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Amicizia e progetti comuni nel nome di Celestino

di Andrea Giallonardo

Il Corteo Storico Della Bolla è ormai un appuntamento caro ai cittadini aquilani, il pubblico che il 28 di agosto ha assistito al corteo ha potuto constatare ancora una volta come gioia, solennità e tanta bellezza non manchino mai per l’evento più importante di tutta la Perdonanza.

I più accorti avranno avuto modo di osservare come quest’anno, al grande Corteo, abbiano preso parte degli ospiti speciali

Proseguono infatti senza interruzione, e non solo durante la settimana di festa della Perdonanza, gli sforzi del Centro Internazionale Studi Celestiniani per creare un forte e durevole sodalizio tra L’Aquila e tutte le altre città, italiane e straniere, che conservano vestigia o comunque memorie legate al Papa Angelico.

Gli onorati ospiti che hanno preso parte al Corteo sono quindi stati tutti i delegati che hanno rappresentato la propria città presso il Forum Città Celestiniane che si è tenuto il 27 agosto. Si tratta di un progetto fortemente voluto dal presidente del Centro Internazionale Studi Celestiniani, il signor Floro Panti, i cui sforzi sembra proprio che stiano iniziando a dare i primi frutti. Il Forum è infatti giunto alla sua terza edizione e se la prima è servita alle città celestiniane per ritrovarsi e la seconda ad iniziare a pensare ad un possibile futuro comune si può dire che in questo terzo incontro sia davvero stato individuato un ambito in cui poter cooperare insieme. Il titolo del convegno di quest’anno è infatti stato “Costruiamo insieme gli itinerari del perdono”. L’attenzione è stata posta sulle modalità con cui si potrebbe realizzare un itinerario che tocchi i luoghi celestiniani, su modello della Via Francigena e del Cammino di Santiago; non meno importanza, poi, è stata riservata a come dare maggior risalto ai luoghi celestiniani presenti sulle odierne vie di pellegrinaggio. Si tratta di una questione colma di problematiche e riflessioni che gli intervenuti non hanno certo lasciato cadere.

Tra i presenti il primo a prendere la parola è stato Lelio De Santis, assessore al turismo del Comune di L’Aquila, che ha sottolineato come ormai sia ora di sprovincializzare la concezione della Perdonanza, che molti continuano a concepire come una semplice festa cittadina, e di allargare seriamente gli orizzonti di questo evento.

In questo senso l’istituzione del Forum Città Celestiniane è stato sicuramente un passo importantissimo e, se si lavorerà bene, potrà realmente costituire un’ottima occasione per dare alla nostra città una visibilità enorme a livello nazionale ed internazionale. A fargli eco è stato Giovanni Lolli, vicepresidente della Regione Abruzzo, evidenziando le enormi potenzialità che l’Aquila e l’Abruzzo, come del resto l’intera Italia, serbano ai fini del turismo.

Che si tratti di turismo artistico, enogastronomico oppure religioso il nostro Paese ha tutte le carte in regola per essere al primo posto ed invece non è così, ha tristemente dichiarato Lolli, il turismo religioso è poi quello meno considerato e questo porta all’assurdità che vede l’Italia seconda alla Francia come numero di visitatori diretti verso luoghi di culto. Il mancato sfruttamento dei tesori che abbiamo è stato in parte dovuto alla nostra incapacità di saper cogliere il cambiamento che, negli ultimi decenni, ha riguardato la figura del turista. Per anni infatti il turista è stato per lo più colui che utilizzava le ferie per andare al mare o in montagna, sostandovi per un po’ usufruendo dei servizi del posto. Ora non è più così, adesso il turista non vuole più solo comprare souvenir e scattare qualche foto, vuole conoscere i vari aspetti del territorio in cui si trova, dalla storia all’arte fino alla gastronomia. Ad oggi tendiamo a distinguere tra mete per il turismo di massa e destinazioni per turisti più “consapevoli”. L’Abruzzo è a costoro che deve rivolgersi ed ha tutti i requisiti per poterlo fare in modo egregio, in quest’ottica appaiono molto più comprensibili le continue esortazioni della Curia aquilana affinchè gli aspetti ricreativi della Perdonanza non prevalessero troppo su quelli spirituali e culturali; spiritualità e cultura portano, nel tempo, interi autobus di visitatori mentre concerti e discoteche improvvisate portano ben poco.

