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Omicidio Tagliacozzo, caccia all’arma del delitto

Un colpo, presumibilmente di arma da fuoco – non ancora trovata – diretto al cuore. Così un 35enne di Tagliacozzo, Marco Callegari, è morto nel pomeriggio di ieri al suo arrivo nell’ospedale di Avezzano (L’Aquila).

{{*ExtraImg_253611_ArtImgRight_300x225_}}Il fatto di sangue è avvenuto nella frazione ‘Piccola Svizzera’ di Tagliacozzo, una zona residenziale in estate popolata maggiormente da romani.

L’aggressione sarebbe stata preceduta da una colluttazione e il presunto responsabile è stato fermato dagli inquirenti: si tratta di un 40enne del posto, Pietro Catalano, già ieri sera sotto interrogatorio nella stazione dei carabinieri del centro marsicano, per accertare i motivi che sarebbero alla base del litigio prima e del successivo epilogo sanguinoso. Catalano, fermato due ore dopo il fatto, è stato trasportato nell’ospedale di Avezzano dove è stato medicato per le contusioni che gli investigatori ritengono abbia riportato nella colluttazione con la vittima.

Sul luogo del delitto è stato infatti trovato un martello che, secondo i carabinieri, sarebbe stato in possesso di Callegari. Nessuna traccia ancora, invece, dell’arma con cui è stato esploso il colpo.

{{*ExtraImg_253612_ArtImgRight_300x225_}}Teatro del fatto di sangue, una piazzola a pochi metri dall’abitazione di uno dei due e da un maneggio. Secondo le prime informazioni, il movente sarebbe da ricercare nell’abbattimento di un cane di proprietà di uno dei due. I carabinieri stanno cercando di rintracciare eventuali testimoni e di individuare elementi necessari alla ricostruzione dell’intera vicenda che sembrerebbe trarre origine da vecchi dissapori tra i due protagonisti. L’inchiesta è condotta dal sostituto procuratore Vincenzo Barbieri.

TESTIMONE CHIAVE RICOSTRUISCE DINAMICA – L’accusa è omicidio volontario. Per questo Pietro Catalano, già fermato ieri sera dalle forze di polizia, è stato formalmente arrestato e condotto in carcere ad Avezzano.

Ad inchiodare il presunto assassino di Marco Callegari sono state le testimonianze: tre i colpi di pistola che sarebbero stati sparati da Catalano. Il primo colpo sarebbe stato sparato per intimidire e avrebbe sfiorato i piedi della vittima mentre il secondo lo avrebbe raggiunto al ventre e il terzo, che lo ha colpito al cuore, sarebbe stato esploso in atto di esecuzione. La descrizione della scena del delitto è stata fatta ieri sera, nel corso di un lungo interrogatorio, da un testimone, indagato per rissa e difeso dall’avvocato Luca Motta, che avrebbe partecipato a tutte le fasi del fatto sanguinoso. In ragione di questa testimonianza il pubblico ministero Vincenzo Barbieri, che conduce l’indagine sull’omicidio, ha quindi ordinato l’arresto di Catalano.

Nel corso dell’interrogatorio il testimone chiave avrebbe anche mimato le fasi del delitto, spiegando che il colpo che ha freddato Callegari sarebbe stato sparato da Catalano dopo che la vittima gli aveva sferrato una martellata in testa.

Intanto proseguono le ricerche dell’arma del delitto poiché Catalano si è chiuso in un ermetico mutismo dopo aver negato di essere l’autore dell’omicidio.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI – Secondo la ricostruzione, verso le ore 15.30 di ieri, i due si sono dati appuntamento davanti al maneggio ‘L’Arcobaleno’, lungo la strada che da Tagliacozzo porta verso il Comune di Cappadocia (L’Aquila).

Ma la discussione è subito degenerata in lite. Le indagini hanno anche svelato anche un altro inquietante particolare: Catalano è arrivato all’appuntamento in auto e con lui c’erano i suoi quattro bambini. Ed è davanti a loro che il buttafuori avrebbe sparato i tre colpi.

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