ne promossero la fondazione. Per facilitare l’opera di fondazione -ricorda la proposta, sottoscritta dai consiglieri e allegata al verbale del consiglio dello scorso 11 dicembre- L’Aquila venne quindi suddivisa in quattro parti. La particolarità dei Quarti dell’Aquila è quella di non aver limitato la suddivisione alla città dentro le mura, ma estesa a tutto il contado circostante, il che accentuò e radicalizzò tra gli abitanti della nuova città il senso di appartenenza al vecchio castello di provenienza. Vennero inoltre localizzate le chiese capoquarto, cioè le chiese collegiate dei locali più importanti, ciascuna collegata ad un particolare castello: la chiesa di San Pietro per il castello di Coppito, quella di Santa Maria per Paganica, quella di San Giovanni (oggi San Marciano) per Lucoli e quella di San Giorgio (oggi Santa Giusta) per Bazzano.

All’interno dello spazio urbano ogni comunità realizzò uno spazio simbolico collegato al vecchio castello di provenienza, generalmente una chiesa, consacrata allo stesso santo del castello, una piazza e una fontana. Rimase esclusa da questa lottizzazione l’area di Piazza Duomo (o del Mercato), lo spazio pubblico per eccellenza, la piazza su cui ancora oggi non affaccia nessun palazzo nobiliare, così che nessun conte potesse mai dominare sullo spazio comune dei cittadini. Ogni Quarto venne caratterizzato da una sua bandiera e da uno stemma in scudetto sannitico ancora oggi visibile nel gonfalone cittadino insieme allo stemma civico. Più tardi, nel 1320, ad ogni Quarto venne associato anche un colore: azzurro per San Pietro, argento per Santa Maria, verde per San Giorgio ed oro per San Giovanni.