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Puntellamenti, Tancredi: «Voglio tornare a lavorare»

«Sono felice, voglio tornare a vivere normalmente e a lavorare per prepararmi ad affrontare serenamente l’udienza preliminare e l’eventuale processo».

Così l’ex consigliere comunale di centrodestra Pierluigi Tancredi, una volta appresa la notizia della revoca dei domiciliari sostituiti con l’obbligo di firma, sancita dal Tribunale del riesame.

Tancredi, accusato di estorsione e corruzione, era stato arrestato ai domiciliari la mattina del 27 luglio scorso: è ritenuto la figura chiave dell’inchiesta della procura distrettuale antimafia dell’Aquila sulle presunte mazzette negli appalti ad affidamento diretto dei puntellamenti dopo il sisma, un affare da circa 500 milioni di euro.

Ma il tribunale della Libertà ha bocciato tre delle quattro misure cautelari rimettendo in libertà Andrea e Maurizio Polisini, che erano ai domiciliari, Nicola Santoro, che aveva obbligo di dimora e di firma: al solo Tancredi è stata concessa una parziale riforma con i domiciliari trasformati in obbligo di firma.

L’ex consigliere comunale poi dimessosi dal consiglio e prima ancora dalla carica di consigliere delegato del sindaco Cialente sui puntellamenti, tornerà al lavoro come funzionario della Asl provinciale dell’Aquila. Era finito ai domiciliari nel gennaio dello scorso anno su una inchiesta che ha dato il via libera a quella attuale.

IL TRIBUNALE DEL RIESAME ‘FA UN PASSO INDIETRO’ PERCHE’ NON SUSSISTE IL PERICOLO DI INQUINAMENTO DELLE PROVE – «Non sussiste il pericolo di inquinamento delle prove». Questa è la motivazione prevalente con la quale il tribunale del riesame ha annullato tre delle quattro misure cautelari ed attenuato fortemente una quarta emesse dal gip nell’ambito dell’inchiesta della procura distrettuale antimafia dell’aquila sulle presunte mazzette negli appalti ad affidamento diretto dei puntellamenti per la messa in sicurezza di edifici pubblici e privati danneggiati dal sisma, un affare da circa 500 milioni di euro.

Sono tornati liberi gli imprenditori Andrea e Maurizio Polisini, responsabili della impresa Edilcostruzioni che erano ai domiciliari e il giovane intermediario Nicola Santoro, che aveva l’obbligo di dimora e di firma, ha visto revocarsi i domiciliari l’ex consigliere comunale di centrodestra Pierluigi Tancredi, ritenuto figura chiave dell’inchiesta dalla procura distrettuale antimafia dell’aquila.

L’avvocato Maurizio Dionisio, difensore di Tancredi insieme ad Antonio Milo, esprime soddisfazione ricordando che «già in precedenza aveva annunciato che il teorema accusatorio mostrava scricchiolii. Oggi abbiamo avuto la conferma piena considerando che la prima misura richiesta dai pm era l’arresto, poi successivamente trasformato in domiciliari dal gip. Ora è stato bocciato anche questa misura attenuata con l’obbligo di firma».

Per Dionisio, «il riesame è stato severo nel ritenere assenti il pur necessario requisito dell’inquinamento probatorio in quanto Tancredi non ha mai inteso occultare o sviare alcun elemento probatorio».

Dionisio ha annunciato la presentazione di un ricorso in Cassazione «perché pur soddisfatti, vogliamo il riconoscimento totale dell’insussistenza delle richieste della procura». Secondo quanto si è appreso anche la procura distrettuale antimafia ricorrerà in Cassazione contro la decisione del riesame. Al tribunale della libertà non si sono rivolti gli altri due imprenditori coinvolti nell’inchiesta, Giancarlo Di Persio e Mauro Pellegrini, della ditta Dipe, entrambi ai domiciliari.