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La ‘Buona Scuola’ vista dagli studenti: l’indagine su ‘I Portici’

Spazio ai giovani su IlCapoluogo.it, grazie ad una collaborazione con ‘’I Portici’’, il giornalino studentesco dell’Istituto nazionale Domenico Cotugno dell’Aquila. Gli studenti hanno affrontato il tema della “Buona Scuola”, intervistando loro coetanei, ragazzi più grandi, fino agli adulti e ai pensionati. Cosa ne pensano gli studenti della riforma targata Renzi?

di Sara Spimpolo e Francesca Cappelletti*

Dopo mesi di trattative e proteste, ritardi e retromarce, il 12 Luglio 2015 il Consiglio dei ministri ha approvato la Buona Scuola, “la riforma principale per l’Italia” a parere del premier Matteo Renzi.

Questi i suoi punti-chiave:

  • presidi che potranno scegliere i docenti sulla base di un albo;
  • bonus di 200 milioni di euro per i professori più meritevoli;
  • 100mila precari assunti dal 1° settembre 2015;
  • bonus annuale di 500 euro a docente per le spese culturali, chiamato “Carta del prof”;
  • potenziamento degli insegnamenti di arte, musica, diritto, economia ed educazione fisica;
  • stanziamento di 940 milioni di euro per l’edilizia scolastica.

Si tratta di una “Buona Scuola”, come dice Renzi, o di una “buona sola”, come hanno urlato gli studenti in piazza in tutta Italia nel giorno dell’approvazione del disegno di legge? Negli ultimi mesi scolastici del passato anno è stato un argomento caldo, ma ora, dopo tre mesi dall’avvio di questa nuova scuola riformata, sembra non interessarsene più nessuno.

Che cosa ne pensano i genitori? Coloro che vivono la scuola e coloro che l’hanno vissuta?
Abbiamo sondato il pensiero di più gruppi di persone selezionate in base alla fascia di età: una ragazzina di prima media, due adolescenti rispettivamente del primo e dell’ultimo anno di scuola superiore, una ventenne universitaria, due genitori di ragazze in età scolastica, una ex insegnante in pensione.
Potete notare come, pur ponendo domande simili, le risposte cambiano notevolmente.

Prima media

Che ne pensi della ”Buona Scuola”?
È inutile perché a cosa serve una riforma chiamata “Buona scuola” se poi la scuola non è comunque buona?
Che cosa cambieresti della tua scuola?
Cambierei il preside, perché le richieste che gli facciamo non vengono ascoltate. Abbiamo chiesto un’aula più grande perché siamo 28, ma al quarto mese di scuola non ci viene ancora data.
La struttura della scuola è tutta sbagliata: i muri sono fatti di cartongesso e si sgretolano, sono tutti sporchi e i banchi sono pieni di gomme.
Che rapporto hai con i professori?
Con alcuni discutiamo, parliamo, altri non ci sorridono mai e non abbiamo confidenza con loro.
L’anno scorso in quinta elementare hai svolto le prove invalsi e le rifarai anche in terza media: come sono state?
Prima che arrivasse il giorno della prova piangevo sempre perché avevo paura di sbagliare, poi ho scoperto che in realtà erano molto più facili di quello che pensavo e che non avrebbero fatto media con il voto come mi avevano detto alcune maestre.
Tre parole per descrivere la scuola di oggi.
Bella, educativa, divertente.

Primo superiore

Cosa ne pensi della riforma del governo Renzi denominata ”Buona scuola”?
È una riforma che fa uso delle prove INVALSI come strumento di valutazione, le stesse in ogni scuola, indipendentemente dai diversi indirizzi. Queste prove non testano le conoscenze: a mio avviso, hanno la stessa valenza della settimana enigmistica. Inoltre la riforma concede maggiore potere ai presidi, eliminando la graduatoria per la scelta dei docenti. I dirigenti scolastici possono scegliere i professori arbitrariamente cosa che potrebbe anche andare bene se si scegliesse con criterio, ma potrebbe dar luogo a favoritismi di ogni genere. Per quanto riguarda l’alternanza scuola-lavoro, non sono affatto d’accordo: la scuola dovrebbe essere un mondo diverso da quello lavorativo, a meno che non si scelga un istituto tecnico o alberghiero. A me che faccio lo scientifico, ad esempio, l’alternanza scuola-lavoro non serve, non mi resterà niente in futuro”.
Che modifiche apporteresti alla scuola rispetto a quelle che vuole attuare il governo?
Proporrei uno studio di gruppo sia in classe che nel pomeriggio, concedendo ai ragazzi che ne hanno desiderio di ritrovarsi all’interno della scuola anche fuori dall’orario scolastico.
In cosa ti aspetteresti che la scuola ti aiutasse per il tuo futuro universitario-lavorativo?
In quest’ambito l’orientamento dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale, io lo incentiverei.
Come pensi di vivere questi 5 anni?
Sopportando. Questa riforma non ci aiuta di certo a viverla in modo leggero.
Tre parole per descrivere la scuola di oggi.
Stabilità, preparazione, solidità.

