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Infrastrutture strategiche in Abruzzo. La Marsica resta a bocca asciutta

Firmata l’intesa tra Anas e Regione per la realizzazione delle infrastrutture strategiche in Abruzzo. Infrastrutture importantissime ed attese: segnaliamo tra le altre opere che hanno avuto il “via libera” dall’Anas, il completamento della superstrada Rieti-L’Aquila-Navelli-Bussi, il collegamento veloce L’Aquila-Pescara, l’ultimazione della Teramo-Mare, le strade Vasto-San Salvo, Francavilla-Ortona e Montesilvano-Silvi, il prolungamento del raccordo autostradale Chieti-Pescara e il completamento della Fondovalle Sangro.

E la Marsica? Ohibò, forse la Marsica non fa più parte dell’Abruzzo, perché in questa fetta importante della Regione non è prevista alcuna “opera strategica” almeno per i prossimi anni. Dal territorio quasi nessuna reazione pubblica, a parte qualche flebile vagito dell’on.le Piccone ed amici, giusto per lavarsi la coscienza, che parlano di “Regione matrigna con la Marsica sul fronte infrastrutture”.

Nessuna protesta dalla Confindustria, dalle associazioni di categoria, dai sindacati, niente di niente. La Marsica ormai è come addormentata, piegata ed umiliata: ha inghiottito l’esclusione del territorio dagli aiuti di Stato per le nuove imprese (ed infatti nessuna impresa si insedia ad Avezzano), ha deglutito lo stato di coma assistito in cui la Regione tiene un gioiello come il Crab (dopo le molteplici promesse di un potenziamento mai arrivato), ha subito i tagli al sistema dei trasporti (e che fine ha fatto il promesso miglioramento della ferrovia Avezzano-Roma?), ha patito il potenziamento dell’Interporto di Manoppello a danno di quello mai aperto di Avezzano. L’elenco degli sfregi è lungo, per carità di patria ci fermiamo qua. La Marsica è out, questa è la verità vera. Basti pensare che alla firma del protocollo con l’Anas non è stato neppure invitato il sindaco Di Pangrazio, che pure della Marsica si espone sistematicamente come rettore e leader e punto di riferimento (ma de che?).

E tra i silenzi più assordanti, dopo l’esclusione dei Marsi dal beneficio delle opere strategiche, è quello del fratello del sindaco, il Peppe presidente del Consiglio regionale, che non ha ritenuto neppure di fare una piccola protesta sull’osceno misfatto perpretato a danno della sua terra (attendiamo pubblica smentita). Eh sì, è quello stesso Peppe che un giorno sì e l’altro pure, quando era consigliere regionale d’opposizione, strillava con Chiodi per gli scippi subiti da Avezzano e per la mancata apertura dell’Interporto. Ora che è presidente del Consiglio e gli scippi sono più gravi e l’Interporto è più chiuso di prima, è meglio tacere, forse, per evitare polemiche con il  gran manovratore D’Alfonso (il cui acume politico è fuori discussione: bastona chi può bastonare e chi le bastonate le merita tutte).

Nelle politiche regionali non vi è quasi traccia di questo lembo d’Abruzzo chiamato Marsica, a parte gli ordinarissimi interventi previsti dai programmi settoriali (agricoltura, ecc.). Non v’è traccia di quegli interventi aggiuntivi e sostitutivi che avrebbero dovuto ristorare questo disgraziato territorio dopo l’esclusione della Marsica dagli aiuti di Stato (anche questa decisa dalla Regione).

Fin qui la cronaca. E’ evidente che nella Marsica non mancano problemi infrastrutturali gravi, ma il territorio non riesce ad esprimere alcuna spinta politica significativa per convincere la Regione a fare qualcosa per Avezzano e comuni, mentre ben altro trattamento è stato riservato all’Aquila che potrà contare di un pacchetto di opere importantissime.

Insomma, ancora uno smacco pesante per dipangrazi e sodali, partiti come i rettori della Marsica e finiti in una palude di promesse irrealizzabili e sullo scivoloso terreno dell’inconcludenza.  E’ il caso di richiamare il cartello sarcastico che i lavoratori del Crab, delusi da montagne di promesse, hanno affisso ai cancelli qualche settimana orsono: “Fratelli Di Pangrazio, Vi ringrazio”.  Grazie tante, continuate così….

L.S.

 

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