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Roma, si dimette il Sindaco Marino

di Nando Giammarini*

Dopo una giornata altalenante, fatta di affermazioni, smentite e di incontri al cardiopalma, il Sindaco di Roma Ignazio Marino, in carica dal giugno 2013, allorchè vinse le elezioni con oltre il 63% dei voti dei romani, ha rassegnato le proprie dimissioni da primo cittadino della Capitale.

Pd e Sel lo hanno praticamente scaricato, arrivando ad affermare che se non si fosse dimesso lo avrebbero sfiduciato in Consiglio Comunale. Una successiva riunione di Giunta – che non ha superato le due ore che il Sindaco ha chiesto di allargare, proprio per contarsi e regolarsi di conseguenza, ai consiglieri di maggioranza e ai presidenti dei Municipi – è culminata con le dimissioni di tre suoi assessori , nominati in estate a seguito dello scandalo “Roma Capitale”:  il vicesindaco Marco Causi, l’assessore ai Trasporti Stefano Esposito e quello al Turismo Luigina Di Liegro. Il primo segnale inconfutabile della fine dell’Amministrazione Marino. Fedeli fino in fondo l’assessore all’ambiente Estella Marino ed Alessandra Cattoi già coordinatrice del suo comitato elettorale.

Di fatto la fine di Marino era stata decretata nella notte tra mercoledì e giovedì, quando una serie di incontri si erano intensificati tra il premier Matteo Renzi e il commissario di Roma, Matteo Orfini. Un errore politico madornale poiché si è voluto immorale un uomo ancor prima che un Sindaco che aveva fatto ”piazza pulità” di quella scandalosa speculazione e l’infame meccanismo corruttivo mafioso che ha invaso anche una parte del PD e che lui ha combattuto senza risparmio di energie. Forse ha pagato anche per questo, per aver ”pestato i piedi “ ai tanti potenti che si annidavano nelle stanze dei bottoni.

Per tutto il pomeriggio in piazza del Campidoglio si sono fronteggiati sia i simpatizzanti che gli oppositori di Marino; alla fine le opposizioni con i 5 stelle in testa l’hanno spuntata. Certo non è un bello spettacolo, per il mondo intero e per la stessa chiesa, affrontare il giubileo nella città simbolo della fede senza una guida politica. Comunque Marino ha lasciato uno spiraglio aperto, come dire una scappatoia, in quanto ha affermato che per legge le dimissioni possono essere revocate entro 20 giorni, quindi fino al 28 ottobre. Valuterà seriamente se esistono ancora le condizioni per riprendere il cammino interrotto bruscamente.

Sarebbe il caso che il Pd, in uno slancio di democrazia e di rispetto per l’elettorato, convocasse un’assemblea degli iscritti per valutare l’intera questione. La parola, intanto, va al prefetto di Roma, dottor Gabrielli, che dovrà nominare un Commissario atto a traghettare il comune fino alle elezioni di primavera.

E’ sottinteso che con le dimissioni dell’Amministrazione cittadina sono dimissionari anche tutti e 15 i Municipi della Capitale. Intanto i pentastellati si preparano alla prossima campagna elettorale che, stando alle ultime recenti proiezioni statistiche, li vedono alla guida del Campidoglio nella prossima tornata elettorale di primavera. Inutile prendere in considerazione le affermazioni di Salvini che in un comunicato affidato a Twitter ha dichiarato:”Ora la Lega nord è pronta a far ripartire Roma”. Ma che far ripartire Roma se non sono in grado di gestire casa loro.

Riportiamo uno stralcio del discorso di dimissioni del sindaco che, annunciando le proprie dimissioni, si è rivolto alla città con queste parole:

“Care romane e cari romani, ho molto riflettuto prima di assumere la mia decisione. L’ho fatto avendo come unica stella polare l’interesse della Capitale d’Italia, della mia città. Quando, poco più di due anni e mezzo fa, mi sono candidato a sindaco di Roma l’ho fatto per cambiare Roma, strappando il Campidoglio alla destra che lo aveva preso e per cinque anni maltrattato, infangato, sino a consentire l’ingresso di attività criminali anche di tipo mafioso. Quella sfida l’abbiamo vinta insieme. In questi due anni ho impostato cambiamenti epocali, ho cambiato un sistema di governo basato sull’acquiescenza alle lobbies, ai poteri anche criminali. Non sapevo – nessuno sapeva – quanto fosse grave la situazione, quanto a fondo fosse arrivata la commistione politico-mafiosa. Questa è la sfida vinta: il sistema corruttivo è stato scoperchiato, i tentacoli oggi sono tagliati, le grandi riforme avviate, i bilanci non sono più in rosso, la città ha ripreso ad attrarre investimenti e a investire. I risultati, quindi, cominciano a vedersi. Il 5 novembre su mia iniziativa il Comune di Roma sarà parte civile in un processo storico: siamo davanti al giudizio su una vicenda drammatica che ha coinvolto trasversalmente la politica. La città è stata ferita ma, grazie alla stragrande maggioranza dei romani onesti e al lavoro della mia giunta, ha resistito, ha reagito. Tutto il mio impegno ha suscitato una furiosa reazione. Sin dall’inizio c’è stato un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani. Questo ha avuto spettatori poco attenti anche tra chi questa esperienza avrebbe dovuto sostenerla. Oggi quest’aggressione arriva al suo culmine. Ho tutta l’intenzione di battere questo attacco e sono convinto che Roma debba andare avanti nel suo cambiamento. Ma esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso. Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti. Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni. Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni. Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche. Questi i motivi e il quadro in cui si inseriscono le mie dimissioni. Nessuno pensi o dica che lo faccio come segnale di debolezza o addirittura di ammissione di colpa per questa squallida e manipolata polemica sulle spese di rappresentanza e i relativi scontrini successivamente alla mia decisione di pubblicarli sul sito del Comune. Chi volesse leggerle in questo modo è in cattiva fede. Ma con loro non vale la pena di discutere.
Mi importa che i cittadini – tutti, chi mi ha votato come chi no, perché il sindaco è eletto da una parte ma è il sindaco di tutti – comprendano e capiscano che – al di là della mia figura – è dal lavoro che ho impostato che passa il futuro della città. Spero e prego che questo lavoro – in un modo o nell’altro – venga portato avanti, perché non nascondo di nutrire un serio timore che immediatamente tornino a governare le logiche del passato, quelle della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e del meccanismo corruttivo-mafioso che purtroppo ha toccato anche parti del Pd e che senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma tutto il Campidoglio”.

Auguriamo al Sindaco Marino, un chirurgo prestato alla politica, tornando alla sua attività di raccogliere tutte quelle soddisfazioni umane e professionali che la politica gli ha impedito. In fondo lo ricordiamo a chiare note è stato il primo Sindaco che ha avuto il coraggio di scoperchiare “Mafia Capitale”dopo una serie di misfatti e fallimenti delle Amministrazioni di destra.

*lettore