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Immissione dirigenti Giunta regionale, Direr: «Percorso poco lineare»

«Duole dover affermare: lo avevamo detto! Il comportamento della Giunta regionale in riferimento alla selezione e immissione in organico dei nuovi dirigenti segue un percorso che poco ha a vedere con la linearità d’azione». Lo afferma in una nota il segretario regionale della Federazione dei dirigenti e dei quadri direttivi delle Regioni (Direr), Pierluigi Caputi.

«Con delibera numero 886 del 3 novembre 2015 la Giunta regionale ha provveduto a conferire l’incarico di Dirigente del Servizio Bilancio alla dottoressa Ciancaglione a seguito dell’avviso (D.G.R. 650 /2015) contestato dalla Direr e sul quale il giudizio fortemente negativo del nostro sindacato si era concretato in un ricorso al Tar oggi pendente – sostiene Caputi – Peraltro, per quanto noto, su detto ricorso, le posizioni a difesa d’Ente appaiono tutte tese a confutare aspetti formali del ricorso per impedire un dibattito in Tribunale sulla sostanza della contestata illegittimità dell’atto».

Per Caputi, «il bando per la selezione di dirigenti da immettere nei ruoli regionali è privo dei criteri cardine necessari per l’ingresso nella Pa: infatti, nulla stabilisce sulle modalità di valutazione dei titoli, su come avviene l’obbligatorio confronto fra i curriculum dei richiedenti e su quali siano posti messi a concorso. Delle nostre perplessità troviamo ora prova provata – rileva – Tutto sembra apparire lasciato alla discrezionalità della Giunta regionale, pertanto il bando diviene strumento funzionale a una ‘decisone politica’ non prevista, anzi denegata dalla legge».

«Non si discute del valore del Dirigente assunto: la dottoressa Ciancaglione è senza dubbio una persona con esperienza, professionalità e dedizione al lavoro, ma queste sono le condizioni di ammissione all’incarico, ci si domanda se il suo curriculum è stato confrontato con gli altri 2000 (circa) pervenuti a seguito dell’avviso – precisa il segretario – In verità non è stato reso pubblico neanche l’elenco degli ammessi a quell’avviso, non si sa se le 2000 domande siano state istruite, non si sa con quale criterio fra esse sia stata ‘estratta’ quella di cui si tratta: si rammenta che la trasparenza delle decisioni assunte è la caratteristica che deve connaturare le azioni della Pa».

«Anche di altre regole comportamentali della Pa propedeutiche e indispensabili per procedere all’assunzione, quali la programmazione del fabbisogno del personale, la richiesta di mobilità da altri Enti, la definizione degli indicatori di pagamento, non si fornisce nessuna notizia nella delibera numero 886/15 – fa notare Caputi – La Direr ha come suoi principi ispiratori la convinzione che il rispetto formale e sostanziale delle norme di selezione della classe dirigente burocratica debba essere puntualmente seguito se si vuole garantire la qualità dell’organizzazione aziendale».

«Non si vuole credere che il muoversi sul filo della legittimità degli atti sia perseguito solo nella consapevolezza della onerosità dei costi che le parti lese devrebbero sostenere per far riconoscere le proprie ragioni dal Tar e che, se così fosse, dalla valutazione che una in un’Amministrazione di tal fatta un ricorso, per quanto motivato e corretto, non garantirebbe la certa coneguente assunzione del ricorrente, anzi…», aggiunge ancora.

«Da ultimo non si vuol neanche ipotizzare che la delibera in questione sia stata assunta per rimuovere incompatibilità rispetto a legittime aspirazioni politiche della neo assunta e favorirne la candidabilità nell’Ente da cui proviene – specifica Caputi – L’Ente Regione non può e non dovrebbe farsi carico di strategie ‘partitiche’ del tutto estranee alla propria funzione amministrativa, si offenderebbe il principio stesso di indipendenza e terzietà della dirigenza».

«Si resta in attesa di trovare in atti formali della Giunta regionale le risposte agli interrogativi posti che, a giudizio della Direr, dovevano essere i presupposti della decisione assunta. In termini generali si torna a menifestare la più ampia disponibilità a collaborare per la soluzione dei problemi dell’Amministrazione – conclude – Una Amministrazione adeguata ai bisogni dei cittadini è ovviamente un obiettivo comune fra dirigenti e Amministrazione, ma l’etimologia del verbo è ‘cum laborare’, lavorare insieme, non subire decisioni non conformi a nessuna logica».

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