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Croce Rossa in vacanza ‘utile’ al Parco Nazionale d’Abruzzo

di Gioia Chiostri

Per vivere un’avventura, si ha bisogno di un cuore, due occhi e un compagno di viaggio solidale. Fianco a fianco, i volontari della Croce Rossa Italiana imparano ad armare la giovinezza di temperanza e a calzare gli stivali della ribellione contro l’indifferenza incivile dilagante.

Se tanto mi dà tanto, in questo caso, il concetto di ‘infinito’ potrebbe subire delle modifiche nell’estensione del significato. Il 31 agosto, in un tramonto immerso nel verde più abruzzese che c’è, quello del polmone verde regionale, il Campo CRI – Croce Rossa – ‘Manovra Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise’, dedicato, quest’anno a Morena, una giovane volontaria della sede di Villavallelonga, volata via troppo presto nel mese di maggio scorso, è volto al termine. Per tutto il mese di fine estate, di fatti, si è tenuta la 37esima avventura dei volontari vestiti di rosso rubino all’interno di un paradiso terrestre immacolato. Presso la riserva naturale della Camosciara, un vero e proprio villaggio operativo/formativo è fiorito nel giro di qualche giorno, dando la possibilità ai ragazzi della Croce Rossa Nazionale di prendere parte «ad un’esperienza che vola oltre confine razionale, da dover giudicare, appunto, infinita». Obiettivo: spiegare le vele di un campo emergenziale che donasse apporto alle realtà attive nel recinto dell’Ente. Il mese di agosto, quest’anno, ha avuto un unico colore di fondo: il rosso della determinazione posta al servizio dell’altrui tutela.

A tracciare un positivo bilancio dell’avventura CRI fra le montagne più schiettamente e meravigliosamente abruzzesi, è Marica Marinelli, referente della comunicazione di Croce Rossa per la Provincia di L’Aquila, costola dell’associazione traghettata dalla presidente Roberta Laurenzi. «Sono 37 anni – dice – che la Croce Rossa italiana sceglie volutamente, a fronte di un accordo sottoscritto con l’Ente Parco, lo stesso scorcio naturale per il suo campo estivo aperto ai volontari di tutte le età. Il campo è fisso per tutto il mese di agosto: partito come semplice avventura regionale, ha conquistato ora la bandiera nazionale». Quello che poteva esser definito, in somma sintesi, un mero e silenzioso campeggio per ‘pochi eletti’, è divenuto, col senno del poi, un vero e proprio villaggio contro le emergenze quotidiane e sociali. I volontari si sono reinventati guide turistiche al fianco dei guardiaparchi, operatori di primo soccorso al fianco degli infermieri e militari contro le crisi di vita giornaliere. Un supereroe con l’unico potere poliglotta della volontà.

Più di 200 ragazzi hanno preso parte all’avventura targata CRI. La parte organizzativa e di segreteria è ‘sorvegliata’ dal Comitato Provinciale di L’Aquila, mentre la parte logistica è curata dal Polo di Avezzano, timoneggiato da Pierluigi de Ascentiis, grazie all’impegno dei Volontari del NOIE e dei dipendenti del centro. «Un mondo parallelo dotato di tutto, autonomo, ‘adulto’ e coraggioso. Il campo CRI ha una caratteristica saliente, che è a mio avviso – spiega ancora Marica – la più importante: ossia quella dell’integrazione fra volontari provenienti da ogni parte d’Italia. Ciò che ci contraddistingue, poi, è sicuramente l’autonomia gestionale del villaggio, dotato anche di una postazione 118, di un’infermeria e di una cucina attrezzata a dovere. Ogni settimana, inoltre, c’è il ricambio di ‘energie’: per 40/50 ragazzi che se ne vanno alla scadenza dei loro sette giorni CRI, ne arrivano altri 60 da dover introdurre nel mondo del villaggio. Un turnover veloce e fresco, che fa bene sia ai giovani che al Parco stesso: di fatti, noi diamo una mano alla quotidianità dei Comuni vicini, come quello di Civitella a fonte di un’accoglienza affettuosa ricevuta».