Quinto superiore

Cosa sai della Buona Scuola?
Ritengo che il punto fondamentale sia dire che questo ddl è stato votato nonostante il gran numero di insegnanti e alunni scesi in piazza a manifestare contro di esso.
Aspetti positivi / negativi?
Ci sono,per quanto mi riguarda, degli aspetti positivi, come l’assunzione di nuovo personale docente e, quindi, una diminuzione del tasso di disoccupazione, ma allo stesso tempo degli aspetti negativi come l’incentivo del potere del preside, che diventa una sorta di manager della scuola, la privatizzazione della suddetta istituzione, con la possibile ingerenza delle aziende per il progetto scuola-lavoro, le prove Invalsi, che valutano gli alunni su scala nazionale e determinano quali scuole abbiano titolo ad avere più finanziamenti.
Inoltre, permettere che il preside abbia nelle proprie mani la decisione delle scelte, lascia spazio ad indesiderati episodi di nepotismo e di raccomandazione.
Che modifiche apporteresti se fossi ministro dell’istituzione?
Un criterio migliore per la scelta degli insegnanti, corsi d’aggiornamento per docenti perché possano aprire la mente a nuovi metodi. Cercherei poi di rendere le lezioni più dinamiche: il nostro lavoro è passivo e non si sfrutta quella che é la fase culminante della creatività di una persona, anzi a volte viene somministrata una forma mentis uguale per tutti alla quale è quasi obbligatorio attenersi. Per quanto riguarda l’orientamento, lo inizierei almeno dal terzo anno.
Come vedi i ragazzi che iniziano oggi il loro percorso di scuola superiore?
Sicuramente non gli sarà permesso avere lo stesso mio spirito di ribellione, ma spero che si facciano comunque sentire, in ogni modo. La loro situazione la vedo molto critica e li sento poco preoccupati per il loro futuro, troppo tranquilli per essere i diretti interessati.
Tre parole per descrivere la scuola di oggi.
#gliannimigliori.

Università

Tu stai iniziando ora ad entrare in contatto con il mondo lavorativo, cosa ne pensi dell’alternanza scuola-lavoro voluta dal governo?
Su questo non sono totalmente in disaccordo. Ritengo sia bene che i ragazzi siano iniziati al mondo del lavoro già dai 15-16 anni. Ovviamente le ore di lavoro devono essere retribuite e le modalità comunque essere propedeutiche ad uno scopo pedagogico; quest’alternanza deve aiutare i ragazzi, non le aziende.
Per quanto riguarda le prove invalsi?
Totalmente inutili. Se venissero davvero introdotte all’ultimo anno servirebbero solo ad abbassare le medie e a fermare persone in difficoltà che se si vogliono davvero aiutare vanno fermate prima.
All’interno dell’università hai notato cambiamenti con questa riforma?
La riforma ci tocca relativamente poco, però io ti faccio il mio esempio: nel mio indirizzo di lettere antiche, non esiste un corso di lingua greca, perché non si hanno i fondi per pagare un professore che lo tenga. Non ho la possibilità di studiare o pranzare in un’aula fuori dall’orario delle lezioni perché vengono chiuse tutte, sostenendo che altrimenti verrebbero fatti danni, perciò nonostante si paghino non pochi euro di tasse, siamo costretti a studiare per i corridoi.
Come percepisci lo stato d’animo dei ragazzi che vivono attualmente la scuola?
Non dovrebbero preoccuparsi di cose poco importanti, come gli Invalsi, e dovrebbero invece cercare di formarsi al di là dei rigidi schemi scolastici.
Tre parole per descrivere la scuola di oggi.
Ingiusta. Diseducativa, decaduta.

*redazione ”I Portici”

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