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Anziani sfrattati, disponibili strutture

Gli anziani ‘sfrattati’ dalla Casa di Riposo San Giuseppe di Avezzano potrebbero trovare ricovero nella casa di riposo di Don Emidio a Fontecchio o a Rocca di Mezzo.

Essendo stata dichiarata inagibile da un’ordinanza del sindaco Gianni Di Pangrazio, dopo le verifiche tecniche, la casa di riposo di Avezzano San Giuseppe sarà chiusa e i 37 anziani ospitati sono alla ricerca di una nuova struttura.

Piero Melonio, Presidente dell’Associazione Casa Serena “S. Maria della Pace” ONLUS di Fontecchio ha scritto una lettera al sindaco di Avezzano per mettere a disposizione le due strutture che ospitano anziani, autosufficienti e

non, di cui molti provenineti da Avezzano.

L’ Associazione Casa Serena gestisce, oltre alla struttura di Fontecchio, una casa di riposo denominata “Piccola casa della Divina Provvidenza” sita nel

Comune di Rocca di Mezzo.

«Essendo venuto a conoscenza dalla stampa della delicata situazione – ha dichiarato al Capoluogo il presidente dell’associazione onlus, Piero Melonio – ci siamo affrettati a dare la piena e immediata disponibilità ad accogliere gli anziani ‘sfrattati’ ospiti della Casa di riposo del Comune di Avezzano. Abbiamo cercato di entrare in contatto con l’amministrazione comunale ma non siamo riusciti a parlare con il responsabile politico del problema. Così ci siamo affidati ad una lettera» – ha concluso.

Gli anziani sono stati “sfrattati” dalla casa di riposo di Avezzano in via Toscana, dove la verifica sull’agibilità degli edifici strategici, fatta effettuare con tutta calma dal Comune, ha certificato la “totale mancanza dei requisiti statici della struttura” che ospita 37 anziani e dà lavoro a 27 persone.

L’aspetto di questa vicenda che però deve essere evidenziato è che oggi si applica una legge del 2009 sulla sicurezza sismica degli edifici. Questa norma obbliga le istituzioni a verificare l’idoneità e la vulnerabilità sismica degli edifici pubblici, all’interno dei quali l’incolumità dei cittadini deve essere assolutamente garantita. La casa di riposo è risultata inidonea alle verifiche effettuate nel 2015, con ben 6 anni di ritardo.

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