IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Il vero significato della Perdonanza

di Valter Marcone

Nella cornice dell’aula magna, sovrastata da un imponente soffitto ligneo, del restaurato palazzo Fibbioni, una delle attuali sedi del Comune dell’Aquila, nell’ambito degli eventi e delle iniziative del programma della 721esima Perdonanza è stato presentato il primo volume (di cui è stato pubblicato al momento solo il primo tomo) del Corpus Coelestinianum: “[i]Il processo di canonizzazione di Celestino V[/i]”. Il volume è stato curato dagli studiosi Alessandra Bartolomei Romagnoli e Alfonso Marini che, presenti all’incontro insieme a Walter Capezzali e al sindaco Massimo Cialente, ne hanno illustrato il contenuto e le fasi di ricerca e di realizzazione.

L’iniziativa di ricerca che ha permesso anche quella editoriale è stata affidata, come ha riferito il sindaco Cialente, che ne ha sottolineato non solo il prestigio accademico ma anche il valore scientifico, alla Società Internazionale per lo studio del Medioevo latino (S.i.s.m.e.l.). Ed è proprio il suo presidente, impossibilitato ad essere presente di persona, Agostino Paravicini Baglioni, uno dei più autorevoli studiosi di questo periodo storico e in particolare della figura e dell’opera del pontefice Bonifacio VIII, che nella premessa al volume, letta quasi interamente dal coordinatore dell’incontro Walter Capezzali, ne fa la storia, indicando le linee guida di un progetto che nasce negli anni ottanta del Novecento.

In sostanza in quegli anni, che hanno visto la realizzazione di otto convegni sulla figura e sull’opera di Celestino V organizzati dal Centro di studi celestiniani e dalla Associazione culturale degli Argonauti di Ferentino (i cui atti sono stati curati, anno dopo anno, dallo stesso Walter Capezzali), si delineò un programma e un progetto di ricerca che trova oggi un suo primo traguardo. Il primo convegno celestiniano si tenne a L’Aquila nel 1984 e fu organizzato dal professor Raoul Manselli (1917-1984) al quale successe, nella direzione scientifica, la sua allieva Edith Paszstor (1925-2015) che con i convegni, ai quali aveva chiamato eminenti studiosi, aveva voluto affermare che lo studio di Celestino doveva fondarsi, per una visione moderna e agguerrita storiograficamente, sulle fonti.

Il corpus delle fonti celestiniane, che appunto vengono pienamente studiate e iniziate a pubblicare in questo primo volume, consistono nella documentazione scritta (agiografie, cronache, testimonianze documentarie e cultuali) e iconografica riguardante Pietro dal Morrone, Celestino V dal 5 luglio al 13 dicembre 1294, l’unico papa del medioevo ad essere salito agli onori degli altari in seguito ad un processo canonizzazione.

Il progetto nato durante la realizzazione dei convegni risultò complesso per la quantità e la varietà tipologica dei testi in esame ed ebbe anche una battuta d’arresto per la scomparsa di Vincenzo Licitra che aveva avviato l’edizione dell’[i]Opus metricum[/i] del Cardinale Jacopo Caetani Stefaneschi. L’idea fu ripresa dopo il terremoto dell’Aquila da Alessandra Bartolomei Romagnoli, che lo presentò all’allora presidente della Società internazionale per lo studio del medioevo Latino. Ed è stata proprio quest’ultima studiosa che, nel prendere la parola, ha voluto presentare il suo coautore Alfonso Marini, professore di storia medievale alla Sapienza, con il quale da quarant’anni condivide iniziative di studio e ricerca. Marini che ha poi affermato l’indispensabilità del lavoro della professoressa Bartolomei Romagnoli per la realizzazione dei testi contenuti nel volume e soprattutto per le traduzioni dei testi latini.

Ma che cosa contiene il volume “Il processo di canonizzazione di Celestino V”? Il volume è diviso in due parti. La prima parte, curata e introdotta da Alfonso Marini. riporta il Processo apostolico di canonizzazione contenuto nel manoscritto 1071 custodito a Parigi nella [i]Bibliotheque de L’Arsenal[/i] che in verità contiene il compendio degli Atti dell’Inquisitio in partibus del processo di canonizzazione, la bolla di canonizzazione di Clementi V, entrambi tradotti da Bartolomei Romagnoli, e la traduzione a cura del Marini delle testimonianze cultuali e della Bolla di indizione dell’indulgenza di Collemaggio. La seconda parte, curata da Bartolomei Romagnoli, contiene con una introduzione e traduzione della stessa curatrice, il Processo-verbale dell’ultimo Concistoro segreto preparatorio alla canonizzazione e lo studio del testo coevo del cardinale Iacopo Caetani Stefaneschi [i]La cerimonia della canonizzazione[/i].

Questo pregevole lavoro dunque mette all’attenzione del lettore due mondi completamente diversi che nelle pagine del processo di canonizzazione si contrappongono.

Quello di un medioevo popolare che dà voce alla gente comune, specialmente alle donne, che si carica nel racconto dei fatti che appunto dovrebbero concorrere alla canonizzazione dell‘eremita Pietro (non è stato mai canonizzato il Papa) di fascinazione, magia e altri elementi della cultura popolare medievale. Frate Pietro dal Morrone è un uomo della montagna e il suo Morrone è un monte Carmelo dove, arrivando fino alla vicina Maiella, egli ricerca solitudini aspre, sentieri di pastori, altezze che lo avvicinano a Dio. La Valle Peligna con la Valle dell’Orta è vista come una Tebaide dove appunto la tradizione orale racconta la leggenda dei cinque fratelli e sorelle Sant’ Onofrio, San Terenziano, Santa Brigida, San Pietro Celestino e San Venanzio che nei loro eremitaggi vissero una santa vita.

Quello del potere della Curia romana che nell’occuparsi dei fatti che riguardano la vita di fra Pietro tende a giuridizzare, se così si può dire, la santificazione. Con un comportamento, se vogliamo, che annuncia la modernità. Celestino V è l’ultimo pontefice del 1200, un imperatore potentissimo che rinuncia al suo smisurato potere. E, si badi bene, come è stato anche sottolineato dai relatori, ”rinuncia“, che è cosa bene diversa dal “rifiuto“ contenuto nella famosa versione dantesca del gesto. Gesto moderno, se vogliamo, visto che lo stesso pontefice a noi contemporaneo Benedetto XVI si è avvalso per la prima volta dopo Celestino di questa opportunità.

Due mondi che dunque si incontrano e si scontrano, anche al loro interno stesso, si vedano i contrasti manifestati dai cardinali della Curia nell’accettare o respingere le testimonianze, e che comunque confluiscono in una ricomposizione che la Santa Chiesa, fatta da uomini e per gli uomini, opera con un moto travolgente: la canonizzazione. In questo fulgore tra cielo e terra ogni umana debolezza scompare per ricomparire nella gloria dei cieli.

La presentazione è stata conclusa da un impegno, quello di presentare al più presto il secondo volume, che conterrà il manoscritto degli atti del Processo redatto a Sulmona e contenuto nell’Archivio capitolare della Diocesi.

X