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Lavoratori in nero e imprese fittizie: L’Aquila che fa parlare

«L’attività di vigilanza condotta dal 2014 ad oggi dagli uffici periferici del Ministero del lavoro a L’Aquila, congiuntamente ad INPS, Carabinieri e Guardia di Finanza, ha portato all’accertamento di circa 30 lavoratori in nero, di cui 4 sprovvisti di permesso di soggiorno, 90 lavoratori extracomunitari somministrati irregolarmente, 142 rapporti di lavoro fittizio, circa 200 violazioni delle norme poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e varie fattispecie di truffa (ex articolo 640 del codice penale) che hanno coinvolto 10 aziende e circa 500 lavoratori».

Lo ha detto nell’Aula della Camera il sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova rispondendo ad una interrogazione di Gianni Melilla (Sel) sul caporalato.

«Nel corso degli accertamenti – ha spiegato – è stata riscontrata, inoltre, la presenza di imprese cosiddette ‘senza terra’ che svolgono cioè attività di somministrazione illecita di manodopera senza essere conduttrici di alcun fondo agricolo, senza sopportare alcun rischio di impresa e senza essere dotati di mezzi e risorse. In buona sostanza, tali imprese svolgono un’azione di caporalato mascherata da una finta attività imprenditoriale».

«Sono emersi, inoltre, numerosi casi di imprese inesistenti, spesso ditte individuali, che non svolgono alcuna attività, neanche quella di somministrazione di manodopera, ma che trasmettono regolarmente le denunce contributive trimestrali all’INPS, salvo poi lasciarle insolute al solo fine di accreditare ai lavoratori le giornate necessarie per ottenere prestazioni previdenziali o garantire l’ottenimento o il rinnovo del permesso di soggiorno. Data l’ampiezza e la complessità dei fenomeni descritti, il Ministero del lavoro ha recentemente rafforzato il personale ispettivo operante sul territorio aquilano mediante l’impiego temporaneo di ispettori provenienti dalle Direzioni territoriali di Frosinone e Roma», ha concluso Bellanova.