Si è poi espresso un ospite di riguardo, l’arcivescovo Giuseppe Petrocchi, ispirando l’uditorio con riflessioni degne di un uomo della sua statura intellettuale. L’approccio critico ad un argomento, ha esordito, parte dall’analisi delle stesse parole con cui un dato argomento viene presentato; nella fattispecie parlare di “città celestiniane” equivale a considerare non già una semplice cerchia di appassionati oppure una comunità ecclesiale bensì l’intera cittadinanza dei comuni interessati. Il Forum Città Celestiniane si rivolge appunto non solo a quei pochi ma a tutti coloro che, se ben informati, non faticherebbero a vedere in Celestino una figura che ha avuto una grande importanza nella storia e quindi nella formazione dell’identità della loro civitas, anche se in maniera meno determinate rispetto alla città di L’Aquila. Con un virtuosismo Petrocchi ha poi aggiunto che non è cosa facile realizzare in modo pieno e costante la “celestinianità” che rivendichiamo, specialmente in una società come la nostra i cui valori sono spesso forieri di comportamenti tutt’altro che caritatevoli e giusti. Alle parole del vescovo si è riallacciato Monsignor Claudio Palumbo, vicario generale della diocesi di Isernia – Venafro, sottolineando come non a caso i luoghi celestiniani siano molto utili alla formazione dei futuri sacerdoti; questo perché luoghi come il monte Morrone muovono per natura alla meditazione ed alla preghiera, elementi fondamentali per l’intera vita di un religioso. I pellegrinaggi sui luoghi celestiniani, favoriti dal recupero e dalla valorizzazione degli stessi, che poi è tra i principali obiettivi del Forum Città Celestiniane, costituiscono un’eccezionale forma di miglioramento spirituale e quindi anche umano.

Su come l’esperienza del pellegrinaggio possa cambiare la vita di una persona si è espresso con chiarezza Monsignor Paolo Giulietti, vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Perugia. Nei secoli passati, ha sostenuto il Monsignore, si partiva per i pellegrinaggi recando con sé incensi, croci ed intonando canti liturgici; il cammino era periglioso tanto che molti fedeli facevano testamento prima di partire. Ora, venuto meno anche un certo fanatismo fine a sé stesso, la figura del pellegrino è assai mutata rispetto a prima. Chi percorre le antiche vie di pellegrinaggio a volte lo fa utilizzando un approccio molto laico, c’è chi viaggia a piedi per star meglio con sé stesso, chi per ammirare il paesaggio naturale, addirittura c’è chi lo fa per passione sportiva. Eppure, ha continuato Giulietti, ciascuno di essi, nessuno escluso, prima o poi finisce col fare i conti con la trascendenza. Nella fatica del pellegrinaggio, o viaggio come lo si vuole chiamare senza peraltro cadere in errore, viene fuori, dinanzi alla nostra coscienza, il meglio ed il peggio di ognuno di noi; davanti alla fatica nessuno può mentire a sé stesso: o ce la si fa oppure no,non ci sono scuse. Per questo se si mettessero alberghi a cinque stelle lungo la Via di Santiago si vanificherebbe tutto il significato che quel percorso riveste per moltissime persone. Viaggiando a piedi si riscopre il vero bisogno degli altri, la solidarietà tra viaggiatori, specialmente tra coloro che viaggiano a piedi, è fondamentale, non solo, camminando si apprezzano paesaggi che chi viaggia a 100 km/h spesso non nota neanche. Non bisogna dimenticare inoltre che il pellegrino il più delle volte è una persona che scrive, su di un diario, un blog, un forum, via e-mail cionondimeno scrive. Lo fa per raccontare agli altri la propria esperienza e magari facendo involontariamente pubblicità ai territori che ha attraversato e che ha apprezzato, per la bellezza e per l’ospitalità che vi ha ricevuto.

Sulla valorizzazione dei luoghi celestiniani è intervenuto anche il vescovo di Sulmona, Monsignor Angelo Spina, inviando una lettera che è stata letta dal moderatore del forum, Monsignor Carmelo Pagano Le Rose. In essa il vescovo ha fatto particolare riferimento ad un possibile futuro reimpiego dell’antica abbazia di S. Spirito ed ha avanzato alcune proposte in merito. La si potrebbe adibire a luogo in cui archiviare tutti i documenti inerenti la figura di Celestino V, rendendola quindi un punto di riferimento necessario per tutti gli studiosi di Pietro del Morrone, oppure farne una sede di studi universitari per la pace. Potrebbe essere un luogo per lo studio del diritto e per la formazione dei magistrati, un conservatorio dedicato alla musica sacra oppure un centro in cui restaurare e recuperare documenti antichi. Ancora, gli ampi spazi dell’abbazia potrebbero essere utilizzati per realizzare mostre permanenti di pittura e di scultura. Sono idee non solo molto apprezzabili e plausibili ma anche interconnesse tra loro poiché non si escludono a vicenda, la cosa più importante tuttavia, come si è convenuto commentando la lettera di Sua Eccellenza, è che il monumento non faccia la fine del Castello Cinquecentesco di L’Aquila, ossia che ognuno se ne prenda un pezzo mettendo qui un ufficio, lì un negozio e così via. I monumenti, a beneficio del prestigio e dell’identità civica, vanno conservati e valorizzati per intero, non trattati come puzzle!

Considerato lo spessore culturale degli intervenuti è comprensibile che il successivo dibattito sia stato fitto ed interessante, ad interromperlo sono state, verso le ore 17:00, le note del Concentus Serafino Aquilano che annunciavano la fine dei lavori.

Tuttavia il Forum si è potuto considerare realmente concluso con la graditissima partecipazione delle delegazioni comunali, con gonfalone in testa, al grande Corteo Storico della Bolla. Appuntamento quindi per il prossimo anno, con idee sempre migliori ed un’amicizia ancor più forte.

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