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‘Pigro’ a Capistrello: le scarpe di Ivan, lo spirito di famiglia, i sogni della gente

di Gioia Chiostri

A sognare ad occhi aperti non ci si rimette mai. Nella scatola del ricordo, lo scrigno armonioso di un progetto musicale a lenta maturazione temporale, ma a veloce scarica adrenalinica. Scarabocchi di passione, sismogrammi di un terremoto emozionale, righe storte del sesto senso di una musica controcorrente, scomoda, ma anche tanto amata. Quando si tenta di descrivere ciò che fu e ciò che, in fondo, sempre sarà la produzione propria di Ivan Graziani, il primo cantautore in assoluto a calcare il palco dell’Ariston, in occasione del Premio Tenco del 1974, la penna della mente sfugge al controllo della mano. Sia perché risulta difficile imbrigliare una Musica dall’anima enorme, sia perché la Musica, quando ha un’anima enorme, appunto, non segue una sola strada, ma trecento.

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E proprio una di queste trecento ha portato i fratelli Graziani, Filippo (la voce) e Tommy (alla batteria) a scegliere il paese marsicano di Capistrello per il loro ‘Pigro in Tour’: il progetto musicale che punta, attraverso la funzione eterizzante della musica, a far rivivere sui palchi delle piazze d’Italia, l’immagine di una voce, fortunatamente, ancora vivida e viva nella testa e nel cuore di molti, quale quella di Ivan Graziani, il chitarrista rock che adorava dipingere di suoni le storie della gente qualunque. La scommessa del giorno dopo Ferragosto, è stata possibile grazie all’intenso lavorio portato avanti dal Comitato Festeggiamenti locale, capitanato dal presidente Vittorio Palleschi, e dal team manager abruzzese Tony Orlandi (in foto).

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«Ad un certo punto della vita mia e di mio fratello – spiega a [i]IlCapoluogo.it[/i] Tommy Graziani – ci è come piombato addosso il momento di dar atto ad un omaggio nella sua espressione più autentica al mondo interiore ed esteriore di mio padre. Soprattutto mio fratello Filippo (figlio minore di Ivan e Premio Tenco e Lunezia 2014 grazie alla sua ‘Le cose belle’, migliore ‘opera prima’ dell’anno), al quale tocca, se vogliamo, la parte più delicata del concerto, ossia quella di cantare i brani scritti da mio padre ai suoi fan di ieri e a quelli innamorati di oggi, ad un certo punto ha sentito proprio la voglia e la necessità di riproporre il repertorio di papà per ricordarlo intimamente. Io, per quel che mi riguarda, ho avuto la fortuna enorme di seguire mio padre nella sua ultima tournee ‘on the road’, quella del 1996, quindi ricordo bene ancora l’elettricità della sua musica dal vivo: per me, ‘Pigro in Tour’, significa andare a ripescare attimi di gioia dal passato prossimo di una vita vissuta accanto a lui, nel suo abito da artista». Tommy Graziani, il figlio maggiore di Ivan, ha dato linfa, cioè, assieme all’energia del fratello minore e ai musicisti storici del padre, ad un vero e proprio atto di rinascenza della musica grazie alla musica. Lui, batterista da tempi immemori, innamorato del pentagramma un po’ per nostalgia e un po’ per dono artistico, ha deciso di salire sul palco per uno scopo, quale quello di dipanare ancora una volta il filo di una straordinaria eredità.

«Per me lo spettacolo che da quest’anno ha adottato il nome di ‘Pigro in tour’- spiega Tommy – significa anche e soprattutto riaccendere dei ricordi bellissimi. Accanto a mio padre, ho provato sulla pelle la vera ebbrezza di un sogno avverato, ossia quello di portare la mia musica suonata per la gente fra la gente. Come quando un bambino decide il proprio ruolo nel mondo e, ad un certo punto della sua esistenza, se lo vede confezionato innanzi. Ecco: salire sul palco con mio padre è significato, per me, coronare un’ambizione. Salire sul palco senza mio padre, invece, significa, oggi, incoronare un’aspirazione».

In cosa ti senti simile a tuo padre? «Forse questa domanda la si dovrebbe porre a mia madre. – proferisce scherzando Tommy – Però, senza dubbio, la sua più grande eredità lasciata nei miei confronti è stata l’insegnamento del saper lavorare. Lui aveva una maniera onesta e professionale di affrontare la vita lavorativa; ebbene, io, in questo meraviglioso aspetto, spero di fargli da specchio. Quando, con il tour musicale, visitiamo ora gli stessi posti che lui stesso, a suo tempo, visitò, mi rendo davvero conto del bene che la gente ha nutrito per lui. Incontrare dal vivo persone che lo conobbero e che, con lui, magari, trascorsero una serata in un bar, per me significa rispolverare un pezzo del mosaico della sua essenza lasciata, a mo’ di orme invisibile ma indelebili, in giro per il mondo». Ivan Graziani si spense nell’oramai lontano 1997, all’età di 51 anni: la ferita artistica prodotta dalla sua perdita fu silenziosamente turgida e sanguinante. Lasciò tanti orfani senza voce e tanti cuori spezzati a metà. «‘Pigro’ non è solo un semplice ritorno dei suoi brani tra la folla, ma un vero e proprio tempio della memoria. Per i suoi fan sparsi per l’Italia, scambiare due battute con me o con mio fratello, ha, molto spesso, il senso di rivedere, anche se solo per un attimo, il volto di papà davanti ai loro occhi». Davvero la musica è in grado di fare miracoli grazie al solo viaggio ‘on the road’ delle emozioni.

