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Il castello riapre due giorni, terminato il restauro del Mammuthus

Sono terminati i lavori di restauro del Mammuthus meridionalis vestinus.

Il 19 e 20 settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio sarà possibile ammirare lo scheletro del Mammuthus, che rappresenta sicuramente uno dei reperti più importanti del patrimonio culturale abruzzese.

Tornerà fruibile per due giorni l’accesso al Bastione Est del Forte Spagnolo, dove sono ancora in corso i lavori di allestimento della sala.

Un’apertura straordinaria in cui i visitatori potranno ammirare l’esemplare completamente restaurato.

“Il bastione è stato trasformato in questi mesi in un vero e proprio laboratorio – ci spiega l’addetta stampa del [i]Segretariato Regionale Abruzzese del Mibact[/i], Silvia Taranta. Il Mammuthus è sempre rimasto all’interno del Forte spagnolo. E’ stato smontato e restaurato in questo grande laboratorio”.

L’intervento di restauro, che ha preso il via a fine ottobre 2013, è stato possibile grazie alla donazione di 600 mila euro da parte della Guardia di Finanza. Un contributo ingente che ha permesso un intervento conservativo rigoroso e di eccellenza estetica.

Ad anticipare la due giorni “una conferenza stampa aperta al pubblico venerdì 18 settembre alle ore 10,00 presso l’Auditorium Renzo Piano– continua la dott.ssa Taranta- in cui verrà illustrato l’intervento di restauro realizzato sull’esemplare di Mammuthus meridionalis di Madonna della Strada”.

A ripercorrere e illustrare le diverse tappe dell’intervento, saranno la paleontologa Maria Adelaide Rossi e il geologo Silvano Agostini. La Soprintendente Alessandra Vittorini e la Direttrice del Polo Museale Lucia Arbace illustreranno lo stato dei lavori dei cantieri dell’Aquila e del cratere e le prospettive future.

IL MAMMUTHUS

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Lo scheletro di Mammuthus meridionalis vestinus, uno tra i più completi di quelli rinvenuti in Europa,fu scavato e recuperato nel 1954 in una cava di argilla a circa 15 Km

da L’Aquila, in località Madonna della Strada

nel Comune di Scoppito.

Databile intorno ad un milione e trecentomila anni fa (Pleistocene inferiore), appartiene ad un esemplare

di maschio adulto alto 4 metri al garrese e lungo 6,5 metri

dalla punta della zanna all’estremità della coda.

La redazione Il Capoluogo

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