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Ingiusta detenzione, Petrilli confida in Amal Clooney

«Si intensifica, in questi giorni, il rapporto epistolare con l’avvocato Amal Allamudinn Clooney, per verificare l’eventualità di poter presentare in qualche tribunale o organismo internazionale la richiesta per il mio risarcimento per ingiusta detenzione, in quanto ho scontato, da giovane, sei anni di carcere ingiusto». A comunicarlo, attraverso una nota, è Giulio Petrilli.

«Ieri – aggiunge Petrilli – l’avvocato Amal Clooney è apparsa su molti media mondiali per la difesa appassionata in Egitto, nel tribunale del Cairo, di uno dei tre giornalisti, condannati a tre anni di carcere, per articoli non graditi agli attuali governanti egiziani. Un chiaro attacco alla libertà di espressione e lei con il suo coraggio, la sua passione, la sua bravura, ha cercato in tutti i modi di evitare la condanna e ha anche detto che ricorrerà e richiederà un’amnistia presidenziale. Io spero che anche per la mia vicenda del mancato risarcimento per ingiusta detenzione lei possa trovare una strada giuridicamente percorribile».

«Non è semplice – aggiunge Petrilli – perchè io ho già espletato tutte le vie giudiziare in Italia (corte d’appello di Milano e cassazione) e in Europa (corte europea a Strasburgo). Tutti questi organismi hanno asserito che, pur essendo stato assolto, il solo fatto che avessi frequentato persone “dell’estremismo politico” sarebbe ostativo al risarcimento. Senza parole. Ora torno a sperare e confido che l’avvocato Amal Clooney riesca a trovare una strada ancora percorribile, forse il tribunale della giustizia europea con sede in Lussemburgo o qualche altro organismo internazionale. Il capo della sua segreteria mi ha richiesto ulteriore documentazione, tutte le sentenze e ricorsi. Attendo una sua nuova comunicazione, consapevole che l’unica che può cercare di risolvere il problema è lei, che sul tema dei diritti umani e del diritto internazionale è forse la maggiore esperta in circolazione. Tra le sue ultime difese oltre quella di ieri in Egitto, Julian Assange, Julia Timoshenko, il governo dell’Armenia e tanti altri».

«Tornando al mio caso – conclude Petrilli – non vengo risarcito per un giudizio arbitrario e fuori dal diritto e nessuno ha mai pagato per il mandato di cattura emesso nei miei confronti risultato poi infondato, accusa che dichiarava che all’età di diciotto anni sarei stato tra i capi dell’organizzazione terroristica Prima Linea.

Sono dieci anni che porto avanti questa battaglia per il dovuto risarcimento e sono certo che l’avvocato londinese può riaprirmi delle possibilità e speranze».

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