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Quando un incarico fa discutere il web. Cosa non piace di Nathalie Dompè?

Il dibattito c’è, insieme a una petizione su change.org  dal titolo: “Chiarimenti pubblici su nomina presidente Teatro Stabile Abruzzo”. 
Fa discutere il recente incarico assegnato, dall’assemblea del Teatro Stabile d’Abruzzo su indicazione della regione, a Nathalie Dompè , figlia di Sergio Dompè e ventottenne impegnata nell’azienda familiare dove si è occupata di responsabilità sociale. Alcuni progetti in passato  si sono svolti anche all’Aquila.
La petizione che sta facendo il giro della rete e di tutti i social, in pochi giorni è stata firmata da più di 200 persone.
L’obiettivo è avere risposte sul nuovo incarico di presidente di un ente che attraversa, ormai da anni,  un periodo difficile.
Ezio Rainaldi, imprenditore aquilano e ormai ex presidente, si  è dimesso qualche settimana fa proprio per le poche certezze sui fondi regionali destinati allo Stabile.

Nathalie Dompè è laureata in Business Administration all’Università  Bocconi di Milano, parla tre lingue e ha studiato teatro al Saint Martins di Londra.
La nomina di una giovane donna  a presidente del TSA costituisce un punto di rottura con il passato e non piace proprio a tutti.
Anche se era stato lo stesso direttore artistico Alessandro D’Alatri a mostrare la sua apertura verso enti privati e non solo pubblici per il reperimento dei fondi.

La petizione è uno strumento legittimo che rappresenta l’ impegno civico dei cittadini e l’interesse di confrontarsi con istituzioni ed enti. Ma c’è da dire che non sempre è stato fatto in passato.

La petizione a firma di Daniele Milani insinua dubbi sulla preparazione di Nathalie. Giusto avere dubbi, ma la tempistica con cui vengono sollevati è discutibile.

Di seguito alcune motivazioni che accompagnano la firma alla petizione:

  • Sto firmando perché condivido la lettera punto per punto.

  • condivido

  • Il motivo per cui firmo e’ ben descritto nella petizione che condivido.
  • Firmo poiché non credo nei curricula e tantomeno nella gioventù, ma solo ai fatti che in questo caso devono pervenire da comprovata esperienza nello specifico settore e dal mero interesse dimostrato nel tempo nella gestione della cosa pubblica. I titoli sono solo “pezzi di carta” se non hanno un riscontro pratico, e la bellezza non è necessaria per svolgere certe mansioni. Non sono un burocrate affezionato alla mentalità da statale, ma reputo necessario percorrere una strada non priva di ostacoli prima di arrivare all’apice. Non credo sia giusto ricoprire i massimi ruoli di un istituzione pubblica bruciando tutte le tappe solo perché di buon nome. Quello che vale per le aziende di famiglia non deve valere per le aziende di tutti. Per giunta qui si parla di cultura. Bravo Daniele Milani per la splendida e civile lettera.

  • E’ ora di smetterla con le clientele e le furbizie in danno della collettività