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La ‘Buona Scuola’ vista dagli studenti: l’indagine su ‘I Portici’ – Seconda parte

Spazio ai giovani su IlCapoluogo.it, grazie ad una collaborazione con ‘’I Portici’’, il giornalino studentesco dell’Istituto nazionale Domenico Cotugno dell’Aquila. Gli studenti hanno affrontato il tema della “Buona Scuola”, intervistando loro coetanei, ragazzi più grandi, fino agli adulti e ai pensionati. Cosa ne pensano gli studenti della riforma targata Renzi?

di Sara Spimpolo e Francesca Cappelletti*

Genitori:

Cosa sapete sulla ”Buona Scuola”?

So quello che ho letto dai giornali e sentito alla tv. È una riforma approvata,”dicono”, per migliorare le condizioni di alcuni docenti precari e l’insegnamento.

Perché “dicono”?

Perché in realtà non prende in considerazione le vere problematiche della scuola. Agli insegnanti ha creato numerosi disagi perché si trovano costretti a prendere delle cattedre in luoghi a volte molto lontani dalle loro città.  Ha creato più scompiglio e svantaggio che miglioramento.
Per quanto riguarda le prove Invalsi?

Le prove invalsi non sono utili all’apprendimento, è impensabile uniformare i vari metodi d’insegnamento con uno standard unico e penso che dietro queste prove ci siano interessi economici.
Che impressione ha dei bambini/ragazzi che vivono la scuola? Come pensa la vivano?

Con più serenità rispetto a come la vivevamo noi, ma anche con meno entusiasmo. Quando tornano da scuola le mie figlie sono stanche, demotivate e sfiduciate. Ho notato però che rispetto a qualche anno fa c’è un ritorno all’impegno, a vivere la scuola al di là della didattica, affinché la scuola non sia solo quelle 5-6 ore mattutine, ma qualcosa di più completo, e ciò mi fa molto piacere. Chiaramente, questo accadeva anche ai miei tempi, non è un impegno della totalità delle persone.
Pensate che questa riforma migliori o peggiori l’avvenire dei vostri figli? In cosa si aspetterebbe che la scuola li aiutasse per il futuro?

Non credo che questa riforma prenda molto in considerazione il futuro dei figli, peggiora la qualità della scuola e quindi le prospettive future. Invece mi aspetto che la scuola aiuti a crescere i ragazzi, non solo impartendo loro informazioni, ma facendoli confrontare, insegnando loro a prendersi le proprie responsabilità, ed usare tecniche pratiche oltre che la teoria per farli inserire nel mondo del lavoro. La scuola dovrebbe formare delle persone a tutto tondo, dovrebbe dare i mezzi per essere un vero Cittadino, e per tanti aspetti questo non accade.
Perché avete scelto di mandare le vostre figlie ad una scuola pubblica?

Penso che l’istruzione debba essere pubblica, senza agevolazioni da parte degli insegnanti, e deve essere un diritto. La scuola privata la vedo come una scuola in cui si ”comprano” i risultati, in cui conta più il libretto degli assegni dei genitori che la preparazione degli alunni.
Quanto vi costa la scuola per i vostri figli?

Costa parecchio, negli ultimi anni sempre di più anche comprando libri di seconda mano. E costa anche per compartecipare finanziariamente a spese che dovrebbero invece essere a carico della scuola e quindi dello Stato. Ciò è ingiusto, il prezzo non è sostenibile da tutti.
Tre parole ciascuno per descrivere la scuola di oggi.
Migliorabile, fondamentale, formativa.
Migliorabile, stanca -soprattutto nella componente insegnanti-, disorientata.

Pensionata:

Quali ritiene siano le migliorie e le criticità introdotte dalla ”Buona Scuola”?

Una cosa che in particolar modo mi sconvolge è che con questa riforma i professori perdono autonomia sottostando alle decisioni del preside. Ciò è inammissibile: l’autorità del docente non va toccata.
Della novita’delle prove invalsi cosa pensa?

Sono contraria perché da vecchia insegnante so che questo tipo di prove agitano i ragazzi e non ne vedo frutti e benefici. Un conto è avere un dialogo con i professori, un conto fare quiz come se stessi facendo la schedina.
Proprio da vecchia insegnante, ritiene che nella scuola attuale ai docenti sia permesso di lavorare al meglio delle loro possibilita’?

 Assolutamente no: le classi sono troppo numerose e ciò va a discapito dei ragazzi che hanno problemi, di quelli che rimangono indietro, che hanno difficoltà con la lingua italiana ecc.
Come pensa vivano la scuola i ragazzi di oggi?

Per voi è uguale a come la vivevamo noi, anche se di certo ai nostri tempi si prendeva con più rigore perché non ci erano concesse défaillances o contestazioni ai professori. Voi avete acquisito più libertà riguardo quest’ultimo punto, dovreste sfruttarla a pieno. Invece gli scioperi venivano sempre fatti con grande partecipazione e convinzione.
Nel corso della sua vita, quale ritiene sia stata la migliore riforma scolastica fino ad ora?

Beh, noi abbiamo vissuto le proteste del ’68, che hanno portato un notevole miglioramento nella scuola. Prima che avvenissero, avevamo insegnanti più rigidi, non disposti ad alcun tipo di contatto umano. Quelli venuti sono stati tuttavia criticati dagli adulti del nostro tempo; addirittura si diceva: ”Quella si è laureata dopo il ’68” con disprezzo, sottolineando la disapprovazione delle novità educative introdotte”.

Tre parole per descrivere la scuola di oggi.

AIUTA i ragazzi, è ESIGENTE, ma allo stesso tempo TOLLERANTE verso le difficoltà.

 

 

…Lasciamo a voi ogni eventuale critica alle risposte che ci sono state date. L’unica riflessione che ci permettiamo di fare è da un punto di vista umano: la ”buona scuola” la fanno ”Buoni Docenti” e ”Buoni Alunni”; bisogna tuttavia riflettere su quanto agli uni e quanto agli altri sia concessa la possibilità di esprimersi liberamente al massimo delle loro potenzialità all’interno dell’istituzione scolastica, e quanto i cambiamenti influenzino il clima in classe.
Quanti ragazzi si sentono totalmente rappresentanti e ascoltati dall’istituzione che è presente con più forza nella loro vita? Quanti docenti possono dire di essere concentrati esclusivamente sulla didattica delle loro classi e non oberati da obblighi burocratici? Quanti non rinuncerebbero alla suddetta burocrazia per poter dire, a percorso concluso, di conoscere realmente i ragazzi ai quali hanno trasmesso il proprio sapere?
Ed infine, quanti genitori possono dire di aver svolto un fruttuoso investimento ad iscrivere i propri figli alla scuola pubblica, e quanto possono essere sicuri che la propria scelta aiuterà i ragazzi nel loro avvenire?
”Lasciate che i ragazzi vadano a scuola con gioia” sosteneva  Kerschensteiner un noto pedagogo del secolo scorso. Ecco, lasciatecelo dire, riteniamo che la scuola italiana sia ancora molto lontana dal raggiungimento di questo obiettivo.

*Redazione ”I Portici” -V CSU

Per leggere la prima parte dell’inchiesta clicca qui : La ‘Buona Scuola’ vista dagli studenti: l’indagine su ‘I Portici’ – Prima parte

 

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