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Un giornalista abruzzese a Parigi, il racconto della tragedia

Paura, panico, senso di smarrimento, soprattutto perché si capiva molto poco di quanto stava accadendo e non si sapeva dove. Sono sensazioni ancora forti quelle che racconta Giorgio D’Orazio, giornalista pescarese rientrato ieri sera da Parigi dove era arrivato per una cena di lavoro venerdì scorso, proprio poche ore prima degli attentati. E solo dopo mezzanotte è riuscito a mettersi in contatto con la madre e alcuni amici che, in ansia, lo cercavano da ore sul cellulare, senza ottenere risposta.

«Ieri mattina, quando sono andato in aeroporto per prendere il volo per Ciampino, ho notato posti di blocco, controlli serrati, più meticolosi del solito e polizia armata ai gate – racconta D’Orazio – Anche il tassista che mi ha accompagnato ha detto che in città l’atmosfera era comunque strana per essere un sabato mattina, anche se alcuni negozi erano aperti».

Ricorda, poi, la drammatica concitazione di venerdì sera. «Eravamo a tavola quando ci hanno dato le prime informazioni e appena saputo che venivano presi di mira i ristoranti ce ne siamo andati, cercando di raggiungere gli hotel, a piedi perché taxi non si trovavano – sottolinea – Durante il cammino, insieme a un’amica inglese, abbiamo pensato di rifugiarci in un bar. Lì nessuno sapeva ancora nulla, hanno acceso la tv e hanno visto. Intanto in città era un fuggi fuggi generale. Ognuno temeva di trovare dietro l’angolo uno dei commando in azione». «Quando ho lasciato la mia amica al suo hotel ho proseguito da solo, in una città deserta in alcuni tratti, senza auto, in un’atmosfera surreale. E ho avuto veramente paura – aggiunge – Ho trovato un taxi, ma la polizia lo ha fatto tornare indietro. Alla fine sono stati due clochard, uno dei quali mi ha parlato in inglese, a darmi informazioni per raggiungere il mio albergo». «Ieri mattina – racconta –  ho visto i parchi quasi vuoti, avrei immaginato di camminare in una città deserta, ma ho notato comunque segnali di voglia di tornare alla normalità».

Giorgio tornerebbe anche domani a Parigi, dove si reca spesso. La breve permanenza e il rientro subito in Italia erano comunque in programma. «Il tassista – conclude – mi ha riferito che molti suoi colleghi avevano scelto di non lavorare ieri. Lui ha deciso diversamente. Mi ha detto ‘Possono ucciderci, ma non possono rubarci la nostra vita quotidiana’».

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