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Cultura Abruzzo, Pietrucci: «Attenzione ai pastrocchi»

«Riformarsi va bene, è una priorità, ma stiamo attenti a non fare scendere la notte hegeliana sulla cultura abruzzese. Quella in cui tutto è confuso e indistinto, quella in cui tutte le vacche sono nere». Il monito arriva da Pierpaolo Pietrucci, presidente della Commissione Territorio del Consiglio regionale d’Abruzzo.

«E’ senza dubbio positivo – argomenta Pietrucci – il dibattito che si è aperto sulle opportunità e i migliori ed equi modi di sostenere il settore culturale abruzzese. Leggo negli ultimi giorni dell’intento di sottoporre il settore alla cura dell’efficienza e della produttività economica. Vedo che il tentativo di sostenere l’Istituzione sinfonica abruzzese ha generato proteste e malumori, timori che il sostegno all’Isa fosse visto come quello a un organismo territoriale a discapito di altre realtà, altre province. In risposta si organizzano tavoli per ascoltare le ragioni di tutti. Va bene, tutti intenti lodevoli, all’apparenza. Come dire di no all’efficienza e alla produttività? Come negare l’esigenza e la buona volontà di raccogliere le istanze di tante realtà, così diverse, eppure unite da lodevoli intenti e mission? Attenzione, però, perché da quelle che sono premesse apparentemente sacrosante si rischia di produrre pastrocchi. Non vorrei che il prodotto di questo dibattito, così come si va formando, sia una riforma del sistema di sostegno regionale alla cultura in cui al grido di “equità, equità” si dia un poco a tutti e poi si lasci tutti per sé, nei mari aperti del mercato».

«Il mercato – precisa Pietrucci – non è lo stesso per tutte le istituzioni e manifestazioni, in alcuni casi non esiste, o comunque è esigua la possibilità di avere fondi dal settore privato, in altri lascia più margine. Non si dimentichi, inoltre, che le istituzioni e le manifestazioni culturali non sono tutte uguali tra loro nemmeno dal punto di vista di quella che definirei essenza. Alcune di esse hanno una ragione di vita più locale, altre costituiscono un pezzo importante dell’identità regionale. Non è forse giusto tenere conto di questo, al momento di stabilire i criteri di sostegno? Non è forse giusto, voglio dire, che l’istituzione regionale in quanto tale privilegi chi più concorre alla produzione di un indotto e di un patrimonio che non sia non solo materiale, importantissimo, ma anche immateriale? L’Abruzzo soffre per la difficoltà di liberarsi dai localismi sfrenati e credo che uno dei modi per cominciare a farlo sia quello di investire su ciò che è abruzzese prima di ogni altra cosa».