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Celestino V nello sguardo di Mimmo Emanuele

di Valter Marcone

“[i]Mai si vide un uomo così zelante per castità; spesso se ne stava in ginocchio con le mani e gli occhi rivolti verso il Cielo, in colloquio ardente con Cristo, come se lo mirasse faccia a faccia[/i]“. Questo è l’uomo che nel 1294 fu eletto papa con il nome di Celestino V. E questa è sicuramente la sintesi, mirabile sintesi, del valore e del senso dell’arte sacra nei dipinti di Mimmo Emanuele che hanno per soggetto il papa del perdono.

Si tratta di opere che sono state esposte, nell’ambito della 721esima Perdonanza, nella cornice del cortile del convento di San Basilio. Infatti in quel luogo per gli eventi e le iniziative della “Mission Mani-la/Mission Bangui” – promosso in collaborazione con Lions Club L’Aquila Host, Teatro Stabile d’Abruzzo, Gruppo aquilano di Azione civica Jemo ‘nnanzi, One Group, Scuola di cucina “Scherza col Cuoco”, Coro Diocesano dei Giovani, Pro Loco di Tornimparte, Accademia Chitarristica Aquilana, Associazione di rievocazione storica “Compagnia Rosso d’Aquila” – le opere di Mimmo Emanuele hanno trovato una collocazione quanto mai appropriata.

Emanuele, in questi anni, oltre a privilegiare le architetture aquilane, i simboli della vita della città, il mondo delle sue realtà culturali, sociali ed economiche, ha sempre contraddistinto la sua opera con uno sguardo all’anima delle cose e degli uomini. Proprio quell’anima degli uomini che si alimenta dello spirito della parola delle sacre scritture traspare in alcune sue opere di arte sacra. Arte che va alla ricerca del soprannaturale impresso nelle immagini delle tele e delle pale d’altare, degli affreschi, scolpito nella pietra, ornato nei mosaici, elevato nelle architetture delle chiese con i loro strabilianti rosoni delle facciate e con i loro svettanti campanili. Di tutti questi elementi l’arte sacra nelle opere di Mimmo Emanuele fa sintesi nella trasparenza e nella profondità dei suoi colori, di quei particolari colori che sa usare molto bene.

Nel nostro caso, la mostra a San Basilio per la 721esima Perdonanza racconta tutto questo. Un racconto che è però il racconto ricco e arricchente di quella particolare e irripetibile esperienza che fu quella di un eremita, chiamato al soglio di Pietro, che dopo qualche mese se ne ritrae per affermare il valore della “rinuncia”. Rinuncia che nei nostri tempi ha mosso un altro papa, Benedetto XVI, come Celestino V. Esperienza che dunque traspare da alcune opere e che sembra indirizzare il visitatore verso quel senso della storia che ci interroga su fede e potere che si ritrova anche nelle riflessioni di un altro grande indagatore: Ignazio Silone.

Arte sacra anche come dovere della memoria. Per l’oggi. Serve appunto a capire il presente. ”[i]Ricordati che cosa ha fatto Amalek durante l’esodo: è avvenuto una volta, può ripetersi ancora. Non dimenticarlo[/i]” ( Deut. 25,17-19). E’ avvenuto una volta, può ripetersi ancora. E si è ripetuto quel gesto di rinuncia, a dimostrazione che quel passato non è del tutto “passato” e ci sono germi ancora vivi. Sono i germi che Mimmo Emanuele rintraccia con la sua panoplia non come dispiegamento di armature ma come complesso di strumenti per la raffigurazione.

La città santa non scenderà dal cielo con le sue architetture, le sue chiese, i suoi simboli; la città santa è il rovescio in senso traslato, traslato dall’arte delle opere di Emanuele, del “potere” e del “sapere“, come per molto tempo si è creduto ma nel primato del Cuore, dei valori di coscienza, di Giustizia e di Amore, che è poi, in definitiva, il messaggio della Perdonanza celestiniana.