{{*ExtraImg_251031_ArtImgCenter_463x500_}}«Proprio per questo, – continua Tommy – quest’anno, abbiamo deciso di far cantare metà delle canzoni previste in repertorio a Carlo Simonari e Bip Gismondi, ossia due musicisti che hanno suonato con papà negli anni ’90. Il tutto, assieme ad un bassista fenomenale quale Marco Battistini. In famiglia, cioè, abbiamo inteso di comune accordo che questo spettacolo dovesse essere il nostro omaggio ufficiale a tutto ciò che è stato e che sempre sarà il mondo di mio padre. ‘Pigro’, quindi, può essere considerato come un grande contenitore musicale che racchiude tutte le manifestazioni artistiche a suo nome, come il Festival che ogni anno mia madre organizza in quel di Teramo. Sta diventando, sempre più, una sorta di marchio di famiglia, che non può e non deve assolutamente ricondursi ad un bonario ‘Filippo Graziani canta Ivan Graziani’. È e va oltre ciò». Pigro, quindi, molto semplicemente, è una macchina artistica che va avanti con le sue stesse ruote e che si alimenta a ricordi e sensazioni. Al di là del nome ma nel rispetto, comunque, del nome stesso.

Ivan Graziani fu un cantante naif nel senso più spiccatamente romantico del termine; è stato la musica e la sua ribellione in un accordo di chitarra. «Per me non esiste una vera e propria canzone del cuore, – racconta ancora Tommy – tutte, nella loro bellezza, hanno fatto parte della mia vita. Sarebbe troppo semplicistico rispondere con un titolo più o meno noto; le canzoni dei cantautori, come quelle scritte da mio padre, raccontano delle storie, a volte romantiche, a volte violente. Capita, quindi, ascoltandole, di immedesimarsi in una vita biascicata e raccontata a suon di musica. Di camminare con le scarpe e con l’odore della pelle di un altro. Ecco cosa accade quando ognuno di noi ascolta una melodia: se si trova qualcosa in una canzone, molto semplicemente la si prende e la si annida dentro al cuore». Pigro, Monna Lisa, Paolina, Gabriele D’Annunzio: sono solo alcune, infatti, delle pitture musicali lasciate in eredità dal cantautore originario di Teramo.

Nel nome di Ivan, quindi, lo spettacolo delle sue idee accordate, riportate e riproposte ai giorni nostri. «Non è la prima volta che m’incontro con i capistrellani – afferma il batterista – penso, il 16 agosto, di ritrovare a Capistrello una caldissima accoglienza. Quando venni in loco, tempo fa, mi interfacciai con un’amministrazione giovane, in gamba e con tanta voglia di fare; non dubito , quest’anno, di ritrovare la stessa intensità di armonie». Non basta, in somma sintesi, un nome per dar sangue ad un’idea. Per Tommy Graziani, il grande Graziani, che tipo di papà è stato? «Un padre normalissimo, a dirla tutta – risponde – al di là della vita frenetica che conduceva per via dell’arte musicale. Un padre, a tratti, certo un po’ assente, come, d’altronde, tutti quei papà che, giornalmente, conducono un tipo di lavoro che li conduce lontano da casa. A dire la verità, noi, in quanto a famiglia Graziani, abbiamo vissuto una vita davvero innaffiata dall’acqua della normalità più vera e fatta crescere in un paese grande all’incirca come Capistrello».

Nel 2015, ha ancora senso cantare Ivan Graziani? «Racconto solo un brevissimo aneddoto, che è accaduto qualche settimana fa. Venne a trovarci a casa una coppia di Roma; aveva una figlia di appena 12 anni, innamoratissima dei brani di papà. Ebbene: a lei, quel qualcosa è arrivato; la Musica, cioè, in lei ha dato atto al suo scopo primario, che è quello di tramandare voci, suoni e sogni. Certo, per capire le canzoni in generale, bisogna, secondo me, esserci un po’ portati; riuscire ad entrare nella testa di un brano e ad estrapolare da esso un concetto, bardato di divertimento, non è operazione da poco. Quel che mi fa piacere, però, e che riscontro felicemente sempre, durante il ‘Pigro in Tour’, è che ai concerti che proponiamo, prendono parte tantissimi giovani, che, magari, mio padre lo conoscono tramite Youtube. L’andare alla ricerca di ciò che oggi non si ascolta più è un po’ una tendenza e un po’ una necessità giovanile: nell’epoca moderna, infatti, i ragazzi vengono imboccati concettualmente tramite i canali di diffusione virtuale e, molti di essi, tentano di sfuggire a questo fenomeno sociale. Noi di ‘Pigro in Tour’ vogliamo, con il divertimento tipico di un concerto, far passare, di bocca in bocca, il modo di essere e il modo di fare di un grande cantautore: Ivan Graziani, che è stato, sì, mio padre, ma anche il padre di tanti altri, grazie all’eternità materna delle sue canzoni».

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