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L’oro rosso dell’Aquila lancia un S.O.S.

di Raffaele Alloggia

Da pensionato coltivo nel territorio di Paganica, lo zafferano da più di 30 anni quasi esclusivamente per il consumo famigliare, ma principalmente per passione verso questo prodotto di nicchia che nei secoli scorsi ha dato tanto lustro e ricchezza alla nostra Città.

Bene ha fatto quindi la Regione ad attivare la Banca dello Zafferano e il bando per l’assegnazione a titolo di “prestito d’onore”dei bulbi ai giovani che ne hanno i requisiti. Ma questa iniziativa non è certamente sufficiente da sola a recuperare la produzione perduta in questi ultimi anni, anzi secondo me la produzione continuerà a scendere in quanto occorrerebbero altre iniziative più incisive affinché, in particolare le nuove generazioni, vengano stimolate a intraprendere con passione questa attività.

Già qualche anno fa, avevo segnalato tramite la stampa locale, come alcuni giovani coltivatori iscritti alle Cooperative, dopo aver prodotto discreti quantitativi di zafferano, (700/800 grammi ciascuno) analizzato e sigillato, se l’hanno dovuto tenere in casa per mesi e mesi finché la Cooperativa gliene ha fatto richiesta, ma nel frattempo però, non avevano in tasca i soldi per il carburante per i loro mezzi agricoli.

Occorre perciò che il produttore non appena raccolto il prodotto, possa avere subito il corrispettivo, così come ricordo anch’io fino agli anni 60 del secolo scorso, quando già alla fiera di Ognissanti e nei giorni successivi per le case, passavano i commercianti e acquistavano lo zafferano pagando subito l’importo dovuto. Per far questo le Cooperative dovrebbero essere aiutate con un prestito, da chi è preposto ad incentivare la produzione “dell’oro rosso”, restituendolo dopo aver venduto il prodotto.

Per l’esperienza acquisita in questi anni, mi permetto di dire che con solo 50 kg di bulbi, si ricavano pochi grammi di prodotto finito, per cui tra le spese per l’impianto, l’iscrizione alla cooperativa e le spese per le analisi, se questi giovani non verranno pagati subito alla raccolta, come accade oggi, non saranno assolutamente incentivati a continuare e aumentare la produzione.

Oggi nel territorio di Paganica, parlo per ciò che conosco, sono decine forse qualche centinaio le persone che coltivano piccoli quantitativi di zafferano, per molte di loro però, a tutt’oggi le quantità raccolte la scorsa stagione e per alcune anche quelle di due anni fa, lo conservano nei ripostigli di casa. I motivi sono quelli anzi detti, per piccole produzioni non vale la pena iscriversi alla Cooperativa ed aprire la partita IVA e al di fuori di essa non c’è il “commerciante” che raccoglie queste piccole quantità; ma i chili sono fatti dai grammi!

In ultimo un dato storico, riportato dal dott. Giuseppe Piccioli di Navelli, nel suo libro “La Coltura dello Zafferano ne L’Aquila degli Abruzzi”, uno studio dettagliato e meticoloso fatto risalire nel 1890 che riporta dati interessantissimi e quantitativi impressionanti per i tempi di oggi, prodotti nei vari comuni della nostra Provincia. Navelli superficie adibita a zafferano, Ha 75 produzione Kg 642, Caporciano Ha 62/ Kg 534, Barisciano Ha 31/ Kg 320, Paganica Ha 63/ Kg 777, Fontecchio Ha 31/ Kg 227, S. Demetrio Ha 9/ Kg80. Come si può notare, migliaia sono gli ettari di terreno nel comprensorio idonei per la coltivazione dello zafferano e per fortuna, c’è ancora “il sapere”diffuso nel territorio.

La coltivazione di questa spezia, proprio per la sua peculiarità, ha usufruito poco dell’innovazione tecnologica avvenuta nell’agricoltura, per cui quasi tutte le fasi di lavorazione sono rimaste quelle medievali, di conseguenza ha alti costi di produzione.

Occorre quindi proteggere il mercato dello zafferano aquilano da quello che viene dal Medio-Oriente, che tutti sanno e nessuno ne parla, sia esso per i costi di produzione certamente più bassi, che per le caratteristiche organolettiche, che niente hanno a che fare con il nostro “oro rosso”.