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Centrale biomasse L’Aquila, Trifuoggi: «Non serve alla gente»

«Compatta la posizione di presidenti e di alcuni consiglieri territoriali del comprensorio est dell’Aquila contro la realizzazione della centrale a biomasse di Monticchio-Bazzano». E’ ciò che è emerso dal recente incontro organizzato dal Comitato No Biomasse presso il Centro Anziani di Monticchio, a cui hanno preso parte anche il vicesindaco Nicola Trifuoggi e il  consigliere comunale Guido Quintino Liris.

«Le presidenti della X e XII ex circoscrizione, Sara Cecala e Sabrina Di Cosimo – spiega il comitato in una nota – hanno concordato sulla assoluta necessità di atti ostativi nei riguardi dell’insediamento della centrale, che verranno formalizzati nelle prossime riunioni consiliari, in cui l’argomento è stato già messo all’ordine del giorno. Durante la riunione si è avuto modo di stabilire i prossimi passi da effettuare per un coinvolgimento capillare della popolazione, con il supporto delle nuove realtà amministrative individuate nei Consigli Territoriali».

Trifuoggi, ex procuratore di Pescara, con i suoi 45 anni di esperienza nella Magistratura «ha confortato gli attivisti sulla assoluta necessità di perseverare nella difesa del territorio e del diritto alla salute, riguardo cui i cittadini non si sentono affatto tutelati, in primis da parte del sindaco Massimo Cialente, primo responsabile locale sanitario e di protezione civile», sottolinea il comitato.
Il comitato No Biomasse riferisce, nella nota, anche le parole di Trifuoggi: «E’ lecito e necessario protestare vivacemente anche contro la sentenza del Consiglio di Stato e mostrare indignazione verso quanto accaduto. Ma passato il momento della rabbia, occorre restare lucidi e capire che quello dell’energia e dei rifiuti è uno dei più grossi affari illeciti che si possano fare in Italia. Ci troviamo di fronte ad avversari potentissimi, per cui non ci possiamo sorprendere di certe posizioni anche in ambito di giustizia amministrativa o ordinaria».

«Il vicesindaco – si legge ancora nella nota – ha elogiato le posizioni del Comitato, poco sensibile al ricatto occupazionale di qualche decina di posti di lavoro a fronte di un danno ingente alla comunità non solo a livello di salute, per il forte impatto sulla salubrità dell’aria, ma anche riguardo l’economia locale, basata sulla qualità delle materie prime, sulle produzioni artigianali e sul turismo culturale–ambientale».

«Mi fa piacere – a riferire le parole di Trifuoggi lo stesso comitato – che il ricatto occupazionale da queste parti non funzioni, perché anche quando si chiude un’industria che inquina, si minaccia di buttare la gente in mezzo alla strada. Senza disturbare l’Ilva di Taranto, basti pensare a Bussi dove un intero paese sapeva e non ha mai detto nulla in proposito per paura di perdere quei quattro posti di lavoro. A questo punto, si deve continuare con le battaglie giudiziare in corso. C’è, inoltre, una sensibilità politica che si deve considerare: si è eletti col consenso delle persone, deve esserci una sollevazione di massa e fatta in maniera capillare; benedetti i consigli territoriali di recente istituzione, perché è tramite loro che si può sensibilizzare la gente. Non è questione di campanilismo, è lo stesso motivo per cui abbiamo solidarizzato con i No Triv e con i No Ombrina. E’ un discorso che deve agitare le coscienze di tutti, perché riguarda la nostra terra. Non è che questa centrale non deve essere realizzata a Monticchio e ci fa piacere che venga realizzata altrove. Non deve essere realizzata da nessuna parte perché non serve allo scopo, non è una fabbrica di energia, è una fabbrica di soldi, che non serve alla gente».

 

 

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