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Sanitopoli, difesa Del Turco: «Sentenza primo grado campionario di insensatezze»

«La sentenza di primo grado sulla Sanitopoli non ha tenuta logica, è un campionario stupefacente di insensatezze. Il tribunale è guidato da una convinzione preventiva, quella di trovarsi di fronte a fatti corruttivi gravissimi e di doverla punire». Così l’avvocato Giandomenico Caiazza, uno dei legali che assistono l’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, nel corso della sua durissima arringa difensiva al processo di secondo grado in corso presso la Corte d’Appello dell’Aquila sull’inchiesta che nel 2008 decimò la Giunta regionale con l’arresto del governatore, poi condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione.

Il pg ha chiesto la riduzione della pena a 6 anni e 6 mesi. Dopo Caiazza parlerà l’altro avvocato di Del Turco, Giuliano Milia, che assiste anche Lamberto Quarta, Sabatino Aracu e Silvio Cirone, la cui arringa si annuncia fiume. Chiuderà l’udienza l’avvocato Marco Femminella per Camillo Cesarone, un altro dei principali imputati condannato a 9 anni in primo grado.

LEGALE EX GOVERNATORE: «NESSUNA TRACCIA DEI SOLDI» – «Abbiamo fatto un processo in cui un signore prende 6,2 milioni di euro in contanti e di questa somma non c’è segno, né di un euro né della traccia di un euro», ha aggiunto, nella sua arringa difensiva, l’avvocato Caiazza. «Spesso – ha sottolineato il legale – i soldi frutto di corruttele non si trovano, il borsone di contanti non si trova quasi mai, ma i soldi lasciano sempre una traccia. Del Turco è stato ministro della Repubblica e sindacalista della Cgil negli anni in cui significava avere tempra morale. Se impazzisce da presidente della Regione e prende 6 milioni, glieli vogliamo far godere? Aragoste, ristoranti, viaggi? Zero e meno di zero. La sua vita è continuata in una sobrietà leggendaria, encefalogramma piatto».

Caiazza ha ricordato come ci sia voluto «un quarto d’ora per far rispondere alla domanda se siano stati trovati soldi oppure no al colonnello della Finanza Maurizio Favia. Alla fine – ha proseguito – ha detto che erano stati trovati 3.500 euro alla compagna. Dopo molte insistenze, sul fatto che non abbiano trovato niente ha risposto che era sostanzialmente giusto».

Caiazza ha ricordato anche l’acquisto di tre immobili da parte di Del Turco, «ma per pagarli – ha detto – ha smobilizzato una polizza di 15 anni prima e messo in vendita tre quadri dell’amatissimo Mario Schifano, suo amico personale. E poiché questo è inconciliabile con l’accusa di tangenti, la sentenza bellamente non ne parla».

«Questa è una Giunta che doveva essere fatta fuori perché operava con danno gravissimo alle operazioni illegittime di alcune cliniche private. Abbiamo vite distrutte, una reputazione politica, quella di Ottaviano Del Turco, distrutta dopo decenni di vita pubblica. Su di lui si è abbattuto un ciclone, paga i veri poteri forti di questo Paese», ha sottolineato l’avvocato Caiazza  concludendo la sua arringa difensiva di oltre 4 ore.

«Qualunque sia la ragione, questa vicenda è un’enormità che non può sopravvivere a se stessa e va ricondotta alla normalità, per questo chiedo l’assoluzione per Del Turco perché i fatti non sussistono», ha concluso Caiazza, chiedendo l’annullamento della condanna di primo grado a 9 anni e 6 mesi di reclusione. Il sostituto procuratore generale Ettore Picardi aveva chiesto invece la riduzione a 6 anni e 6 mesi.

Nell’ultima parte del suo intervento difensivo, Caiazza si è soffermato sui tanti viaggi che Vincenzo Angelini, ex patron di Villa Pini, ha asserito di avere fatto fino a Collelongo (L’Aquila), paese di origine e residenza di Del Turco, per le presunte dazioni di denaro che hanno portato alle accuse di corruzione. «Controllando tutti i Telepass è venuto fuori che Angelini è uno stalker, ci sono 64 viaggi tra il 2004 e il 2007, e 17 volte prima che iniziassero le dazioni – ha evidenziato – Nonostante la sentenza dica che i viaggi confermano i prelievi, non ce n’è neanche uno nello stesso giorno del prelievo. Dicendo che Cesarone gli diceva quando prelevare e quando consegnare, Angelini si svincola dall’obbligo di dover costruire un riscontro. Angelini dice di se stesso: non è che ho preso a caso 10 viaggi e li ho ‘schiaffati’ a carico di Del Turco, è una excusatio non petita, è esattamente quello che ha fatto».

E ancora sulla famosa foto delle mele che Del Turco avrebbe dato ad Angelini per inserirle al posto dei soldi nella busta che portava con sé, in modo da non insospettire l’autista: «La caratteristica di tutte le prove fotografiche di questo processo è che non ce n’è una che si veda – è sbottato Caiazza – Del Turco secondo loro si pone il problema della presenza dell’autista solo il 2 novembre, proprio quando Angelini ha scattato la fotografia». Come elementi per vanificare l’attendibilità della foto, il legale ha evidenziato che «la busta è diversa da quella iniziale», mentre «le foto successive a quella delle mele sono state scattate nell’ottobre 2006 a un cantiere di Villa Pini come ricostruito dalle nostre perizie. Insomma, la vicenda del 2 novembre è la prova definitiva del mendacio di Angelini contro Del Turco», ha concluso.