Un’ala del campo è adibita a ‘dormitorio’: qui vi sono, di fatti, collocate le tende alloggio. Mensa, cucina, impianto elettrico e zona bagni fanno da cornice a quella che potrebbe essere definita una reale caserma dell’altruismo. «Personalmente, sono 15 anni che faccio parte della realtà del Campo della Croce Rossa Nazionale; la Croce Rossa – spiega ancora Marica – abbraccia volontari da 14 a 65 anni: nessuna energia vitale è esclusa. Ovviamente, il primo aspetto che si va ad affrontare è l’abbraccio e la comprensione generazionale: un insegnamento che, sicuramente, oggi come oggi s’è un po’ perduto fra i meandri del buon costume civile». Economia domestica, rispetto per l’altro, ma anche primo soccorso, azione e reazione alle emergenze, aiuto immediato: ciò che si profila all’orizzonte, è la figura limpida di un super volontario. Nell’universo Croce Rossa, è come se si andasse ad intessere una sottile rete di legami invisibili, che, spessi come fili d’acciaio, vanno a legare ogni volontario CRI all’altro, in una sorta di popolazione del soccorso e dell’ascolto. Vietata ogni forma di competizione: nella cornice del Parco, nel cuore della riserva, fra orsi marsicani e paesaggi mozzafiato, vivono come soldati silenti i volontari dell’emergenza.

In cosa i ragazzi Cri crescono dopo aver espletato tutte le avventure messe a disposizione dal Campo Estivo Nazionale? «Si nidifica nel cuore del volontario l’importanza di non rimanere mai con le mani in mano». Tante sono, di fatti, le emergenze affrontate dal Campo Croce Rossa. «Una volta, tutto il Campo nazionale fu invischiato in un’operazione di ricerca di dispersi. – racconta Marica – La Croce Rossa venne, infatti, allertata a causa della dispersione di 30 scout fra i monti. I nostri volontari, nella notte di Ferragosto, hanno dato prova della loro valenza caratteriale rimanendo svegli e attivi anche nel buio, andando alla ricerca dei giovani scomparsi, fortunatamente poi ritrovati. Recuperammo gli ultimi dispersi alle ore 4 del mattino: un episodio che mi è rimasto scolpito dentro». Quest’anno, per la prima volta, anche il ‘corpo’ delle infermiere volontarie ha preso parte allo storico Campo CRI. «La loro responsabile piemontese – racconta – avrebbe voluto tanto riportarsi a casa il nostro Parco Nazionale, magari celandolo dentro la sua cassetta di primo soccorso».

Marica ha incominciato la sua ‘carriera dedita all’altro’ con l’uniforme CRI all’età di appena vent’anni. «Sono cresciuta con il mito della crocerossina che, armata di santa pazienza e fede nell’umanità, corre in lungo e in largo per il mondo con l’idea di portare un po’ ristoro agli altri. Ciò che dona al volontario il volontariato, è una specie di spilla astratta appuntata sul petto. – aggiunge Marica – Come se si andasse in giro a diffondere il messaggio che ‘uniti si vince’ e che ‘è possibile cambiare le mentalità del mondo grazie ad un primo passo verso la non indifferenza’. Il volontariato consegna la certezza che ognuno può fare qualcosa di buono, in fondo, e che esiste ancora il lato bello del mondo, il quale, coltivato, può solo migliorare e adombrare la malasanità dell’altro lato incattivito». La Croce Rossa, ad oggi, riconosciuta formalmente anche a livello amministrativo. Per quanto riguarda il settore della Protezione civile, ad esempio, i volontari di Croce Rossa, per legge di stato, rappresentano una vera e propria struttura operativa. «Ciò che risalta della Croce Rossa – conclude Marica – è la sola ambulanza, purtroppo; pochi sanno che dietro, in realtà, vi è un diamante sfaccettato dalle mille avventure da far brillare, se solo venisse osservato». Per partecipare al Campo Estivo targato CRI occorre prenotarsi entro i primi giorni di luglio dell’anno corrente, compilando un modulo di iscrizione da scaricare on line dal sito nazionale di Croce Rossa.

«Ci teniamo che, nonostante il trascorrere degli anni, – conclude Marica – il volontario della Croce Rossa rimanga il professionista che è ora: una persona preparata, formata e assolutamente consapevole di ciò che va a fare e ad affrontare. Il Parco ci riconosce questa serietà, per questo collabora con noi sempre più speditamente tanto che, quando tardiamo a fare la domanda per prendere ‘proprietà’ della riserva verde, dall’altro capo del telefono ci sentiamo dire: ‘Era ora, vi stavamo aspettando!’, che è, in fondo, il più bel complimento che possa ricevere un essere umano che fa dell’essere umano la sua più alta priorità».

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