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Massimo Cialente: Sapevo, poco ma sapevo!

di Roberta Galeotti

Massimo Cialente risponde al nostro articolo delle 11:14 di questa mattina con un post delle 15:40, pubblicato sulla sua pagina di Facebook. Il primo cittadino conferma di essere venuto a conoscenza di alcune cose, «poche non molte» dice, ma sostiene anche di aver sempre reso edotti i Prefetti che si sono avvicendati in città e di aver sempre chiesto norme certe e chiare a cui affidarsi. Ora Cialente chiede inchieste per far luce e sentenze rapide. «Temo solo una cosa: le prescrizioni. Sarebbero una coltellata alla città».

 

—— Il post del sindaco ——-

«Articolo interessante, che riporto, per rispondere, poichè ho deciso di cominciare anch’io a mettere tutti i puntini sulle i, che vi assicuro sono tante» inizia il sindaco.
«Nell’articolo c’è un virgolettato» in cui si chiede se il sindaco poteva “NON sapere”».
«Ebbene io non è che sapessi molto. Ma qualcosa sapevo e tuttora mi capita di venire a sapere – scrive il sindaco -.
Sapevo delle grandi difficoltà e pericoli della vicenda puntellamenti, poi sapevo, e tuttora mi capita di sapere, quanto emergeva o emerge da sfoghi, che però vogliono sempre restare anonimi di imprese, cittadini e qualche progettista, da lettere anonime (tantissime), da mie deduzioni da analisi, da letture attente di norme lacunose.

In particolare sapevo di alcune vicende, se non illegali, immorali di alcuni protagonisti della ricostruzione privata. Anche interventi delle opposizioni mi facevano accendere allarmi.
Quindi sapevo, magari poco, ma sapevo.
Tutto ciò che sapevo l’ho sempre detto, riferito, commentato e segnalato a chi di dovere.
Dal problema discarica per le macerie e puntellamenti all’allora Prefetto e Vice Commissario Gabrielli, ai Prefetti successivi, agli incontri anche con il Prefetto Frattasi, alle riunioni con l’allora struttura Commissariale e Struttura Tecnica di missione, alla Procura, alle forze dell’ordine, a Ministri e Parlamentari.
Ho persino trasmesso interi fascicoli di atti comunali. Io, in prima persona.
Ho sempre chiesto, abbiamo sempre chiesto regole più stringenti. Con Barca funzionò poco, perchè la famosa vicenda dell’offerta di almeno 5 imprese per la ricostruzione privata, rimase una norma priva di alcuna efficacia. Con Stefania Pezzopane persino nell’ultimo confronto, quello sulla legge per L’Aquila, abbiamo chiesto inutilmente altre norma: le White List, gli elenchi “reputazionali” dei progettisti. Non hanno voluto inserirle per non sovraccaricare di lavoro le Prefetture.
Perchè tanta insistenza nel richiedere norme, e tanta assiduità nel passare informazioni a chi di dovere , che per alcune inchieste in corso credo ne abbia fatto un buon uso?
Perchè ho sempre saputo che qualsiasi ombra sulla ricostruzione avrebbe danneggiato la città ed i cittadini. E perchè volevo e tuttora voglio che il sistema L’Aquila sia un esempio e non una macchia.
Nonostante la mancanza di norme più stringenti, credo che la maggioranza dei cittadini e dei protagonisti della ricostruzione si siano comportati bene.
Ecco perchè chiedo inchieste per far luce in ogni angolo, e sentenze rapide , che ci dicano ciò che è veramente accaduto. Perchè se qualcuno ha sbagliato deve pagare, se qualcuno è innocente deve uscirne bene.
Temo solo una cosa: le prescrizioni. Sarebbero una coltellata alla città.
Temo un’altra cosa: l’uso ambiguo che si sta facendo di alcune vicende, lo strano giro di atti che si ventila. I tempi del Sifar spero siano lontani e risolti, in un Paese che ha una Costituzione».

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