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Mense ‘costose’ a L’Aquila: il Comune risponde

«La sentenza del Tar del Lazio che, secondo il consigliere Guido Liris, darebbe ragione ai genitori ricorrenti circa l’illegittimità degli aumenti tariffari del servizio mensa scolastica, fa riferimento al caso in cui una graduatoria di ammissione al servizio stesso sia stata stilata prima della definitiva approvazione, da parte dell’organismo competente, degli aumenti tariffari», così scrive in una nota l’assessore al Diritto allo Studio del Comune dell’Aquila, Emanuela Di Giovambattista in risposta al commento di Liris.

«Senza dunque che le famiglie ne siano state preventivamente informate».

«La sentenza non è, pertanto, applicabile al Comune dell’Aquila, dal momento che la proposta di modifica delle tariffe dei servizi a domanda individuale è stata approvata dalla giunta il 29 maggio, mentre gli avvisi per l’iscrizione a tutti i servizi sono stati pubblicati negli ultimi giorni di luglio, dopo i passaggi in giunta e nelle commissioni consiliari competenti, riportando le indicazioni delle nuove tariffe proprio al fine di informare le famiglie debitamente e anticipatamente. Il Consiglio comunale ha poi approvato la proposta deliberativa il 30 luglio, senza apportare alcuna modifica. La sentenza del Tar del Lazio non trova, dunque, applicazione in questo caso, dal momento che i cittadini, al momento dell’iscrizione, erano al corrente della nuova tariffazione. La graduatoria di iscrizione agli asili nido, per fare un esempio, è successiva alla deliberazione del Consiglio comunale e, addirittura, gli elenchi di ammessi ai servizi sono tuttora in continuo aggiornamento», scrive ancora l’assessore.

«Le nuove tariffe, peraltro, vengono applicate a partire dall’anno scolastico 2015-2016, avendo stabilito l’Amministrazione comunale di non darne attuazione retroattiva, proprio per venire incontro alle famiglie.

Voglio inoltre sottolineare che la paventata iniziativa del gruppo di mamme di cui il consigliere Liris si fa portavoce istituzionale andrebbe a discapito di tutte quelle famiglie che, anziché pagare una tariffa fissa e uguale per tutti, oggi possono usufruire di una tariffa sociale, in base alle proprie capacità economiche, ma anche di tutti quei cittadini che, con le proprie tasse, contribuiscono al pagamento di questi servizi anche se non ne usufruiscono. Ricordo, infatti, che il costo di un singolo buono pasto, per il Comune, è di 5 euro. La massima contribuzione chiesta alle famiglie è di 2 euro e 80 centesimi. Il resto lo pagano i cittadini aquilani attraverso i tributi».

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