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27enne abruzzese scomparso trovato senza vita in Liguria. Dna conferma

E’ di Giuseppe Colabrese, 27 anni, di Sulmona, il cadavere trovato in avanzato stato di decomposizione nel bosco di Canarbino a Cerri di Arcola (La Spezia) il 9 ottobre scorso. Lo ha stabilito il Dna.

L’autopsia ha riscontrato una ferita al cranio, tanto che non è esclusa l’ipotesi dell’omicidio. La notizia è riportata dai quotidiani La Nazione e Il Centro.

Tutto faceva pensare che si trattasse di Giuseppe, arrivato nello spezzino i primi giorni dell’agosto scorso per passare qualche giorno in compagnia di un amico abruzzese: età, statura e scarpe da ginnastica Nike Air Max.

Dopo la scomparsa di Giuseppe, i genitori avevano lanciato un appello anche a ‘Chi l’ha visto’. Davanti alle telecamere, la mamma Anna Rita e il papà Luciano avevano riferito di aver saputo dall’amico che lo stesso, il 6 agosto, aveva accompagnato Giuseppe da La Spezia a Genova, in coincidenza con la sua partenza col traghetto alla volta di Olbia e che il programma  di Giuseppe era quello di tornare a Sulmona.

LA FAMIGLIA: «VOGLIAMO LA VERITA’» – «Ora vogliamo sapere la verità, cos’è successo e chi lo ha ucciso». Dopo la risposta dell’esame del Dna che ha appurato essere di suo figlio il corpo trovato in un bosco ad Arcola, la madre di Giuseppe Colabrese parla tramite l’avvocato della famiglia, Federica Benguardato.

Annarita Grossi aveva sperato fino a ieri di poter riabbracciare il figlio 27enne, partito dall’Abruzzo per una vacanza in Liguria e di cui si erano perse le tracce a fine agosto. Sulla morte del giovane la Procura del tribunale di La Spezia ha aperto un fascicolo contro ignoti in cui si ipotizza l’omicidio volontario. Non si esclude che nei prossimi giorni possa essere contestato anche il reato di occultamento di cadavere, viste le modalità del ritrovamento. In precedenza la Procura di Sulmona aveva aperto un’inchiesta per violenza privata, dopo che i genitori avevano denunciato la scomparsa di Giuseppe dal 31 agosto.

Secondo il legale della famiglia ci sono troppi lati oscuri nella storia, dall’improvvisa scomparsa alle modalità con cui è stato ritrovato il corpo, del tutto casualmente, in un bosco popolato da cinghiali. «Lui che non amava fare passeggiate solitarie e che aveva paura degli animali – sottolinea l’avvocato Benguardato, presidente della sezione abruzzese dell’associazione Penelope, che si occupa di dare assistenza alle famiglie delle persone scomparse – E poi perché indossava scarpe nuove, appena comprate? E i pantaloni corti in un posto così impervio? Quesiti ai quali la famiglia vuole risposte».

La decisione del sostituto procuratore di La Spezia Claudia Merlino in relazione all’inchiesta è strettamente legata all’esito degli esami del Dna. «I genitori di Giuseppe sono distrutti – dice ancora l’avvocato Benguardato – Non accettano di aver perso il maggiore dei figli, solo 27enne, in questo modo così assurdo e pieno di perché».

Giuseppe era partito in treno da Rivisondoli (L’Aquila), paese di origine della madre, all’inizio di agosto per raggiungere un amico in Liguria e trascorrere con lui un breve periodo di vacanza. «L’amico sostiene che Giuseppe non ha dormito da lui, ma in un B&B, e di averlo incontrato solo al suo arrivo e mai più rivisto – racconta l’avvocato Benguardato – Il fatto strano è che, nonostante i nostri sforzi e i tanti volantini affissi tra La Spezia, Genova e Romito Magra, frazione di Arcola, nessuno in quei giorni ha visto Giuseppe e nessun proprietario di B&B pare lo abbia ospitato». «Di sicuro in quel bosco di cui non conosceva l’esistenza non ci è andato da solo – conclude il legale della famiglia Colabrese – L’impressione è che sia stato ucciso in un posto e poi trasportato nel luogo del ritrovamento da una persona che conosce bene la zona e che sapeva che il corpo non sarebbe mai stato ritrovato, perché a farlo sparire ci avrebbero pensato i cinghiali. Cosa che sarebbe avvenuta, se i cacciatori che lo hanno trovato non si fossero spinti, per pura casualità, in quel dirupo».

 

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