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Avezzano è ‘Una città per cantare’: l’Estate viva della Musica vera riparte da qui

di Gioia Chiostri

Vivono per sempre gli sguardi fulminei gettati dalle parole in chiave di violino. Ciò che conta, alla fine della storia, è avere un microfono sulla punta della lingua, uno strumento musicale a portata di mano e una ‘Città per cantare’. E’ questo, di fatti, il titolo di un nuovo progetto musicale itinerante, ragionato su vasta scala, che vedrà l’alba prima proprio nella città di Avezzano.

Per essere grandi, occorre saper vivere al massimo un millesimo di secondo d’esistenza. Occorre, cioè, avere, per un attimo, un battito diverso del muscolo cardiaco, un elettroshock percepito fra il piacere dei sensi. Per essere grandi, ancora, occorre sapersi trasformare nel microfono del sociale, il quale, suole pesarsi e palesarsi sempre in azioni semplici, ma dai grandi effetti emotivi. La città marsicana, in un 1 settembre epocale, chiude il calendario estivo. Una data zero, questa – come è stata più volte definita dagli organizzatori stessi – che mira a racchiudere in una bolla di sapone cantautorale tutto il viaggio mentale e fisico che fecero, orma dopo orma, le grandi voci e, nota dopo nota, le grandi riflessioni di coloro che, la musica, la facevano pensare per davvero. Quando la chitarra armava e la fisarmonica difendeva, la pace dei sensi si rintracciava nelle sette note.

Più di un concerto, quindi. Più di una mera esibizione di piazza nella location simbolo della città di Avezzano, quale Piazza Risorgimento. ‘Una città per cantare’ è una vera e propria opera prima in Italia, che punta a divenire il riflesso di un diamante, sì sfaccettato, ma unico e compatto. «Si tratta di un progetto che non ha eguali in Regione. La data di Avezzano sarà la prima di una lunga serie che porterà alta la bandiera del grande cantautorato. Si tratta di un omaggio misto alla volontà di ridestare nelle coscienze giovanili la voglia di ascoltare cosa di buono ha da dire la musica». Una notte da trascorrere, insomma, sotto lo sguardo vigile di stelle diverse, che portano i nomi dei grandi uomini del palco di un’epoca florida – quali Lucio Dalla, Ivan Graziani, De André, Bennato, Ron, Fossati, Pino Daniele, De Gregori e Lucio Battisti – che hanno sempre avuto due occhi lungimiranti nel volto e un cuore talentuoso nel petto.

{{*ExtraImg_252067_ArtImgRight_256x192_}}«Avezzano – spiega l’ideatore dell’evento, nonché organizzatore e curatore della data zero, il team manager abruzzese Tony Orlandi, da sempre vicino al mondo della musica di valore – chiuderà nel migliore dei modi l’estate d’autore». Il primo cittadino di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, ha scelto di patrocinare l’evento musicale e si è dimostrato da subito entusiasta di accogliere a casa propria la culla del cantautorato e i suoi figli ultimi. «Sarà un modo, per me, di regalare alla città qualcosa di dimenticato, purtroppo. I pezzi storici della musica italiana d’autore torneranno in vita proprio nel mio territorio: sono sensibile ad iniziative che mettano in moto la voglia di fare dei giovani. Largo spazio, quindi, alla creatività e che sia foriera di successi». L’Avezzano sensibile avrà musica per le sue orecchie. «Un’Avezzano dei grandi ricordi avrà nascita il 1 settembre; un’Avezzano che mira a riscoprire, sotto il velo della quotidianità, un sociale rinfrancato dalla denuncia e dall’attenzione di menti perspicaci. Ringrazio l’Amministrazione e gli assessori Amatilli e Verdecchia che hanno sposato da subito l’iniziativa», aggiunge Orlandi.

Ad annodare le fila di uno spettacolo che si dimostra essere già il primo exploit di una bottiglia di Chardonnay invecchiata il tempo giusto, è Stefano Fucili, classe 1971 e ‘figlio artistico’ di Lucio Dalla. «Ciò che avverrà, sarà una vera e propria anteprima nazionale di un progetto che parte dalla città marsicana e che, nel 2016, andrà a girare varie città d’Italia. ‘Una città per cantare’ è un’idea ad ampio spettro e raggio, che, parafrasando la canzone scritta proprio da Dalla e da De Gregori, mira a proporre un omaggio ai cosiddetti poeti di oggi. Un omaggio particolareggiato, però, in quanto realizzato da coloro che, comunque, intesserono un rapporto speciale con i timbri eterni del passato. Io sarò la voce assieme a Carlo Simonari, storico musicista di Ivan Graziani». Stefani Fucili ha, per così dire, avuto un battesimo di fuoco in quanto a Musica. Spalla a spalla all’eterno ragazzo curioso dei borghi umani dimenticati da tutti, quale Dalla è stato, ha avuto, durante la sua carriera, una crescita professionale di valore. Cosa ti ha lasciato Lucio Dalla nel cuore? «Ognuno di noi artisti produrrà, nella notte ventura, un ricordo personale del proprio ‘maestro’ di vita e delle sette note. Il mio pensiero andrà a Lucio, ovviamente, colui, cioè, che io, molto affettuosamente, giudico uno zio-maestro. Dalla mi ha insegnato ad essere un artista sincero: ‘il segreto per scrivere una buona canzone – mi disse una volta – è quello di togliere via il tappo della censura’. Lucio aveva questa caratteristica di fondo: non faceva pesare mai la sua grandezza; era un cantautore molto vicino alla gente, che viveva a stretto contatto con i drammi e le gioie della società. Quando scomparve, nel 2012, tutti ebbero l’impressione che fosse andato via per sempre il vicino confidente della porta accanto. Una grandezza immensa in gesti poveri». ‘Anni Luce’, brano risalente al 2001, fu il colpo di fulmine professionale fra Stefano e Lucio Dalla. «Lucio l’ho conosciuto negli anni ’90; allora avevo già un mio personale bagaglio musicale; lui, però, mi ha avviato, fra il ’98 e il 2001, ad una carriera di spessore e mi ha permesso di avere un po’ più di visibilità producendo i miei dischi con la Casa Discografica di sua proprietà, la ‘Pressing’, che aveva, prima di me, già lanciato artisti come Bersani e Carboni. Scrivere con lui alcune canzoni, per me, ha significato entrare nella sua orbita geniale. Un po’ come andare a Oxford e prendere la Laurea ad Honorem all’Università della Musica. La sua scomparsa si è fatta sentire molto nella mia anima».

