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Terremoto: tasse sospese da restituire, L’Aquila resiste

Proprio a ridosso della pausa di ferragosto nel cratere del terremoto è tornata d’attualità la decisione della Commissione europea di richiedere, a una parte delle aziende aquilane beneficiarie di sgravi fiscali dopo il terremoto del 6 aprile 2009 che non siano in grado di certificare il danno subito, la restituzione al governo della somma equivalente alla riduzione del 60% delle tasse del 2011 e 2012.

Un taglio di cui nel cratere hanno beneficiato tutti. In prima linea il vice presidente della Regione Abruzzo, con delega alle Attività produttive, Giovanni Lolli, il quale dichiara: «Resisteremo con tutti i mezzi che abbiamo, la restituzione delle tasse sospese e ridotte a seguito del sisma sarebbe una follia».

L’agevolazione del 60% è stata decisa assieme alla sospensione e restituzione del restante 40% in dieci anni, nella finanziaria 2012, che ha poi però generato un contenzioso e una procedura di infrazione da parte di Bruxelles, perché si tratterebbe di una misura distorsiva della concorrenza e non in linea con le norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato. Tenute all’eventuale restituzione le 115 aziende che non rientrano nel regolamento ‘de minimis’ che esclude i piccoli importi di aiuto fino a 200 mila euro.

Ma la misura potrebbe riguardare anche le partite Iva. Il segretario generale di Apindustria della provincia dell’Aquila, Massimiliano Mari Fiamma, sottolinea: «Auspichiamo un’azione comune di tutte le Parti sociali territoriali per giungere all’individuazione dei colpevoli, nomi e cognomi, delle mancate comunicazioni all’Ue e, unitamente ai dirigenti regionali dell’Agenzia delle Entrate, di Inps e Inail, regionali e nazionali, di procedere nei loro confronti in termini di legge chiedendone, alla luce della riforma della pubblica amministrazione, la loro rimozione immediata e il successivo licenziamento».

Per il consigliere regionale del Pd Pierpaolo Pietrucci, «è una battaglia persino di principio che mi impegno a portare avanti assieme al vicepresidente Giovanni Lolli. C’è bisogno della massima collaborazione, a tutti i livelli, sia le forze politiche sia quelle economiche e sociali».

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