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Barattelli, rinviato il concerto dell’Isa. Intervista al direttore Pezzopane

E’ stato rinviato a data da destinarsi il concerto dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese, previsto per domenica prossima, che avrebbe inaugurato la settantesima stagione concertistica della Società Aquilana dei Concerti ‘Bonaventura Barattelli’. La causa del rinvio è da addebitarsi alle note difficoltà economiche dell’istituzione sinfonica, al centro peraltro di un acceso dibattito in Consiglio Regionale sul rifinanziamento pubblico degli enti culturali abruzzesi.

Salterà dunque l’inaugurazione (che pertanto si terrà domenica 18 in concomitanza con il concerto dell’Orchestra della Toscana all’Auditorium della Guardia di Finanza), ma non il cartellone proposto dalla Società Barattelli, che viceversa si accinge a celebrare il significativo traguardo dei settant’anni di attività concertistica.

Settant’anni densi e da sempre costellati, grazie all’iniziale intuizione e allo spirito d’iniziativa del fondatore Nino Carloni, di alta musica e di partecipazioni memorabili dei più grandi interpreti, che hanno nel tempo contribuito a far inserire stabilmente la città nei circuiti nazionali ed internazionali della cultura, liberandola così dalle maglie strette ed asfissianti di un altrimenti inevitabile provincialismo. Di questa ricorrenza e dei progetti futuri dell’ente musicale aquilano abbiamo discusso con Fabrizio Pezzopane, attuale direttore artistico.

Sta per prendere avvio una stagione che coincide con i primi settant’anni di vita della Società dei Concerti. Che tipo di iniziative sono state prese per l’occasione?

Abbiamo evitato di organizzare celebrazioni inutilmente pompose. Ci si è viceversa concentrati nella programmazione di un cartellone variegato che garantisse un elevato standard qualitativo e che in qualche modo celebrasse lo stretto legame della musica con la città. In tal senso sarebbe stato significativo il concerto inaugurale dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese, che è anch’essa frutto, tra l’altro, della instancabile creatività dell’avvocato Carloni. Ma sarà poi importante, ad esempio, il ritorno in città di Uto Ughi, che all’Aquila addirittura si esibì per la prima volta nel 1963. Non mancheranno infine artisti di grandissimo richiamo internazionale come András Schiff o artisti più ‘pop’ come Stefano Bollani o Simona Molinari che richiamano invece un pubblico più eterogeneo.

A proposito di pubblico, per una società dei concerti come la ‘Barattelli’, nella sua storia prevalentemente votata alla ‘musica colta’, quanto è difficile allargare il target cercando di coinvolgere anche i più giovani?

E’ un tentativo doveroso, quello di coinvolgerli, ma anche molto complesso. Nell’era della digitalizzazione, le nuove generazioni hanno un accesso immediato alla musica e alla cultura, motivo per cui sono anche molto più selettive nei gusti. Le generazioni passate, al contrario, avevano un entusiasmo diverso e accomunante, proprio perché, in assenza di Internet e di altri mezzi, il partecipare a qualsiasi tipologia di evento rappresentava l’unico strumento per soddisfare le proprie esigenze culturali. Quel che si può fare, comunque, è cercare di diversificare quanto più la scelta, cercando sia di mantenere le proprie specificità, sia di introdurre qualche sperimentazione interessante.

In mancanza di un sostegno alla cultura davvero tangibile da parte della politica, quanto è difficile mantenere nel tempo un livello musicale sempre all’altezza?

Di base v’è da dire che è in crisi il circuito economico del mondo della musica. Motivo per cui le richieste degli artisti hanno subito, negli ultimi anni, una conseguente flessione. E’ possibile quindi garantire un contenuto di spessore che contempli un contenimento dei costi.  Ad ogni modo, tenendo sempre presenti i vincoli di bilancio, la ‘Barattelli’, che è da annoverare tra le maggiori società concertistiche nazionali, è riuscita nel corso dei suoi settant’anni ad instaurare un rapporto duraturo con numerosi artisti che provano anche affetto e piacere nel tornare all’Aquila. Bisogna aggiungere, poi, che dopo il sisma in molti hanno dimostrato una sensibilità particolare nei confronti della città.

In merito al post-sisma e alle annesse difficoltà logistiche, che prospettive ci sono riguardo al ritorno nella storica sede del Castello cinquecentesco?

Non disponiamo al momento di elementi che ci permettono di fare una previsione certa sulla riconsegna dell’intero immobile e, quindi, sul nostro contestuale rientro. In questi ultimi anni indubbiamente l’auditorium progettato da Renzo Piano –tra l’altro, in tema di ricorrenze, inaugurato esattamente tre anni fa con un concerto diretto da Claudio Abbado- ha rappresentato un punto di riferimento importante per la ripresa stabile dell’attività concertistica. Quel che possiamo dire è che la nostra volontà, in ogni caso, è quella di riappropriarci degli antichi spazi, soprattutto perché una città come L’Aquila che ha puntato dal dopoguerra ad oggi sulla cultura, anche grazie al contributo della ‘Barattelli’, necessita di luoghi identificativi proprio perché è la cultura stessa che ha bisogno di simboli in cui identificarsi.

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