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Gravidanza tra emozioni e paure

Ed eccoci al nono mese di gravidanza!

Che arrivasse così in fretta non l’avrei mai pensato …. giorno dopo giorno si avvicina il momento del parto e la consapevolezza di diventare madre ha preso spazio oramai dentro di me.

Il nono mese è arrivato in un lampo e non ho avuto neanche il tempo di razionalizzare il traguardo, eppure l’avevo aspettato, rincorso e desiderato da tempo, così come capita per tutte le cose più belle della nostra vita.

Mi preparo ad accogliere Azzurra ed Aurora nel miglior modo possibile, ripercorrendo un po’ con la mente questi nove mesi e pensando al momento in cui loro due saranno qui con me!
L’avventura della gravidanza ha inizio con il concepimento di una nuova vita e porta con sé gioia, felicità e un complesso lavoro di adattamento psicologico alla nuova situazione.
I cambiamenti fisici, ormonali ed emotivi impongono alla futura mamma di prendere coscienza del nuovo stato e di rivolgere l’attenzione al proprio mondo interno, alla costruzione dell’idea del sé come madre.
Qualsiasi donna, specialmente se si trova alla sua prima gravidanza, si pone una serie di quesiti sulle proprie capacità genitoriali, si domanda se esiste davvero l’istinto materno, se lo possiede o se lo può in qualche modo imparare. Questo stato di “preoccupazione materna primaria” (così denominato dallo psicanalista D.W. Winnicott) consente alla futura madre di occuparsi dei bisogni del proprio bambino, offrendogli in tutta naturalezza contenimento fisico ed affettivo.

psicologiamo

La madre, quindi, ha una propensione innata alla cura del proprio figlio e molti studi hanno messo in evidenza come già nella vita intrauterina il feto sia attivo e sensibile agli stimoli che riceve dalla madre, con la quale sembra interagire già dal secondo trimestre di gravidanza. E’ durante questo periodo che si sviluppa quel processo che noi psicologi chiamiamo “legame di attaccamento”.
Il legame di attaccamento madre-bambino si sviluppa nei nove mesi di gravidanza per fortificarsi e proseguire dal parto in poi.
Gli studi hanno descritto tre possibili modelli di attaccamento che riflettono le diverse modalità con le quali la donna psicologicamente risponde alla maternità.
1) Modello di attaccamento sicuro ed autonomo: è tipico di quelle donne che hanno un forte legame con il proprio piccolo senza però rimanerne assorbite in modo assoluto, hanno un rapporto stretto ed equilibrato con il figlio senza però eccedere nelle cure e nelle attenzioni, consapevoli che c’è un mondo al di fuori della diade madre-bambino.
2) Modello di attaccamento evitante: è tipico di quelle donne che sentono di poter gestire la maternità assumendo un comportamento distaccato rispetto a tale esperienza, almeno apparentemente. Sono quelle mamme che non sono sempre presenti emotivamente per il proprio bambino.
3) Modello di attaccamento invischiato: contraddistingue le donne che hanno un legame molto stretto con la propria madre e generalmente tendono a instaurare un rapporto simile anche con il proprio figlio. Sono morbose ed eccessive nella cura del piccolo.

I meccanismi psichici che accompagnano la gravidanza sono più intensi a partire dal secondo trimestre, è in questo momento che la donna comincia ad avere un’immagine mentale del bambino grazie ai movimenti fetali che percepisce e che diventano la conferma della presenza di una nuova vita. E’ da questo momento che inizia la relazione madre- bambino che ha una forte valenza emotiva.
Con l’inizio dell’ultimo trimestre, e in particolare dell’ultimo mese di gravidanza, la donna si trova di fronte a nuove modificazioni fisiologiche: il feto aumenta di peso e di volume, le contrazioni fisiologiche si possono accentuare, il corpo si trova a doversi adattare a nuovi cambiamenti.

Gli interrogativi che si pone sono: “come sarà il parto?”, “come sarà il bambino? che peso avrà?”.
Il timore per il dolore e la capacità o meno di sopportarlo e superarlo accompagnano quest’ultimo periodo. Nella realtà il timore del dolore fisico e della propria capacità di poterlo affrontare, porta in sé anche il dolore emotivo per la separazione e il concludersi della relazione privilegiata che madre e feto hanno vissuto durante tutti i nove mesi mesi.
La gravidanza è la storia di due corpi: un corpo contenente visibile a tutti ed un corpo invisibile in esso contenuto.

roberta bernardi

*Psicologiamo, la nuova rubrica di Roberta Bernardi per il Capoluogo.it
34 anni, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta, Roberta è al nono mese di gravidanza ed attende con trepidazione di conoscere Azzurra ed Aurora.
Attualmente impegnata in PhD presso l’Università degli Studi di L’Aquila, è specialista in psicopatologia infantile e adolescenziale con annesse problematiche familiari. BLOG: Roberta Bernardi