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Anziano ucciso a Penne, arrestato 36enne

E’ un 36enne originario di Penne, tossicodipendente e pregiudicato, l’uomo arrestato ieri dai carabinieri del Nucleo investigativo di Pescara per l’omicidio di Gabriele Giammarino, 80 anni, ex maresciallo dell’areonautica, trovato morto ieri mattina nella sua abitazione di via Bernardo Castiglione, a Penne (Pescara), nel corso di un incendio.

I dettagli sono stati forniti, questa mattina, in conferenza stampa, a Pescara, dal colonnello Giovanni Di Niso, dal maggiore Massimiliano Di Pietro e dal capitano Alessandro Albano.

L’arrestato, già affidato ai servizi sociali, ha diversi precedenti per droga, reati contro la persona e furti. Diversi anni anni fa è stato anche indagato per omicidio come conseguenza di altro delitto per aver ceduto droga ad una ragazza poi deceduta.

A lanciare l’allarme, ieri, sono stati alcuni condomini della palazzina, insospettiti dai rumori e dal fumo proveniente dall’appartamento dell’anziano. I carabinieri per entrare nell’abitazione hanno dovuto attendere i vigili del fuoco, i quali, giunti sul posto, dopo aver spento l’incendio, hanno trovato il corpo della vittima sotto il letto.

L’anziano è stato soccorso e portato all’esterno dell’appartamento, ma i sanitari del 118 non hanno potuto fare altro che costatarne il decesso.

In base alla ricostruzione degli investigatori, il movente dell’omicidio sarebbe un tentativo di rapina finito male. L’incendio sarebbe stato appiccato per depistare le indagini.

Sul corpo dell’anziano ci sono diverse ferite da taglio, alcune ecchimosi e lesioni probabilmente dovute ai pugni inferti dal presunto assassino. Ai militari dell’Arma è apparso subito chiaro che si trattava di un omicidio, in quanto i segni rinvenuti sul cadavere dell’80enne sono le classiche ferite da difesa.

I militari dell’Arma sono risaliti al presunto omicida attraverso una immediata ed incessante attività investigativa inizialmente supportata dalle testimonianze rese da alcuni vicini di casa della vittima e dalla visione delle immagini registrate dalle telecamere di un esercizio commerciale. Elementi che hanno preso corpo con i rilievi tecnici effettuati all’interno dell’abitazione e sul corpo dell’anziano e anche grazie alla profonda conoscenza del territorio da parte dei carabinieri.

Il 36enne, fuggito subito dopo l’efferato delitto, è stato rintracciato in un’area boschiva con una fitta vegetazione e la presenza di un allevamento di pitbull, situata vicino alla sua abitazione, in una contrada periferica di Penne. Al momento dell’arresto era piuttosto agitato, ma non ha detto nulla ai militari. L’uomo ha scelto di restare in silenzio anche nel successivo interrogatorio da parte del pm del Tribunale di Pescara, Mirvana Di Serio.

Nel corso della perquisizione domiciliare, inoltre, sono stati sequestrati un coltello e alcuni capi di abbigliamento compatibili con quelli indossati al momento del delitto e in particolare un berretto, un paio di occhiali e un maglione, sui quali sono in corso ulteriori accertamenti tecnici. Il coltello è stato rinvenuto in una rimessa di attrezzi agricoli situata all’ingresso dell’abitazione del 36enne.

Fondamentali per l’arresto sono risultate le testimonianze dei vicini di casa della vittima che, tracciandone l’indole diffidente e le abitudini, hanno fatto sorgere negli investigatori il sospetto, ancora prima delle conferme arrivate dalla ispezione cadaverica, che il pensionato potesse essere stato vittima di una rapina finita male. All’interno dell’abitazione dell’anziano non sono stati trovati soldi.

Accertamenti in corso per stabilire se i due si conoscevano. I video registrati dalle telecamere contengono poi due immagini che evidenziano gli orari in cui il 36enne sarebbe entrato e uscito dall’abitazione di Giammarino, compatibili con i tempi del delitto.

Nello specifico il maggiore Massimiliano Di Pietro ha riferito che «la testimonianza di un inquilino che ha visto fuggire un giovane e le immagini delle telecamere sono state importanti. Dal confronto di immagini e testimonianza abbiamo riscontrato che l’arrestato è entrato e uscito dalla via dove si trova l’abitazione della vittima in un arco temporale di 37 minuti, periodo compatibile con i tempi dell’omicidio. I residenti, inoltre, ci hanno riferito di rumori strani e tipici di una colluttazione e di un televisore a tutto volume per coprire probabilmente altri rumori».

Di Pietro poi ha detto che non si esclude che il 36enne si sia disfatto di alcuni indumenti durante la fuga e che possa aver agito sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, «anche se bisognerà attendere il risultato degli esami tossicologici a cui è stato sottoposto ieri».

L’arrestato è stato anche visitato e sul suo corpo, in particolare sul collo, sulla schiena e sul braccio sono stati trovati dei graffi. L’uomo, inoltre, è stato sottoposto al prelievo del dna.

Il capitano Albano ha sottolineato che «l’autopsia charirà se la vittima, che ha riportato alcune bruciature agli arti inferiori, era già deceduta prima dell’incendio».

Intanto l’autopsia è già in corso. Ad eseguire l’esame autoptico è il medico legale Cristian D’Ovidio, su incarico del pm Mirvana Di Serio. Nel primo pomeriggio, inoltre, i carabinieri del Ris di Roma effettueranno un sopralluogo nell’appartamento dell’ex maresciallo dell’areonautica.

L’arrestato, che è difeso dall’avvocato Paolo Marino, è rinchiuso nel carcere San Donato di Pescara in attesa dell’interrogatorio del gip Nicola Colantonio, che dovrebbe svolgersi tra un paio di giorni.