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Scuola, insegnante di sostegno dall’Aquila a Padova

Lidia*, aquilana, è un insegnante di sostegno precaria, che dal 1 luglio 2016 sarà costretta a trasferirsi a Padova. La “buona scuola” ha deciso così.
L’immissione in ruolo si trasforma in una quasi punizione per i precari e anche per chi resta ‘qui’.
Per il secondo anno consecutivo Lidia percorre 150 chilometri al giorno. Un viaggio lungo, ma che la porta dritta dal suo alunno speciale.
Andrea* è un bambino autistico.

Gli occhi di lui sono sempre altrove, la mano di lei è sempre tesa.
Tra loro c’è subito empatia. Sì, nonostante il mondo apparentemente impenetrabile fatto di barriere fisiche, linguistiche e sociali di un bambino autistico.

Quello di Lidia è un amore grande per il suo lavoro, ma anche una sorta di missione.
Da quest’anno avrebbe potuto lavorare nella sua città. Ma rinuncia. Vuole continuare a ‘scrivere’ questa storia di equilibrio e bellezza.
Una storia complicata, fatta di momenti difficili, ma anche di importanti traguardi.
Ogni piccolissimo successo è la gioia di Lidia e dei genitori del piccolo Andrea.
Anche loro hanno sperato in questa continuità educativa.
Ma l’esodo dettato dal nuovo ddl non garantisce, ai giovani affetti da disabilità, il diritto alla continuità educativa-didattica, fondamentale come spiega la stessa Lidia, nel loro percorso scolastico, di apprendimento e di integrazione.

La Redazione

*Lidia e Andrea, nomi di fantasia.