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La Marsica verso la desertificazione industriale. Occorre una nuova classe dirigente. Subito

Negli ultimi cinque anni la Marsica ha perso oltre mille imprese (dati www.movimprese.it).  E’ la crisi, si dirà, e mal comune è mezzo gaudio. Non è così: la Marsica mostra la peggiore performance abruzzese, non solo rispetto alle aree forti della costa, ma anche in confronto alle altre aree interne. Nell’aquilano, ad esempio,  le imprese crescono (+597),  mentre subiscono solo lieve flessioni il territorio Peligno (-149) e l’Alto Sangro (-24).  Mentre l’aquilano  cresce del 7% come numero di imprese, la Marsica ne perde l’8%, e riesce a fare molto peggio della media italiana (-3,1%), del territorio Peligno (-3,6%) e dell’Alto Sangro (-1,2%).

E il dato più grave è che le imprese marsicane che cessano l’attività sono quasi tutte operanti nel settore “fiore all’occhiello” di questo territorio, ovvero nell’agroalimentare, una filiera che non conosce crisi e risulta in forte crescita in tutta Europa. In forte crescita ovunque,   meno che nella Marsica, nonostante il fatto che questo territorio rappresenti una realtà agricola importantissima con il Fucino e le sue produzioni (25% del prodotto agricolo abruzzese).

La desertificazione industriale si è accelerata negli ultimi anni, dopo la scellerata decisione della Regione di escludere la Marsica dagli aiuti di Stato che incentivano sia nuove imprese ad insediarsi nelle aree sussidiate, sia le imprese già operanti ad innovare nei prodotti e nei processi produttivi.

E il dato ancora più grave è che nessuno reagisce e nessuno fa niente. Dove sono i sindaci, i consiglieri regionali, i parlamentari, le  associazioni di categoria, i sindacati, etc?  Il fiero popolo dei Marsi è ormai inerme, ormai ripiegato su se stesso, si accontenta delle briciole e subisce come un pugile suonati alle sventole che Stato e Regione gli rifila continuamente, escludendolo da ogni e qualsiasi progetto organico di sviluppo.

Già da questi dati emerge, senza ombra di dubbio, il gigantesco problema del nostro territorio: l’urgente necessità di una nuova classe dirigente. E’ questa colossale carenza di classe dirigente che incancrenisce i problemi della Marsica, divenuta negli ultimi anni la Cenerentola d’Abruzzo. Da questa carenza nasce la sua insussistenza politica, la sua assenza negli ambienti che contano, la sua incapacità a fare squadra, il suo sfascio amministrativo ma prima ancora il degrado civile che lo ha generato. Una terra senza più un’élite riconosciuta e povera di società civile: perciò senza più tradizioni e senz’anima. Priva del fermento di vita e di idee assicuratole un tempo da un ceto di politici illuminati, di intellettuali, di giornalisti colti, di uomini e donne di cultura che s’incontravano nelle sue trattorie, nei luoghi di aggregazione, nelle librerie (luoghi ormai quasi inesistenti e sostituiti da anonimi bar e sale slot).

Gare di appalti, contratti di consulenze, pratiche per licenze, affari più o meno legali legano le piccole oligarchie oggi dominanti alle amministrazioni pubbliche, oligarchie locali che fanno il bello e il cattivo tempo, pressando e ricattando la politica che, peraltro, nuota a suo agio in questo paludoso acquario affaristico.

La scarsa presenza di una società civile locale porta, nella Marsica, a vaste disfunzioni della cosa pubblica, ad opachi accordi trasversali, all’emergere di quadri partitici affamati e imprenditori privati fasulli magna-magna, a mali di ogni tipo che mostrano una realtà politica diffusamente guasta. In troppi sono abituati a non avere alcun senso civico, a non rispettare alcuna regola, ad evadere tutto ciò che è possibile evadere, ad abusare di ogni possibilità di abuso.Troppe associazioni di categoria, troppi gruppi sociali, troppi organismi, troppi ambienti, si nutrono di humus di familismo amorale ed intimamente corrotto.

Troppi cittadini onesti sono delusi, ed hanno rinunciato con il loro impegno a cambiare le cose. Il risultato è devastante: alla greppia della politica mangiano in pochi, mentre i più si dibattono tra mancato sviluppo, cattiva amministrazione, criminalità dilagante e degrado a tutti i livelli.

Sono i cittadini onesti, e sono i più, che devono farsi un esame di coscienza e scendere in campo. Tra meno di due anni si rinnova il sindaco di Avezzano, che della Marsica è il Capoluogo. Ripartiamo da qui. Questa terra deve essere stimolata a rinascere, deve avere una scossa. Si parta da qui. Occorre ripartire dalle molte risorse presenti per realizzare la formazione di una nuova classe dirigente nella politica. Dobbiamo mandare a casa, meglio sarebbe a zappare, chi occupa rilevanti postazioni di potere e questo potere non lo esercita a beneficio dei cittadini ma solo a beneficio personale e familiare.

Non arrendiamoci alla situazione attuale! Non dobbiamo mai smettere di manifestare concretamente la consapevolezza della responsabilità di abitare da cittadini liberi la nostra città e di prendersi cura della sua gente, dei suoi problemi e delle sue potenzialità. Cacciamo i ladroni e gli incapaci  dal Tempio, riprendiamoci il futuro nostro e dei nostri figli. Subito però.

PSC