Le parole di ieri nelle voci robuste di oggi, che ancora amano la lentezza della musica e il suo adagiarsi, come balsamo, fra i problemi umani. Carlo Simonari (voce, piano e chitarra), Tommy Graziani (batteria), Tommaso Baldini (chitarre e bouzouki), Roberto Panaroni (basso) e Alessio Graziani (tastiere e cori), oltre a Fucili saranno, quindi, i protagonisti del ritorno della musica che conta in piazza, dopo essere esplosa sui canali mediatici. Prima dell’avvento dell’autunno, il calore arabescato delle parole messe in musica.

{{*ExtraImg_252068_ArtImgRight_300x408_}}Avezzano sceglie di lasciarsi trasportare da un brivido d’estate in più. «Abbiamo unito – spiega Fucili, – due omaggi musicali itineranti, quali quello a Ivan Graziani, il ‘Pigro in Tour’, e il personale a Lucio Dalla, dal nome di ‘Piazza Grande’. L’unione, lo dico sempre, fa davvero la forza, e in questo caso, non può che non essere così. Partendo poi, da due spettacoli della memoria e della rievocazioni sul palco di piazza, abbiamo pensato di estendere l’idea ai mondi di altri maestri, tutti legati comunque dal filo rosso del riscatto, della collaborazione, del merito e del coraggio di cantare le cose non dette leggermente a parole. Quando scrivo una canzone – afferma ancora Fucili – sento dentro il corpo la necessità di dover dire qualcosa, di rendere, cioè, manifesta un’idea: il testo suola nascere, infatti, da uno sguardo o da un messaggio nascosto nello sguardo stesso. Abbinare, poi, la musica è una tendenza tipica della nostra anima da musicisti». Stefano Fucili ha da poco dato alla luce un nuovo disco, nel dicembre dello scorso anno, dal titolo di ‘Vita Libera’. «Mantra di fondo, il fatto che la felicità non è collegata mai al Pil pro capite, come l’uomo ammanettato dall’Economia di oggi è portato a credere. L’essere umano è un essere vivente semplice, che ha bisogno, per essere felice, di nutrire la propria umanità, senza filtri e tanti orpelli attorno». Un disco generato da una rete fitta di collaborazioni, fra cui spicca proprio la band che accompagnerà in piazza gli artisti ‘fratelli’ del progetto che partirà a settembre.

Quanto è difficile la vita del cantautore oggi? «I vari progetti che firmano gli artisti del palco di oggi, come quello di Avezzano, mirano a portare di nuovo in piazza le canzoni dei grandi di un tempo, mai del tutto dimenticati. Ovviamente, oggi come oggi, camminare con le proprie gambe, e quindi far conoscere i propri brani e i propri testi, è divenuto più complicato. In questo, – aggiunge Fucili – Internet, contrariamente a ciò che si dice, appare come uno spiraglio. Da un lato, di fatti, toglie alle Case Discografiche una parte della loro funzionalità, ma dall’altro, si configura come una leva robusta per chi, in breve, si auto-produce. Visibilità e possibilità le due parole cardine di portali quali Amazon.it, Spotify e Itunes: questa è la figura di un cantautore 2.0, capace di arrivare all’Estero in un battibaleno veloce e sorprendentemente potente».

Duetti, interazioni, accordi condivisi e corde di chitarra scoperte gemelle: in piazza, ad Avezzano, andrà in onda tutto ciò che non è show, ma sale nelle vene dell’abitudine cantata. «Proporremo – conclude Stefano – i pezzi più popolari dei nostri maestri. I cantautori parlano alla gente, senza distinzione di classe, schiatta o generazione. Le loro canzoni possiedono la bellezza di volare sulle teste di tutti e di far germogliare semi e generare seguaci. Lo scopo? Un accordo di chitarra parlata che prenda quanto più pubblico possibile; canzoni riadattate, che vanno dal pop al rock, alla musica folk e che mirano a generare una festa di piazza e, quindi, una gioia di popolo. Noi crediamo fermamente in questo progetto: potrebbe avere un buon futuro». Come uno scrigno di legno venato con dentro gli oggetti nostalgici che tutti vogliono, ma che nessuno scova più. Dalla stretta di mano fra i poveri ma ricchi cantautori di oggi, la chiave segreta per aprire il vaso di Pandora delle crude, poiché vere, emozioni.

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