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Appello Sanitopoli. Il giorno della sentenza Del Turco foto

E’ attesa in giornata la sentenza d’Appello sulla cosiddetta “Sanitopoli abruzzese” che vede tra i principali imputati l’ex presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco.

I giudici – presidente Luigi Catelli, a latere Luigi Cirillo e Armanda Servino – sono entrati in Camera di Consiglio alle 10.35.

Del Turco, arrivato questa mattina a L’Aquila, è ripartito dalla volta di Collelongo, dove attenderà la sentenza.

La Corte ha comunicato che darà la tempistica sulla sentenza verso l’ora di pranzo, quindi è ipotizzabile la lettura del dispositivo nel tardo pomeriggio.

LE RICHIESTE DEL PG – L’inchiesta, condotta dalla Procura di Pescara e culminata con gli arresti del luglio del 2008, provocò la caduta dell’allora Giunta regionale di centrosinistra guidata proprio da Del turco.

«Ritengo che non si possa aderire in pieno a quelle che sono state le valutazioni dei colleghi che hanno richiesto le condanne e di quelli che hanno effettuato le decisioni di primo grado, quindi ci sarà una diminuzione delle stesse in quanto mi pare più in linea con i precedenti giudiziari tenere conto della pena giusta e non spettacolarmente esemplare, secondo il mio modo di vedere», aveva detto in aula il Pg della Corte d’Appello dell’Aquila Ettore Picardi lo scorso 30 settembre, al termine della requisitoria durata due ore e prima di elencare le richieste nell’ambito del processo su presunte tangenti nel mondo della sanità abruzzese.

Per l’ex presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco, condannato in primo grado a 9 anni e sei mesi, il Pg Picardi ha chiesto la condanna a sei anni e sei mesi di reclusione, per l’ex manager della Asl di Chieti Luigi Conga (9 anni in primo grado) sei anni di reclusione, per l’ex capogruppo regionale del Pd Camillo Cesarone (9 anni in primo grado ) sei anni e sei mesi di reclusione, per Lamberto Quarta, ex segretario generale dell’ufficio di presidenza della Regione Abruzzo, (condannato a 6 anni e mezzo in primo grado), 5 anni e sei mesi di reclusione. Per gli ex assessori Bernardo Mazzocca (2 anni in primo grado) e Antonio Boshetti (condannato a 4 anni di reclusione in primo grado) chiesti rispettivamente un anno e due mesi di reclusione e tre anni di reclusione. E ancora: un anno e sei mesi per Francesco Di Stanislao, ex direttore dell’agenzia sanitaria regionale, quattro anni e sei mesi per Giancluca Zelli, ex amministratore delegato Humangest, un anno e due mesi per Sandro Pasquali e Giampiero Di Cesare. Dieci mesi per Fabio Di Concilio. Per gli altri assoluzione o prescrizione.

Ad accusare Del Turco l’ex titolare della clinica privata Villa Pini di Chieti, Vincenzo Angelini, imputato e allo stesso tempo parte offesa nel processo, che nel 2008 in sette interrogatori fiume rivelò ai magistrati di aver pagato tangenti per un totale di circa 15 milioni di euro ad alcuni amministratori regionali in cambio di favori. Angelini era stato condannato a tre anni e sei mesi. Nello specifico, Del Turco è accusato insieme a Camillo Cesarone e a Lamberto Quarta di aver intascato ‘mazzette’ per cinque milioni e 800 mila euro.

L’ex governatore, che ha sempre respinto ogni accusa, finì in carcere a Sulmona (L’Aquila) per 28 giorni e trascorse altri due mesi agli arresti domiciliari. Dopo questa vicenda si dimise e in Abruzzo si tornò alle urne con la vittoria del centrodestra guidato da Giovanni Chiodi (Fi).

PG, CI SONO RISCONTRI COLPEVOLEZZA EX GOVERNATORE – Il sostituto procuratore generale, Ettore Picardi, ha chiarito che la sua richiesta di condanna da nove anni e mezzo a sei anni e mezzo per Ottaviano del Turco riguarda il fatto che per le accuse i riscontri ci sono, come dice in sostanza anche la sentenza di primo grado. La diminuzione della pena richiesta riguarda il fatto che non sono state trovate le tracce patrimoniali dei reati. Ma – ha chiarito – la richiesta di sei anni e mezzo con uno sconto di tre rispetto alla prima sentenza oltre a prendere nota della mancanza delle tracce patrimoniali tiene però anche conto dei precedenti analoghi per i reati nella
fattispecie, vedi per esempio i casi Poggiolini e De Lorenzo

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