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13 anni fa il sisma di San Giuliano, a scuola arriva esperto in ‘didattica dell’emergenza’

Nelle scuole del Molise, a 13 anni dal terremoto del 31 ottobre 2002, che causò il crollo della ‘Jovine’ di San Giuliano di Puglia (Campobasso) nel quale persero la vita 27 bambini e una maestra, nasce la figura dell’esperto in ‘Psicosociopedagogia e didattica dell’emergenza e del post-emergenza’. Lo ha annunciato il Provveditore agli studi di Campobasso, Giuseppe Colombo, all’epoca della tragedia preside della scuola ‘Jovine’, intervenendo alla cerimonia del premio ‘Avus’, che si è svolta nella sede nazionale dell’Ingv a Roma.

Il progetto, che punta a formare una figura utile nella gestione di tutte le emergenze che gli istituti scolastici potrebbero trovarsi ad affrontare in caso di terremoto e alluvione, coinvolge anche Regione e Università del Molise.

«L’obiettivo – ha spiegato il Provveditore – è quello di salvaguardare e, in alcuni casi ripristinare, l’equilibrio generale delle vittime e dei soccorritori che abbiano vissuto eventi traumatici, di riorganizzare il tessuto sociale e facilitare il recupero della sicurezza collettiva. Il raggiungimento di tali scopi avviene attraverso lo studio, la prevenzione e il trattamento dei fenomeni psicosociali determinati da un evento traumatico in soggetti o nella comunità».

Intanto dal presidente nazionale dell’Ordine dei Geologi, Gian Vito Graziano, arriva un dato allarmante: «in Italia, c’è ancora il problema della messa in sicurezza delle scuole, il 50% delle quali non ha il certificato di agibilità e 28 mila su 42 mila si trovano in zone ad elevato rischio sismico».

Il “premio nazionale Avus per San Giuliano di Puglia”  è stato voluto fortemente dall’Associazione vittime universitarie del sisma (Avus) – costituita dai genitori degli studenti che hanno perso la vita a L’Aquila nel 2009 –  e dal Consiglio Nazionale dei Geologi. Il premio, al quale è stata conferita la “Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica” è  stato pensato per le scuole elementari, i cui bambini hanno realizzato elaborati grafici, e per gli istituti superiori, i cui studenti hanno invece realizzato cortometraggi raccontando la prevenzione con il loro linguaggio.

«Proseguiamo nel nostro progetto di parlare ai giovani – ha affermato Sergio Bianchi, papà di Nicola e presidente  dell’Avus – Eravamo convinti prima e lo siamo ancora di più oggi della necessità di spiegare alle nuove generazioni l’importanza della prevenzione . Ad esempio  a l’Aquila la comunità scientifica poteva mettere a disposizione della popolazione i risultati degli studi effettuati negli ultimi 30 anni e questo non è stato fatto. La comunità scientifica deve aprirsi alla gente.  Questo Concorso ha offerto la possibilità di entrare nelle scuole italiane e spiegare ai ragazzi, con il loro linguaggio, cosa sia la prevenzione».

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