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D’Alessandro, il sottosegretario sacrificato

di Roberta Galeotti

«Non conta il biglietto da visita», spiega un Camillo D’Alessandro sorridente e rilassato, consapevole di aver guadagnato tanta simpatia agli occhi degli abruzzesi dopo il saggio passo in dietro da Sottosegretario in quota Pd, della Giunta D’Alfonso, per far posto a Sel.

«Sono alla mia terza legislatura – ha spiegato nell’intervista rilasciata in esclusiva al Capoluogo – e, dato il mio rapporto personale con il Presidente, ero l’unico a poter fare serenamente questo passo».

Sistemato D’Alessandro, infatti, il presidente D’Alfonso ha potuto far entrare in giunta al posto di Sel Andrea Gerosolimo, il più votato di Abruzzo Civico (la lista civica di orientamento centrista che ha appoggiato il governatore nelle ultime elezioni, ndr) e lasciare a Mazzocca e a Sel il posto da Sottosegretario creato per Camillo D’Alessandro a inizio legislatura.

Il presidente D’Alfonso «mi ha comunque confermato i settori e le materie da seguire» ha detto D’Alessandro.

«Non tengo all’auto blu, che ho usato molto di rado in questi mesi, o alle etichette. Ho un rapporto consolidato con il Presidente e ho inteso essere la soluzione e non il problema».

«Una pozzanghera rischiava di diventare una vera e propria crisi – ha aggiunto D’Alessandro -, Abruzzo civico ha eletto due consiglieri con una lista civica di centro sinistra in appoggio al governatore. Quei voti non potevano essere considerati importanti esclusivamente per vincere, lo sono anche per governare».

«Abbiamo con Sel un patto più stretto che con Abruzzo Civico, ma temporaneamente a livello nazionale siamo divisi. Una coalizione se unita governa».

I più maliziosi, nei palazzi della politica, insinuano che D’Alessandro sia stato allettato con la promessa di essere il prossimo candidato presidente della Regione Abruzzo. «Ho troppa esperienza per fidarmi dei ticket in politica», ha risposto D’Alessandro alla provocazione -. «Non credo ai necrologi preventivi né ai crediti politici. I cittadini ci osservano, ci giudicano e poi ci riconoscono la loro fiducia».