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Asilo ‘1° Maggio’: la domanda scomoda

di Franco Federici

Un Asilo che non riapre è in Italia un fatto allarmante; se ciò avviene a L’Aquila e l’Asilo si chiama “1° Maggio”, dobbiamo sobbalzare dalla sedia, cercare di capire ed attivarci per una soluzione che non sia una sconfitta.

Fu “1° Maggio” perchè frutto principalmente delle lotte e della generosa sottoscrizione della classe operaia Siemens-Italtel, come ricorda una targa ( 1980) all’ingresso dell’edificio in Via Pile; per questa ragione fondativa, insieme all’impegno qualificato delle educatrici comunali, abbiamo avuto per decenni un’alta qualità ed una gestione partecipata dell’attività educativa.

Tutto questo non può finire, nè può essere ritrovato in una gestione esterna a quella pubblica, magari con più lavoro precario, proprio quello che oggi viene colpito per primo nell’amministrazione pubblica: un caso? La strada imboccata è l’esternalizzazione, la privatizzazione?Un’altra domanda: se a Settembre un solo asilo comunale può riprendere l’attività, perchè tutti i bambini e tutto il Personale sono stati convogliati nella struttura provvisoria di via Ficara anziché utilizzare quella stabile del “1° Maggio” di via Pile, che risulta capace ed attrezzata per ospitare gli attuali 60 bambini frequentanti, cioè lo stesso numero dei bambini dello scorso anno? E perché si è fatto capire che la capienza massima fosse invece di soli 40 utenti?

Il “1° Maggio” deve restare un presidio formativo pubblico. Se si è arrivati a questa grave crisi nei servizi educativi è per una mancata programmazione, una mancata definizione delle priorità, per un confronto politico e sindacale mai avviato seriamente. Una situazione di stallo che si è trascinata per anni decisivi, lasciando cadere le grida di allarme e le proposte avanzate ( come quella, fatta a più riprese dalla Rsu, di un nuovo concorso pubblico a tempo indeterminato a 30 anni dall’ultimo !!). Se anche la causa fosse “soltanto” il Jobs Act governativo o la scure dell’austerity europea che taglia le risorse comunali ,non si può certo pensare di essere tutti assolti e di non poter più lottare. Perché contro queste politiche, che colpiscono i diritti del lavoro e delle persone, molti hanno soltanto fatto finta di protestare o li hanno addirittura sostenuti, lasciando cadere ogni ipotesi di alternativa.

E se poi il Jobs Act arriva soltanto oggi, il progetto sembra invece partire da lontano. In tempi recenti a tutto ciò si è aggiunto un atteggiamento negativo verso le lavoratrici anche nelle relazioni sindacali. La parte datoriale ha disdettato un accordo sindacale e dato interpretazioni fortemente restrittive di norme collegate al profilo professionale; in certi momenti è sembrato che le educatrici fossero delle privilegiate con 60 giorni di ferie all’anno!

E’ anche doveroso ricordare come nel 2002 vi fu in città una grande mobilitazione, promossa da tutte le Organizzazioni sindacali confederali, che raccolse migliaia di firme contro l’ipotesi della Giunta di trasferire l’intero servizio comunale asili nido all’A.f.m. S.p.A. Bisogna invece con coerenza e lungimiranza fare come allora, difendere insieme i diritti del lavoro a tempo determinato ed indeterminato, non ricordarsi ad intermittenza dei cittadini-utenti ma rigenerare una forte pratica dei diritti universali di cittadinanza, investire risorse economiche e progettualità, valorizzare la grande risorsa delle lavoratrici comunali, sviluppare una forte vertenza cittadina contro le politiche dei governi nazionale ed europeo. Altrimenti di fatto ci si limita ad accompagnare l’evolversi degli eventi, che non sono naturali ma frutto di scelte che colpiscono i livelli di vita e di cultura delle classi popolari.

Franco Federici, iscritto Cgil Comune L’Aquila e componente il Direttivo Provinciale Cgil-Funzione Pubblica

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