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Crac milionario a Teramo, in aula parla il socio di Chiodi

Nuova udienza, oggi a Teramo, per il processo bis per il crac Di Pietro-Curti, che vede imputato, tra gli altri, il commercialista teramano Carmine Tancredi, socio di studio dell’ex governatore Gianni Chiodi (quest’ultimo totalmente estraneo alla vicenda).

Il professionista, imputato nel procedimento in corso davanti al collegio per concorso in bancarotta, nel corso dell’udienza si è sottoposto all’esame dell’imputato rispondendo a tutte le domande del pm Irene Scordamaglia in merito ai suoi rapporti professionali con i due imprenditori, sostenendo di aver sempre agito correttamente nella sua veste di commercialista.

«Stiamo parlando – ha detto – di due imprenditori che all’epoca dei fatti erano molto corteggiati, imprenditori strutturati, con un grande volume d’affari, con circa 60 dipendenti, con un parco mezzi importante, di assoluto profilo imprenditoriale e che nel 2008 insieme alla Regione ed altri imprenditori erano stati in Qatar per valutare progetti di sviluppo in quell’area. Questo era il contesto in cui ci trovavamo».

Tancredi, che è imputato insieme ad altre sette persone, queste ultime coinvolte in quanto amministratori di fatto e di diritto, in vari momenti, delle società incriminate, è coinvolto nell’inchiesta sul crac in quanto all’epoca era stato consulente degli imprenditori Maurizio Di Pietro e Guido Curti. I due imprenditori in primo grado erano stati condannati a sei anni per bancarotta fraudolenta e nell’attuale processo sono imputati solo per reati fiscali (all’epoca infatti il pm Irene Scordamaglia divise in due tranche il fascicolo, con il primo processo che ha interessato solo gli imprenditori Maurizio e Nicolino Di Pietro e Guido Curti).