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Scanno, il mito che ha attraversato il tempo fotogallery

di Vincenzo Battista – Fotografia Vincenzo Battista.

Scanno è un luogo di miti leggendari residuali, di simboli arcaici, di spazi che hanno attraversato il tempo. “Fanatismo e giubilio la percorrono in tutti i lati, rotolandosi divotamente per terra a fine di premunirsi dai dolori colici…“, scrive lo storico Giovanni Pansa, riferendosi ad un rito tenuto presso la grotta di San Martino, ad ovest del paese.

Un’altra grotta, situata nella Valle del Sagittario, rappresenta il luogo simbolo di San Domenico Abate. Sito geografico dell’accadimento prodigioso e della grazia ricevuta, è un territorio di pellegrinaggi e di processioni annuali.

La notte dei fuochi i totem celebrativi in onore di San Martino, le “Glorie”, costituite da quattro “palanconi” e alte oltre dieci metri, con decine di quintali di legna all’interno, vengono issate come torri nei telai che le mantengono. Esse arderanno, purificando con i riverberi del fuoco le insidie e i malefici. Sono simboli di appartenenza alla comunità locale, dialogante con una natura aspra e selvaggia. Saranno loro, le torri di fuoco, apotropaiche, a dare certezza alla comunità che ha saputo sfidare il tempo.

Dentro, invece, all’interno delle mura protettive del borgo, si celano e si custodiscono i miti che nutrono da secoli le case, le strade, i luoghi dell’appartenenza sociale. “Le donne che lavoravano la maglia avevano ganci d’argento all’altezza della spalla sinistra, da cui scendeva la lana – scriveva Estella Canziani in visita a Scanno nel 1918 – alcuni loro fermagli erano di ottima fattura e rappresentavano rane, corni e mezze lune, per allontanare il malocchio...”. Come il “tredici“, un amuleto protettivo in argento per i neonati, con funzioni apotropaiche, un ciondolo che aperto rappresenta il sole.

Avvolte in un panno, secondo l’antica consuetudine di Scanno, nella sua prima visita la nonna portava al neonato le “tre cose“: un fischietto, un campanello e il solare “tredici”. I primi due oggetti erano giochi per il neonato; il terzo aveva invece una funzione propiziatoria per la sua futura vita di pastore.

L’amuleto multiplo, il “tredici” nelle sue numerose versioni simboliche, aggiornato con racchette da tennis, pistole e scarpe, nell’interpretazione del mito di Scanno era rappresentato da una serie di figure: il gallo, simbolo della vigilanza; il cornetto, contro il malocchio; la stella, emblema del destino; l’angelo custode; la colomba della pace; il fiore, allegoria dell’affetto; Sant’Eustachio, protettore del paese; la chiave, metafora dell’amore; il pastore, esempio di lavoro; Santa Lucia, patrona della vista; lo zampognaro, immagine di accortezza; l’arcangelo Michele, oppositore di Satana; la Madonna, simbolo del candore.

 

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