IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Il destino ‘invisibile’ dei bimbi migranti e soli

di Valter Marcone

Un milione di profughi stimati per l’Unione Europea nel corso dell’anno corrente. Attraverso le porte del mare o della terra ferma uomini, donne, bambini, adolescenti e vecchi tenteranno di raggiungere i paesi del nord Europa. Per ricongiungersi a parenti e amici o solo per iniziare comunque una nuova vita. Scappavano dalla fame ,dalla miseria, dal bisogno negli anni passati; scappano oggi dalle guerre e da quello che ne consegue. Un milione alle porte d’Europa. Una cifra enorme all’apparenza. Ma non lo è a confronto del numero di profughi accolti dal Libano, dalla Turchia, dai paesi arabi.

Un fenomeno difficile da comprendere per il cittadino normale, spesso utilizzato strumentalmente, affrontato con impreparazione, carico comunque di sofferenza, dolore e morte. Un fenomeno dal quale non riesce ad emergere il cuore del problema: restituire agli individui il diritto (che vengono a cercare, si badi bene, in Europa, la storica terra dei diritti) della dignità della persona, la dignità di esseri umani e come tali unici, insostituibili e irripetibili. L’Europa si rassegni, non è solo emergenza. Anche se da lungo tempo su questo fenomeno si esercita un dibattito più o meno costruttivo da parte dei politici, dei mass media, che tenta di mettere in evidenza problemi e soluzioni.

Il problema nel problema che poche volte viene messo all’attenzione è quello dei minori migranti soli, non accompagnati. C’è in questo senso, in questa emergenza un dramma nel dramma. Bambini e adolescenti che affrontano da soli viaggi pericolosi per fuggire da fame e guerre. Bambini e adolescenti che giunti in Europa letteralmente scompaiono, vittime di sfruttamento di ogni tipo, da quello lavorativo a quello sessuale. Ogni tipo di sfruttamento, abuso e violenza già subiscono nel corso della traversata dalle loro terre all’Europa per sopravvivere, reperire i denari per pagarsi il viaggio e il sostentamento. Arrivati in Europa, paradossalmente, sono esposti ad altrettanti pericoli.

Tra i “piccoli schiavi invisibili“ che Save the children segnala in un suo dossier, una buona percentuale, secondo le statistiche, diventa irreperibile. Tra il 2013 e il 22 giugno 2015 sono 160 gli scomparsi. Le stesse statistiche segnalano per l’Europa la sparizione di 3.707 minori sui 14.243 entrati. Fuggono da centri di accoglienza per affidarsi a volte a trafficanti di esseri umani, per entrare nel circuito della microcriminalità, per essere impiegati nell’accattonaggio e nella prostituzione.

In un documento del Ministero del lavoro italiano si legge che nel nostro paese fino al 31 luglio 2015 sono entrati 8.442 minori non accompagnati identificati (ma il numero potrebbe essere notevolmente superiore). Provengono dall’Egitto, Albania, Cambia, Eritrea, Somalia, Nigeria, Senegal, Bangladesh, Mali, Afghanistan. I sedicenni sono il 20 per cento, i diciassettenni il 54 per cento, i maschi il 94 per cento. I minori stranieri entrati nel nostro paese secondo la normativa italiana non possono essere espulsi e hanno diritto ad ogni assistenza fino al compimento del 18esimo anno di età. Sono attualmente assistiti da 914 strutture dislocate per il maggior numero in Sicilia, Lombardia, Lazio, Campania e Puglia.

In sostanza, un mondo all’interno di un altro mondo (quello dell’emigrazione globale) un fenomeno all’interno di un altro fenomeno. Al quale però si guarda con scarsa preparazione, con scarsi interventi e soprattutto con un quadro normativo inadeguato e insufficiente. Quest’ultima esigenza è una delle istanze poste, per esempio, dagli operatori del settore minorile che in questi giorni, di fronte alla richiesta di famiglie italiane di avere in affidamento o in adozione bambini e adolescenti non accompagnati, si trovano con le mani legate. Si tratta di creare allora una rete di protezione per minori migranti e una normativa con una marcia in più. In considerazione anche delle cifre di questo fenomeno. Come si diceva, i minori giunti soli in Italia sono numericamente raddoppiati dal 2012 al 2014 passando dai 5.821 ai 10.536 e nei primi sette mesi di quest’anno sono stati 8.442.

A proposito di normativa è fermo da mesi al Parlamento un disegno di legge a firma di 26 deputati di maggioranza e opposizione che mette a punto nuove regole superando lacune e bizantinismi. Con questa proposta di legge si istituisce un sistema informativo, si promuove l’affidamento familiare, si introduce una procedura unica di identificazione, si adottano misure per favorire l’inserimento scolastico, l’utilizzo di mediatori culturali, la possibilità che a 18 anni il permesso di soggiorno si trasformi in permesso di lavoro. Norma quest’ultima di estremo buon senso per non espellere persone che per anni sono state assistite e formate, dilapidando così le risorse economiche impiegate e il capitale umano che rappresentano. E’ anche fermo il Piano Nazionale contro la tratta con attenzione ai minori, nonostante sia passato il 30 giugno 2015, data ultima per l’adozione del provvedimento.

Una rete di protezione, dunque, per combattere efficacemente la vendita di ragazze nell’ambito di matrimoni precoci, a costo variabile anche fino a 50 mila euro; per evitare che minori siano costretti a rubare per ripagare debiti contratti per il viaggio e il sostentamento; per evitare che ragazze con il sogno di modelle ma anche semplicemente di baby sitter o parrucchiere finiscano sul marciapiedi; per mettere regole alla contesa di bambini; per evitare che ragazzi egiziani siano sfruttati nei mercati di frutta e verdura dove caricano dieci pancali su camion per dieci euro ma anche presso autolavaggi, pizzerie per due o tre euro all’ora per dodici ore al giorno. Questo attualmente avviene in Italia.

E per essere ancora più precisi in tema di tratta sono, secondo le stime di Save the children, 1.679 le vittime accertate di tratta con una quota significativa di minori.

Affogati in mare, scene da “pulp”, asfissiati nelle stive, muri costruiti in fretta e furia non fermeranno questo fenomeno.

Rivedere la normativa italiana e quella europea (accordo di Dublino per esempio), esercitare azioni poltiche comuni e condivise, fuori dalla retorica dell’accoglienza, possono essere un primo passo per non abdicare, da parte dell’Europa, ad uno dei compiti fondamentali della stessa unione: dare dignità alle persone. Dignità che è probabilmente l’unica strada da percorrere per capire, affrontare e governare il fenomeno dell’immigrazione.