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L’Aquila, ‘Do ut des’ Cialente vuole sentenza

L’Aquila –  Il caso delle tangenti a L’Aquila resta ancora senza sentenza e la data del giudizio dell’inchiesta ‘Do ut des’ si allontana ulteriormente dopo che l’udienza preliminare, che dovrebbe decidere sul rinvio a giudizio degli 8 indagati, è stata di nuovo rinviata lo scorso 30 settembre, questa volta al 18 novembre. E’ la quarta volta, da gennaio scorso, che l’udienza viene rinviata, sempre per vizi di notifica. Il primo cittadino non ci sta e chiede una sentenza chiara. «L’inchiesta ‘Do ut des’ non dà ancora risposte, e questo è molto grave, quella sentenza deve essere data agli italiani, perché quando esplose l’inchiesta, accusarono noi aquilani di essere un popolo di magna magna».

Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente in riferimento all’inchiesta della procura aquilana su presunte mazzette nella ricostruzione emersa nel gennaio 2014 che ha coinvolto il comune dell’Aquila causando le dimissioni dell’allora vicesindaco Roberto Riga, indagato, e di quelle del sindaco, poi ritirate, non indagato.  I palazzi del centro storico fulcro dell’ inchiesta sono Palazzo Carli e il palazzo di Via Accursio, facente parte dell’aggregato ALTOMAC.

 

L’Inchesta ‘Do ut des’

Quattro persone ai domiciliari per 15 giorni: Pierluigi Tancredi, ex Consigliere al Comune dell’Aquila e dirigente Asl1; Vladimiro Plaicidi architetto, ex assessore della Giunta Cialente; Pasqualino Macera imprenditore di Atri; Daniela Sibilla, collaboratrice di Placidi e Tancredi.

Quattro gli indagate: Daniele Lago, titolare della ditta Steda S.p.a; Mario Di Gregorio Dirigente Comunale; Roberto Riga ex vice sindaco dell’Aquila; Fabrizio Menestò direttore dei lavori di puntellamento di Palazzo Carli.

Il GIP (Giudice delle indagini preliminari) del Tribunale di L’Aquila, Romano Gargarella.

 

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